sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 maggio 2019 
LunMarMerGioVenSabDom
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> Il Messaggero


DIGNITA' DELLE DONNE E ATHORITY ANTI-DISCRIMINAZIONI

Il Messaggero - 19 gennaio 201

di Angela Padrone

Nei giorni in cui molte deputate, a destra e a sinistra, si mobilitano e si interrogano sulla dignità delle donne, calpestata da certi (presunti) comportamenti del premier, alcune tra le donne più potenti d’Italia si sono mosse su un altro versante: quello che riguarda il peso delle donne nell’economia e nella politica. Oggi queste donne, tra le quali Emma Marcegaglia presidente di Confindustria, Susannab Camusso, leader della Cgil, Anna Maria Tarantola, vicedirettore generale di Banca d’Italia, saranno al Senato a discutere la proposta di una Autorità contro le discriminazioni di genere nelle aziende e nelle cariche pubbliche. Un’Authority che dovrebbe ficcare il naso non nei casi in cui le donne sono vittime di reati sessuali o comportamenti "molesti", secondo tradizione, ma in casi nei quali vengono trascurate o sottovalutate quando si tratta di fare nomine e scelte di vertici aziendali o politici. Una discriminazione più sottile e avvelenata, che di solito si consuma senza strepito e senza scandalo. A Roma, per esempio, è appena stata varata la seconda giunta Alemanno, che si contraddistingue per la sua composizione mono-sesso (maschile), con l’eccezione di un’unica e isolata assessora. Ma su questo nessuno si è scaldato più di tanto. Ecco, il comitato Pari o Dispare, presieduto da Emma Bonino, oggi al Senato presenta la sua proposta di un sistema di controllo che circoscriva e riduca questa sistematica e pervasiva sottovalutazione delle donne nei posti di responsabilità. Le cifre attualmente in Italia sono imbarazzanti, in tutti i settori. Perfino là dove le donne costituiscono una percentuale maggioritaria della forza lavoro, come nella scuola, nel settore sanitario, nell’impiego pubblico, per non parlare del giornalismo e di tutto il settore della comunicazione, ma anche delle banche, dove la presenza femminile è in tumultuosa ascesa, ai vertici non ci arriva quasi nessuna. Se qualche mosca bianca ce la fa, non si può dire che faccia testo, e certo non pesa sui grandi numeri. Il tema investe l’intero sistema Paese Italia. Qui si parla di economia, di sviluppo e di democrazia, perché la rappresentanza è un tema che riguarda la compiutezza di una democrazia. Far arrivare donne ai vertici significherebbe aprire le porte a interessi diversi da quelli tradizionali, significherebbe modificare l’agenda, della politica e dell’economia. E ben nota, per esempio, la concretezza femminile in certe scelte, la priorità che viene spesso data a problemi di vita quotidiana. Più donne nei vertici politici ed economici potrebbe significare portare queste priorità della vita quotidiana nelle "stanze dei bottoni". Come sappiamo, anche in Norvegia, paradiso delle donne, è servita una legge per imporre il 40% di presenza femminile nei Cda delle società quotate. E ha funzionato: perché quelle aziende hanno poi ottenuto risultati economici superiori alle attese. Da noi la presenza delle donne in quei "santuari" del potere economico, è infima: sotto il 5%. Al Senato oggi discuteranno di questo due economiste della Bocconi, Alessandra Casarico e Paola Profeta, che hanno calcolato il contributo di sviluppo che le donne potrebbero portare nella crescita economica italiana. E poi ci saranno le politiche, da Rosy Bindi a Linda Lanzillota, Maria Ida Germontani e Anna Finocchiaro, nonché l’imprenditrice Luisa Todini. Oltre che dell’Authority anti-discriminazioni, si parlerà di come utilizzare i fondi "risparmiati" dallo Stato con l’aumento dell’età pensionabile femminile, e si parlerà dell’immagine delle donne in tv e nella pubblicità. Non è la prima volta che si affrontano questi temi. L’estrema gravità della situazione di questi giorni, soprattutto dal punto di vista delle donne, potrebbe far sperare che prima o poi avvenga una vera rottura culturale, e si realizzi ciò che adesso non avviene: che le donne non debbano più essere rappresentate come vittime ma finalmente come soggetti di rinnovamento economico e sociale.

 





Altri articoli su:
[ Diritti Umani, Civili  & Politici ] [ Italia ] [ Unione Europea ]

Comunicati su:
[ Diritti Umani, Civili  & Politici ] [ Italia ] [ Unione Europea ]

Interventi su:
[ Diritti Umani, Civili  & Politici ] [ Italia ] [ Unione Europea ]


- WebSite Info