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IBRAHIM, PROFESSORE DEI DIRITTI UMANI, ELOGIA E CONSIGLIA MR BUSH

di Rolla Scolari La domanda è: George W. Bush può trasformare le sue parole in azioni? A chiederselo sulle pagine del Washington Post è il dissidente arabo per eccellenza, Saad Eddin Ibrahim, che confessa di aver accolto il recente discorso del presidente americano sulla democrazia in Medio Oriente come una "piacevole sorpresa". Al Foglio il professor Ibrahim dice che le parole di Bush lo hanno impressionato positivamente per tre motivi, "primo perché ha toccato tutti gli aspetti importanti, ha parlato delle possibilità e delle difficoltà di avere la democrazia net mondo arabo, ricordando le problematiche culturali e religiose: secondo, ha fatto per la prima volta un'autocritica della precedente politica estera americana: ha ammesso che sono state fatti degli errori, come l'aver creato nei passati sessant'anni legami con dittatori delta regione, nell'interesse delta stabilità; terzo, ha parlato di gradualità. Ho trovato questo motto maturo". Attivista democratico con passaporto egiziano e americano, la storia di questo coraggioso professore di sociologia politica dell'American University del Cairo e presidente dell'Ibn Khaldun Center for Development Studies, ha fatto il giro del mondo dopo il suo arresto, net 2000, e la sua condanna a sette anni nel maggio del 2001. L'accusa: aver ricevuto finanziamenti dall'Unione europea, senza autorizzazione, allo scopo di diffondere all'estero informazioni diffamanti sull'Egitto. Ibrahim a quel tempo stava lavorando, grazie a un prestito europeo, a un documentario sulle irregolarità delle elezioni egiziane. E' stato liberato a marzo di quest'anno e non si è fermato. Le belle parole di Bush devono trasformarsi in azioni concrete e perché questo accada, spiega, il presidente deve "affrontare in maniera decisa il problema israelo-palestinese, assicurandosi che siano rispettati i legittimi diritti dei palestinesi; questo aumenterebbe la credibilità dell'America e la credibilità delta sua chiamata democratica. Dopo di che gli Stati Uniti devono lavorare per aumentare il coinvolgimento in Iraq Belle Nazioni Unite e di altri attori delta regione. Devono inoltre darsi delle scadenze per il graduate passaggio d'autorità agli iracheni". Il professor Ibrahim lancia un appello all'Occidente: "Le società civili americana ed europea devono stendere le loro mani al di là dell'Atlantico e del Mediterraneo per aiutare le forze autoctone del Medio Oriente, che in ultimo avranno la responsabilità di costruire la democrazia araba". Oggi che il dibattito sullo sviluppo delta democrazia in Medio Oriente sta prendendo dimensioni inattese alla vigilia delta campagna americana, Saad Eddin Ibrahim non può che essere pronto a cogliere 1'attimo propizio. E' il momento adatto perché le voci dei pochi e troppo spesso anonimi avvocati delta democratizzazione araba vengano udite in maniera più distinta. Ora che è troppo tardi per dire che un intervento unilaterale era sbagliato o per affermare l'esatto contrario, è lecito ammettere che dall'11 settembre a oggi si è particolarmente attivato il dibattito sulla necessità di riforme nella stagnante politica levantina. Ma manca un fronte unito. "Penso che l'Onu, senza muscoli, possa combinare poco. I muscoli sono gli Stati Uniti da una parte, e dall'altra l'Unione europea. L'America, anche se ha la forza militare. senza il supporto dell'Europa manca di credibilità morale. II mio articolo è fondamentalmente una richiesta ai paesi europei d'intervenire e all'America di accettare di condividere responsabilità e decisioni in Iraq. Credo che adesso gli statunitensi si rendano conto di aver fatto un errore, intervenendo unilateralmente, e sono pronti ad ascoltare". Un invito diretto in maniera particola re a Francia e Germania, il cui coinvolgimento, insieme a una più massiccia presenza delle Nazioni Unite sul suolo iracheno, farebbe apparire l'azione della coalizione non più come un'occupazione, ma come una vera liberazione. Il cambiamento avrebbe un forte impatto anche sull'opinione pubblica araba, spesso contraria alla politica estera degli Stati Uniti. "Net mondo arabo la gente non odia gli americani, ma ha molte obiezioni sulla politica estera della loro Amministrazione, soprattutto per quanto riguarda la questione palestinese. Quando questa sarà risolta, i sentimenti antiamericani evaporeranno". Chi auspica un fallimento delle forze della coalizione sono invece, secondo Ibrahim" i dittatori dei regimi arabi, preoccupati che la chiamata democratica metta fine al loro potere; alcune persone che sentono che la storia è passata loro accanto senza fermarsi, come i vecchi comunisti, la vecchia sinistra, i nasseristi, che cercano di attaccarsi a un ruolo. Questa coalizione contro i cambiamenti sfrutta i sentimenti antiamericani, dicendo che chi lotta per la democrazia fa il gioco degli Stati Uniti". Saad Eddin Ibrahim e il suo gruppo di attivisti (27 persone sono finite in prigione insieme a lui nel 2000) si battono per costruire una democrazia da più di 35 anni, motto prima dell'Iraq e dell'1l settembre. E' il loro mestiere. Ora che l'attenzione del mondo occidentale e focalizzata sul Medio Oriente, chiedono una mano. A proposito di aiuti, il professor Ibrahim, cha ha collaborato più volte con Emma Bonino, dice al Foglio di essere "al mille per cento favorevole alla candidatura dell'europarlamentare come inviato speciale delle Nazioni Unite in Iraq. E' il miglior essere umano per quel posto, ha le qualità, l'esperienza, ha la fiducia di molte persone nella regione. In più è italiana e gli italiani hanno ancora una buona immagine nel mondo arabo".





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