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NONOSTANTE LA LEGGE SI CONTINUA A MORIRE DI ESCISSIONE

Il Manifesto - 21 agosto 2010

di Carlotta Caldonazzo

Ieri il procuratore generale egiziano Abdel Meguid Mahmoud ha deferito al tribunale penale di Menufiya una dottoressa egiziana dello stesso governatorato, accusata della morte per emorragia di una ragazza cui aveva praticato l'escissione. La dottoresa Fatheya Mohamed Ahmed Eweida si trova in detenzione preventiva con l'accusa di pratica illegale e omicidio colposo. Il ministro per la famiglia Mouchira Khattab avrebbe sporto denuncia al procuratore generale per fargli avviare un'inchiesta sul caso. La vittima, la 13enne Nermine el-Haddad, è morta nei giorni scorsi in seguito ad una forte emorragia provocata dall'escissione e il suo corpo era è stato seppellito di nascosto dai genitori, che temevano di essere incriminati. Un'altra dottoressa, venuta a conoscenza dell'accaduto, avrebbe diffuso la notizia della morte di Nermine. La polizia infine ne sarebbe stata informata attraverso una segnalazione anonima alla linea telefonica creata dal governo a difesa dell'infanzia, la Childcare Hotline 1600. 
L'escissione rientra nella categoria delle mutilazioni genitali femminili e comporta l'asportazione del clitoride e di parte delle piccole labbra. Delle Mgf non c'è traccia né nel Corano né nella Bibbia, ma hanno origine nelle tradizioni dell'antico Egitto. Ancora oggi secondo una ricerca effettuata al Cairo nel 2005, circa il 95% delle donne egiziane, indifferentemente cristiane o musulmane, viene sottoposto a queste pratiche. Le famiglie che permettono che le figlie subiscano le Mgf credono di preservarne in tal modo la castità. Tuttavia tra le conseguenze delle Mgf (a parte l'assenza di igiene in cui vengono praticate), ci sono il rischio di morte per emorragia, il dolore e l'estrema difficoltà durante la minzione, nel periodo mestruale e ovviamente nei rapporti sessuali e nel parto. Nel 1994 il ministro della sanità egiziano, dopo un documentario della Cnn si terribili effetti di queste pratiche, ha stabilito che esse potessero essere effettuate soltanto da personale medico negli ospedali pubblici. La messa al bando arriva solo nel 2007, dopo la morte di una ragazza di 12 anni. Nel giugno 2008 Mouchira Khattab ha fatto approvare una legge che classifica le Mgf come crimine, stabilendo una pena massima di 2 anni e mille dollari di multa per i medici che le praticano e il carcere da tre mesi a due anni per i genitori delle vittime. La stessa Khattab promuove programma «Fgm Free Village Model», avviato nel 2003, sugli strumenti legali per, prevenire le mutilazioni. 
La vicepresidente del senato Emma Bonino è intervenuta sull'accaduto sollecitando l'appoggio del governo italiano alla campagna per far approvare una risoluzione all'Onu contro le Mgf. A promuoverla da dieci anni sono diverse Ong insieme a vari soggetti istituzionali. Secondo lei l'Egitto è uno dei paesi più impegnati contro le Mgf, anche grazie alla legge del 2008 e alle campagne realizzate alla radio e alla televisione. Sui 28 stati africani interessati dal fenomeno 9 non hanno ancora varato leggi per bandirlo.

 






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