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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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DUBBI E PASSIONI DI UN PRECURSORE, L'AMERIKANO PANNELLA DICE LA SUA

Novembristi & radicali Saranno molti i militanti in piazza, ma l’adesione ufficiale del partito sarà decisa domenica. I compagni in Laos Usa day: sì, ma con riserva Roma. “Vedremo… che ne so, magari portiamo gigantografie di Roosevelt e di Milton Friedman”. Marco Pannella ribadisce l’opportunità di una presenza “politica” caratterizzata, non scontata, né banale dei radicali alla manifestazione pro-Usa del 10 novembre a Roma. “Oppure - continua -srotoleremo dal Pincio o da un aereo uno striscione immenso, lungo una quarantina di metri, con le bandiere di Stati Uniti, Gran Bretagna, Israele e la nostra, quella con Gandhi”. Franklin Delano Roosevelt e il capo degli economisti di Chicago non hanno nulla in comune tranne la nazionalità americana e l’antiproibizionismo: il presidente del New Deal legalizzò gli alcolici, il Nobel liberista vuole liberalizzare le droghe. Ma la lingua di Pannella batte dove il dente duole. Perché i radicali sono i precursori dell’Usa Pride: da 25 anni propugnano istituzioni americane (presidenzialismo a turno unico), giustizia americana (pubblica accusa distinta dai giudici), economia americana (mercato liberissimo e privatizzazioni). Dalla guerra del Golfo dicono sì, loro nonviolenti e antimilitaristi, a tutti i bombardamenti Nato su Iraq, Bosnia e Kosovo. Dopo l’11 settembre sono stati i primi a manifestare per gli Stati Uniti, raccogliendo per strada firme su 25 proposte di legge all’ombra di bandiere a Stelle e strisce, Union Jack e stelle di Davide. Il giorno della PerugiaAssisi sono andati a omaggiare i soldati britannici in un cimitero di guerra umbro. Ma sabato scorso, dopo i messaggi di Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi al convegno a San Patrignano, Pannella è stato anche il primo ad accusare di “neofascismo” la politica del Polo sulle droghe. E domenica Emma Bonino ha rincarato su Repubblica, giornale che normalmente la ignora (silenzio sulla sua guerra personale ai talebani, iniziata cinque anni fa), ma che la intervista appena dice “qualcosa di sinistra”, cioè di libertario. Fatale, quindi, che a questo punto la bruciante attualità politica faccia premio sulla collaudata sintonia fra filoamericani. Eppure le prime reazioni radicali all’annuncio della marcia erano state entusiaste: “Finalmente potremo riannodare il dialogo con i simpatizzanti del Polo, che hanno contribuito all’8% della Bonino nel ’99”, esultavano i dirigenti Antonello Marzano e Vasco Carraro. Adesso prevale la cautela: “Non sappiamo nulla, né se ci invitano, né se ci coinvolgono, ci sono solo dirigenti di secondo piano che se lo ‘augurano’…”, dice Pannella. “Manifestiamo a favore delle istituzioni Usa” A decidere la partecipazione ufficiale dei radicali sarà il Comitato che si riunirà da domani fino al 4 novembre. “Militanti e cittadini radicali comunque ci andranno, e numerosi prevede Pannella ma la partecipazione del Partito radicale non può consistere in un’adesione in bianco a un’iniziativa di un’altra forza politica, senza nulla sapere sul carattere della manifestazione, sul suo svolgimento, e sulla possibilità di una partecipazione simile a quelle usuali delle manifestazioni comuniste, frontiste, di ‘dipendenti di sinistra’…”. Insiste il leader radicale: “Leggo che la cosa si sta trasformando in una manifestazione spettacolare, in mera funzione televisiva, mentre noi sollecitiamo un massimo di connotazione politica per assicurarne il successo. La nostra non può essere solidarietà generica, noi manifestiamo a favore delle istituzioni americane, proprio come forma organizzata della democrazia. Altro che ‘solidarietà al popolo americano’, come dice Bertinotti: lui che è amico dei popoli ma nemico di tutti i governanti democraticamente eletti. Viceversa, è amico di tutti coloro che li opprimono, i popoli. L’unico bersaglio degli antiglobal è la democrazia capitalista”. La tentazione del “pochi ma buoni” per Pannella è forte: “Il 10 novembre potremmo pure andarcene a Nettuno, dove c’è uno dei più grandi cimiteri militari americani d’Europa”. Ma i radicali non erano antimilitaristi? “Auspichiamo anche oggi una conversione graduale delle spese belliche in strutture di aggressione nonviolenta contro le dittature del mondo”. E i bombardamenti in Afghanistan? “Ora siamo in ballo e dobbiamo ballare: con le armi convenzionali e violente governanti e generali americani non possono fare granché, ma le armi che hanno a disposizione purtroppo sono queste. E da noi nonviolenti non hanno accettato le armi alternative che proponiamo. Avvertiamo, però che all’interno della nuova sacra alleanza fra America, Russia e Cina possono esserci i mostri di domani. Il leader cinese resta un assassino, e Bush che va da lui a Shanghai rischia di ripetere Monaco e Yalta”. I radicali hanno passato tutti gli anni 80 ad ammonire su Saddam Hussein, il decennio successivo a puntare il dito contro Slobodan Milosevic, e il giorno dopo che i talebani presero Kabul nel ’96 già facevano le Cassandre. Profeti inascoltati? “E’ un nostro vizio antico e gigantesco”, dice Pannella, “quello di occuparci di gente che non ci può votare. E c’è anche la garanzia che in Italia nessuno parli coloro dei quali ci occupiamo”. Cioè? “Quattro giorni fa cinque nostri esponenti sono andati nel Laos comunista per aver fatto la stessa cosa, nello stesso luogo e nella stessa che avevano osato fare cinque studenti laotiani nel 1999, e cioè aver esposto uno striscione con la scritta ‘Democrazia per il Laos’. Di loro non si sa più nulla: se sono vivi, morti, in carcere, dove. Desaparecidos. Ma anche dei radicali, gli italiani non hanno saputo quasi nulla. Eppure fra loro ci sono Olivier Dupuis, segretario del partito ed eurodeputato eletto in Italia, Bruno Mellano, consigliere regionale in Piemonte, il capo dei radicali russi Nicolai Kramov, oltre a Massimo Lensi e a Silvia Manzi. Se si fossero fatti rapire nello Yemen, tutti ne avrebbero parlato. Invece, silenzio totale da parte dei nostri tv: Vespa, Santoro, Biagi, Costanzo”.





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