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MGF - SELEZIONE AGENZIE 15 NOVEMBRE

Appello per adozione Onu del divieto mutilazioni genitali
 
Apcom, 15 novembre - In un appello internazionale diffuso oggi sull'International Herald Tribune, i leader politici di 42 Paesi invitano l`Assemblea Generale delle Nazioni Unite ad adottare una risoluzione per vietare le mutilazioni genitali femminili in tutto il mondo. Tra le tante personalità che hanno sottoscritto l'appello vi sono le First Ladies di Burkina Faso (Chantal Compaoré), Guinea-Bissau (Mariana Sanha Mane), Uganda (Janet Kataha Museveni), Benin (Chantal Yayi Souza) e Italia (Clio Napolitano), Moushira Mahmoud Khattab, Ministro di Stato per la Famiglia e la Popolazione, Egitto, Raid Fahmi, Ministro della Scienza e della Tecnologia, Iraq, Hicham El Alto, Ministro di Giustizia, Giordania, Naha Mint Mouknass, Ministro degli Affari Esteri, Mauritania, Mariam Lamizana, Presidente del Comitato Inter-Africano sulle pratiche tradizionali che colpiscono la salute di donne e bambini (CIAF), Emma Bonino, Vice-Presidente del Senato, Italia, i Premi Nobel Rita Levi Montalcini, Nadime Gordimer, Desmond Tutu, Shirin Ebadi e Marty Ahtisaari, cosí come parlamentari, dirigenti politici e attivisti della società civile di paesi colpiti dalla pratica delle MGF e di altri. L'appello è stato lanciato dall'associazione radicale Non c'è Pace Senza Giustizia (NPSG), il Comitato Inter-Africano sulle pratiche tradizionali che colpiscono la salute di donne e bambini (CIAF), la Rete europea per la prevenzione e l'eliminazione della pratiche tradizionali dannose (MGF Euronet) e l'Associazione senegalese "La Palabre", come parte di una campagna per promuovere l'adozione, da parte della 65ma sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, di una risoluzione per vietare mutilazioni genitali femminili in tutto il mondo e, cosí facendo, rafforzare questa battaglia decisiva per i diritti umani nel mondo.

MUTILAZIONI GENITALI: CLIO NAPOLITANO FIRMA APPELLO A ONU. FIRST LADY, LEADER POLITICI E PREMI NOBEL PER MESSA AL BANDO

Ansa, 15 novembre - La signora Clio Napolitano, moglie del presidente della Repubblica, ha firmato, insieme ad altre quattro first lady, ministri e premi Nobel di 42 Paesi, un appello per chiedere all'Assemblea generale dell'Onu di adottare una risoluzione per la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili nel mondo.
L'appello, pubblicato oggi sull'International Herald Tribune, chiede inoltre ai governi e alle organizzazioni internazionali di promuovere l'adozione della risoluzione, e invita i cittadini
di tutto il mondo di sostenere l'iniziativa con una firma sul sito www.banfgm.org.
Tra i firmatari, ci sono tra gli altri i premi Nobel Desmond Tutu, Nadine Gordimer, Shirin Ebadi, Martii Ahttisaari e Rita Levi Montalcini. Tra gli italiani, hanno aderito anche la vicepresidente del Senato, Emma Bonino, il leader radicale Marco Pannella e l'ex premier Giuliano Amato.
L'iniziativa è promossa dall'associazione radicale Non c'è Pace Senza Giustizia (Npsg, il Comitato Inter-Africano sulle pratiche tradizionali che colpiscono la salute di donne e bambini (Ciaf), la Rete europea per la prevenzione e l'eliminazione della pratiche tradizionali dannose (Mgf Euronet) e l'Associazione senegalese "La Palabre". "Una risoluzione delle Nazioni Unite potrebbe contribuire in modo significativo a un generale cambiamento nella percezione delle mutilazioni genitali femminili in quanto violazioni dei diritti umani commesse contro milioni di donne in tutto il mondo, invece di circoscriverli ad un problema di salute pubblica oppure a giustificarli a nome di presunti argomenti culturali o religiosi". Così Emma Bonino, vicepresidente del Senato e fondatrice di 'Non c'é pace senza giustizià, spiega in una nota il senso dell'appello all'Assemblea generale dell'Onu per l'adozione di una risoluzione per la messa al bando delle mutilazioni femminili nel mondo, di cui è firmataria. "Una risoluzione - prosegue Bonino - permetterebbe di rafforzare le leggi esistenti che proibiscono le mutilazioni genitali femminili ed aumentare la legittimità di migliaia di  attivisti che cercano di promuovere l'adozione di tali leggi nei paesi che ne sono sprovvisti". "Il tempo è giunto per noi di raggiungere tutti i coraggiosi attivisti che hanno dedicato la loro vita a questo problema e chiedere che l'Onu prenda le misure necessarie per porre fine a questa forma di violenza diffusa e sistematica. Una richiesta avanzata da molti paesi
arabi e africani, dove la pratica è diffusa, e sostenuta con convinzione dal governo italiano", conclude la leader radicale invitando "tutti i cittadini del mondo a sostenere questa iniziativa e a firmare l'appello sul sito www.banfgm.org".

 

Onu, appello di 42 Paesi contro mutilazioni genitali femminili

Il Velino, 15 novembre - In un appello internazionale diffuso oggi sull'International Herald Tribune, i leader politici di 42 Paesi invitano l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ad adottare una risoluzione per vietare le mutilazioni genitali femminili in tutto il mondo. Tra le tante personalità che hanno sottoscritto l'appello – si legge in una nota - vi sono le First Ladies di Burkina Faso (Chantal Compaoré), Guinea-Bissau (Mariana Sanha Mane), Uganda (Janet Kataha Museveni), Benin (Chantal Yayi Souza) e Italia (Clio Napolitano), Moushira Mahmoud Khattab , Ministro di Stato per la Famiglia e la Popolazione, Egitto, Raid Fahmi, Ministro della Scienza e della Tecnologia, Iraq, Hicham El Alto, Ministro di Giustizia, Giordania, Naha Mint Mouknass, Ministro degli Affari Esteri, Mauritania, Mariam Lamizana, Presidente del Comitato Inter-Africano sulle pratiche tradizionali che colpiscono la salute di donne e bambini (CIAF), Emma Bonino, Vice-Presidente del Senato, Italia, i Premi Nobel Rita Levi Montalcini, Nadime Gordimer, Desmond Tutu, Shirin Ebadi e Marty Ahtisaari, così come parlamentari, dirigenti politici e attivisti della società civile di paesi colpiti dalla pratica delle MGF e di altri. L’appello è stato lanciato dall'associazione radicale Non c'è Pace Senza Giustizia (NPSG), il Comitato Inter-Africano sulle pratiche tradizionali che colpiscono la salute di donne e bambini (CIAF), la Rete europea per la prevenzione e l'eliminazione della pratiche tradizionali dannose (MGF Euronet) e l'Associazione senegalese "La Palabre", come parte di una campagna per promuovere l'adozione, da parte della 65ma sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, di una risoluzione per vietare mutilazioni genitali femminili in tutto il mondo e, così facendo, rafforzare questa battaglia decisiva per i diritti umani nel mondo.
"Una risoluzione delle Nazioni Unite – sottolinea Emma Bonino, vicepresidente del Senato e fontratrice di Non c’è pace senza giustizia - potrebbe contribuire a rafforzare e confermare con chiarezza la condanna universale da parte della comunità internazionale di questa flagrante violazione dei diritti umani, con importanti implicazioni a livello mondiale. Permetterebbe di rafforzare le leggi esistenti che proibiscono le mutilazioni genitali femminili ed aumentare la legittimità di migliaia di attivisti che cercano di promuovere l'adozione di tali leggi nei paesi che ne sono sprovvisti. Inoltre, una risoluzione delle Nazioni Unite potrebbe contribuire in modo significativo a un generale cambiamento nella percezione delle MGF in quanto violazioni dei diritti umani commesse contro milioni di donne in tutto il mondo, invece di circoscriverli ad un problema di salute pubblica oppure a giustificarli a nome di presunti argomenti culturali o religiosi. Si tratta di un cambiamento di prospettiva che i sostenitori dei diritti delle donne hanno spinto tenacemente per più di due decenni. Il tempo è giunto per noi di raggiungere tutti i coraggiosi attivisti che hanno dedicato la loro vita a questo problema e chiedere che l'ONU assuma la sua responsabilità e prenda, infine, le misure necessarie per porre fine a questa forma di violenza diffusa e sistematica commessa contro donne e ragazze, in violazione del loro diritto fondamentale all'integrità fisica e personale. Una richiesta avanzata da molti paesi arabi e africani, dove la pratica è diffusa, e sostenuta con convinzione dal governo italiano".
 





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