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"E' UN MESSAGGIO DI SPERANZA. ALZARE LA VOCE"

L'Unità - 10 dicembre 2010

La vicepresidente del Senato commossa: "Si può incidere anche sui regimi autoritari ma ora dobbiamo salvare le altre condannate"

di Umberto De Giovannangeli

E' fantastico. Per Sakineh, per suo figlio, per il loro avvocato, e per quanti in Iran e nel mondo si sono battuti per la loro liberazione. È un messaggio di speranza di straordinaria importanza: cambiare si può, non è vero che mobilitarsi non serve, che tutto è deciso una volta per tutte. La rivolta delle coscienze può incidere anche sui regimi autoritari, teocratici, sessuofobici. Ora però non va mollata la presa, perché sono ancora tante, troppo, le "Sakineh" imprigionate e che rischiano di essere assassinate dai "boia diStato"». Non trattiene la sua commozione, Emma Bonino. L'Unità la raggiunge telefonicamente a New York, dove la Vice presidente del Senato è impegnata in una duplice battaglia di civiltà: la campagna contro le mutilazioni genitali femminili e per il rilancio della moratoria universale contro la pena di morte. La leader radicale riflette anche su due eventi che, nel giro di poco tempo, hanno visto protagoniste due donne, tanto diverse da loro ma divenute simbolo di un mondo che non rinuncia a battersi contro l'ingiustizia: «Penso - riflette Emma Bonino - ad Aung San Suu Kyi e ora a Sakineh: regimi autoritari volevano imprigionarle o lapidarle. Ora sono libere. E questo, lo ripeto, è uno straordinario segnale che cambiare si può».

Sakineh è tornata in libertà....

«Ma è davvero così ...La notizia è stata verificata...».

 Le verifiche incrociate hanno confermato la notizia...

«È davvero una grande e bella notizia. Per Sakinek e per quanti continuano a battersi contro quella barbarie chiamata pena di morte. Cambiare si può. Non è vero che non si possa far niente. Sento ancora le voci dei "realisti" che ripetevano: ma dove pensate di andare, le proteste non possono smuovere regime autoritari, teocratici, come quello iraniano. Le cose non stanno così. In questo momento vorrei abbracciare le donne, come Shirin Ebadi, che in Iran non hanno mai smesso di battersi per vedere riconosciuti i diritti delle persone. Sono state loro a darci ulteriore forza per non mollare...Ed ora dobbiamo insistere, unendo il caso personale, come quello di Sakineh, ad una iniziativa più generale, universalistica: quella per la moratoria universale della pena di morte...».

Come potrà essere accolta in Iran la liberazione di Sakineh?

«Nonostante il pugno di ferro adottato dal regime contro la stampa indipendente, a veicolare notizie come questa sono i blogger, i siti web, sono i cittadini che si trasformano in giornalisti e usano i telefonini come tam tam di denuncia e, in questo frangente, di vittoria. In questo momento occorre certo festeggiare senza però "strafare". Per non far correre altri rischi a Sakineh e perché, non bisogna scordarlo mai, in Iran sono ancora nei bracci della morte altre donne che vanno salvate...».

Un mondo più libero ha il volto di Sakineh...

«E quello di Aung San Suu Kyi...Donne tanto diverse tra loro, per formazione, per storia, per mille altre cose, ma divenute, insieme, il simbolo di una libertà rivendicata da un universo femminile che non accetta più di essere soggiogato, costretto al silenzio, incarcerato, lapidato...».

Non vi sono «fortezze» autoritarie inespugnabili.

«Esistono, eccome se esistono, anche qui da noi...Ma la determinazione dei tanti che non si arrendono può espugnarle o, almeno, indebolirle...».





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