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"CENERENTOLA E' UN'OCA" MA SILENZIO SUL BUNGA
Il Manifesto - 20 gennaio 2011
Emma Marcegaglia ospite di Bonino
di Daniela Preziosi
I modelli che pesano sulle donne italiane? Le favole «piene di oche, come Biancaneve e Cenerentola, che rincorrono il principe azzurro, oppure di streghe cattive». Oltre le favole Emma Marcegaglia non va, mentre parla della «Questione femminile, questione Italia» al convegno organizzato ieri a Roma dal comitato Pare e dispare, ospite della vicepresidente del Senato Emma Bonino. La presidente di Confindustria si tiene alla larga da altri modelli, di scottante attualità , veline letterine e comparse da bunga bunga che le potrebbero scompigliare la perfetta messa in piega. E chiosa che lei, a sua figlia, fa vedere Mulan, la guerriera di Walt Disney che si traveste (la uomo per essere ammessa nell'esercito cinese, «perché anche da qui parte l'esempio che diamo ai nostri figli». Una ragazza che si traveste da maschio per far carriera non è un gran ché di esempio. E comunque la numero 1 di Confindustria è «preoccupata» per la stabilità del governo, ma del perché il governo è entrato in fibrillazione non vuole parlare, «stiamo perdendo tempo su cose che non sono le priorità del paese». Chi ci discute quotidianamente spiega che lei non ritiene di dover esprimere «valutazioni morali». Quelle culturali, sì, e infatti ne fa le spese la povera Cenerentola. Ma sul bunga bunga è silenzio stampa. Al convegno di Pari o dispare Bonino propone l'utilizzo dei risparmi derivanti dall'innalzamento dell'età pensionabile femminile per le politiche per le donne, l'istituzione di un osservatorio sull'immagine della donna nei media e un'authority contro le discriminazioni di genere. Donne autorevoli e affermate si danno il cambio al microfono, davanti alla sala affollata. Ma il convitato di pietra è il caso Ruby. Fuori, accanto a Palazzo Chigi, le donne del partito democratico hanno organizzato un sit-in. Rosy Bindi dice «è triste dirlo ma in poco tempo sono state rimesse in discussione le fatiche di migliaia di donne che, negli ultimi 60 anni, hanno lottato perché si potesse vivere come uguali nella vita pubblica e in quella privata». Dentro, qui siamo al Senato, se ne parla poco. Perché, è il ragionamento delle organizzatrici, la miglior risposta allo «spettacolo desolante» (Bonino) è un dibattito come questo. Il presidente Renato Schifani porta un saluto, ma anche lui si trincera a parlare dello «straordinario ruolo delle donne nella Costituente», non proprio una notizia fresca. Ma il silenzio è un'arma a doppio taglio: basta interrogare Luisa Todini, imprenditrice ex europarlamentare forzista, per apprendere che «Berlusconi è un uomo galante e generosissimo, queste ragazzine sono tutte un pò mitomani, e poi si sa, ci sono uomini tendenti alla monogamia, e uomini tendenti alla poligamia, io non giudico». «Uno squallore senza fine», invece per Anna Finocchiaro, presidente dei senatori pd, «una mortificazione per tutti e r tutte. C'è un problema di sicurezza nazionale, perché a casa del premier entra chiunque. E poi siamo di fronte a una concezione del potere come onnipotenza, assenza del limite, un'idea pre rivoluzione francese». «Berlusconi è un uomo d'altri tempi, ormai vittima della sua concezione delle donne come ancelle a disposizione del capo», attacca Paola Concia, deputata democratica. «Vittima persino del meccanismo mediatico che lui ha inventato ed ora gli si ritorce contro. Ha coltivato un'idea di un'umanità briglia sciolta, un'idea primitiva che evidentemente piace alla maggioranza degli italiani che lo votano. Viene da chiedere a un genitore se farebbe uscire sua figlia con un vecchio così. E il guaio che ci sono famiglie che risponderebbero magari». Siamo di nuovo ai modelli, alla tv che si fa reale, alle favole a cui credono ragazzi e ragazze. Storie che resteranno dopo Berlusconi. «Intanto che se ne vada», attacca Susanna Camusso, segretaria della Cgil, «ha un'idea del paese e delle donne insopportabile e indecorosa, ha stabilito l'equivalenza fra donne e mazzette, e del corpo uno strumento di corruzione. Ha impresso a questo paese un arretramento che non si merita. Noi dobbiamo essere indignate di fronte a questo, ma anche di fronte al fatto che troppi uomini se ne restano zitti».
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