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GLI ISPETTORI DEL MINISTERO INDAGANO SULLA RU486

di Ottavia Giustetti Al Sant'Anna sono arrivati gli ispettori del ministero della Sanità. Tre tecnici dovranno sorvegliare sul protocollo per la sperimentazione della Ru486, la pillola per l'aborto farmacologico, e si fermeranno a Torino fino a domani. Hanno già incontrato ieri i direttori sanitari dell'ospedale e richiesto tutta la documentazione necessaria per la relazione finale che dovranno presentare al ministero, che a sua volta darà il via libera all'importazione del farmaco. La prassi rientra nella normalità: il Ministero si riserva di avviare questo tipo di controlli su un campione di sperimentazioni in tutta Italia. La maggior parte di queste avvengono nelle ditte farmaceutiche e solo qualche raro caso interessa invece le strutture pubbliche come il Sant'Anna. Unica variazione sul tema: i tempi di questi controlli. Il ministero sceglie sempre un campione da controllare, ma è anche vero che le ispezioni avvengono a sperimentazione già avviata o, meglio ancora, in prossimità del risultato definitivo. Il fatto che all'ospedale torinese gli ispettori siano arrivati prima ancora dell'importazione del farmaco denota la particolare attenzione che Roma rivolge alla Ru486. I più sospettosi ritengono che i medici inviati dal ministero abbiano il compito di trovare qualche nuovo cavillo per ritardare o addirittura sospendere l'avvio della sperimentazione. Ma quali sono i requisiti base che il Sant'Anna deve presentare perché non si verifichino nuove proroghe? Prima di tutto i dirigenti devono dimostrare che la sperimentazione dell'aborto farmacologico non andrà a gravare sulle spese dell'azienda né sul carico di lavoro dei dipendenti. Tutte le attività dovranno proseguire con normalità senza che la Ru486 possa in qualche modo provocare disguidi. E' chiaro che l'elemento costi e impegno dei dipendenti non potrà restare uguale una volta avviato l'esperimento ma è importante capire come gli ispettori valuteranno questo cambiamento. In una struttura che abitualmente gestisce ottomila parti e quattromila interruzioni di gravidanza l'anno, la sperimentazione non sposterà di molto l'ago della bilancia dei costi, questa potrebbe essere la valutazione positiva. D'altro canto, essendo il Sant'Anna l'unica struttura a fornire gli strumenti per l'aborto farmacologico a Torino, si prevede un aumento della richiesta e quindi del carico di lavoro per i medici e i ginecologi dell'ospedale, tutti d'accordo comunque a dare il via. I grandi sostenitori dell'iniziativa fino a questo momento sono stati il direttore del dipartimento uno, Mario Campogrande, e il ginecologo Silvio Viale dell'associazione radicale Adelaide Aglietta. Per portare il sostegno della politica a questa sperimentazione, arriverà oggi a Torino l'europarlamentare radicale Emma Bonino. La Bonino incontrerà, assieme ai consiglieri regionali radicali Carmelo Palma e Bruno Mellano, i dirigenti dell'ospedale Sant'Anna e l'équipe medica che ha promosso l'iniziativa.





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