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E' UN TEST NAZIONALE, MOBILITIAMOCI PER FERMARLA"

Il Manifesto - 30 settembre 2010

Il no Emma Bonino alla riforma Tarzia dei consultori

di Eleonora Martini

Emma Bonino, vice presidente del Senato, era candidata alla presidenza della Regione Lazio. Solo a Roma prese la maggioranza dei voti.

Dopo il lungo brivido di orrore provato dalla lettura della proposta di riforma pro-life del consultori targata Polverini, molte donne avranno pensato a lei Intensamente e con nostalgia...

E noi fin da luglio abbiamo tentato di reagire, riunite alla Casa delle donne mentre fuori a Roma c'erano settanta gradi all'ombra. Proposi, convinta come sono che la miglior difesa è l'attacco, che non dovevamo affatto limitarci a difendere l'attuale legge dei consultori ma dovevamo partire con una proposta di legge di iniziativa popolare - magari usando anche la festa del Pd per raccogliere le 5 mila firme regionali necessarie - che rilanciasse tutti i diritti al femminile dispersi e calpestati negli ultimi anni, dalla procreazione assistita alla Ru486, in modo da farne una controproposta di vera alternativa. Ma mi risposero picche, qualcuna non era d'accordo.

Non era ancora chiaro Il problema?

Beh, allora c'era tutto il dramma dei cinque consiglieri regionali del Pd che avevano firmato la proposta.. uomini, perché di donne democratiche nel Consiglio del Lazio non ce ne sono. Non era chiaro nemmeno se l'avessero letta o no prima di firmarla, come se non conoscessero Olimpia Tarzia...insomma, c'era imbarazzo.

La solita flebile opposizione...

Ho provato a spiegare che se delegando solo alla ginnastica parlamentare o consiliare sappiamo dove si va a finire, come abbiamo visto con la legge 40 sulla procreazione assistita: i numeri sono numeri. L'unica alternativa è una mobilitazione collettiva forte e contemporaneamente una controproposta incisiva che trovi sostegno popolare. L'altro giorno ne ha presentata una la consigliera Idv Giulia Rodano che però rischia di non essere discussa in commissione contemporaneamente alla proposta Tarzia. E invece è importante, perché è l'unico modo per costringerli ad una mediazione.

Quanto è importante fermare questa proposta di legge?

Tanto: questo è un test nazionale, non solo una questione regionale. Non a caso a luglio ci fu un incontro pubblico tra Polverini Formigoni e Cota sul tema, e oggi Olimpia Tarzia si ispira proprio al fondo Nasko, istituito dalla regione Lombardia per le donne che rinunciano ad abortire. Dunque è estremamente importante. E, bisogna dirselo, è ora che la smettiamo tutte le volte di sbagliare dinamica politica!

La commissione legislativa della Regione Lazio ha appena presentato una relazione che sembra darle ragione su una serie dl questioni dl Incostituzionalità che lei aveva proposto di sollevare.

Si, vedo con piacere che una serie di obiezioni da noi sollevate sono state fatte proprie dall'ufficio legislativo regionale. E incostituzionale perché la tutela del figlio concepito di cui all'articolo 1 esorbita totalmente dalla competenza legislativa regionale. Perché ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione incide su ambiti materiali di competenza legislativa statale esclusiva. L'ufficio nota che nella pdl si parla di alcune figure professionali che dovrebbero lavorare nei consultori che non sono mai state istituite come il "mediatore familiare". Dopodiché la Regione si erge a tutela di una nuova definizione etica della famiglia: esclusivamente quella con figli. E non compete alla Regione.

E' famiglia solo chi si sposa e soltanto se fa figli.

Ed è membro della famiglia anche il concepito. Ma attenzione, perché definire il concepito come persona significa che la legge 194 viene destituita di fondamento.

Secondo lei ad ispirare questa proposta di legge √® stata pi√Ļ l'ideologia fondamentalista pro-life o gli Interessi del privati cattolici, importanti alleati politici?

Tutte e due insieme, l'una cosa non esclude l'altra. II combinato disposto è esplosivo. L'ispirazione è ideologica e già che ci siamo ci mettiamo dentro le organizzazioni private che peraltro saranno autorizzate a distribuire gli assegni promessi alle donne che rinunciano all'aborto. Ora ci dobbiamo chiedere: questi privati da chi saranno scelti? Ci sarà una commissione giudicante per stabilire quali sono le organizzazioni private coerenti con l'impostazione della legge?

E cosa dire dell'articolo 13 che Infierisce sulle donne che vorrebbero interrompere la gravidanza?

Anche la pillola Ru486 non si può usare perché banalizza l'aborto: fa tutto parte dell'escursus ideologico che vede il dolore come componente essenziale della fecondità al femminile. Insomma, siccome si partorisce con dolore, bisognerà abortire sotto tortura e perlomeno morire lapidati.





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