sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 novembre 2019 
LunMarMerGioVenSabDom
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> Il Foglio


PAROLE ARABE ALTERNATIVE

Roma. La chiamano rinascita, con i palazzi restituiti ai fasti d’un tempo, e la dolcezza delle notti di Beirut. Muhammed Mugraby, ospite a Roma del congresso dei Radicali, racconta al Foglio un altro Libano. “E’ come avere davanti un computer, digitare le parole opposizione, libertà e democrazia, e poi rendersi conto che, appena scritte, queste parole scompaiono, annullate da un’altra mano che preme ogni volta il tasto cancella e concede solo una parola, il nome del capo dello Stato”. Giurista e avvocato, musulmano sannita, fondatore dell’associazione per i diritti civili Mirsad (osservatorio in arabo), Mugraby può annoverare più di 150 cause intentate contro gli abusi di potere del sistema e una recente disavventura giudiziaria culminata con un soggiorno estivo nelle patrie galere. Capovolte le parti, lui, l’infaticabile fustigatore dell’illegalità e della corruzione, l’uomo descritto dall’amico Kamal Batal, cofondatore del Mirsad, come “uno che non ne lascia passare una”, è finito in carcere con l’accusa di “abuso della professione”. “Una reazione del regime all’attività che ho portato avanti negli ultimi 12 anni”, racconta Mugraby della sua detenzione conclusasi sull’onda di una campagna di mobilitazione internazionale che ha avuto Emma Bonino una delle sue principali sostenitrici. “Sono stato tollerato, fino a che si sono accorti che ero una minaccia, che traducevo le parole in azini”. Come sullo schermo del computer – sottolinea Mugraby – in Libano non c’è posto per idee e le parole alternative. In primo luogo le alternative offerte dal diritto, spesso misconosciute da molti libanesi – osserva il giurista – perché le norme più elementari vengono ogni giorno arbitrariamente sospese. La giustizia in Libano è ostaggio di tribunali militari che applicano la legge con misure draconiane. “Il controllo dei procedimenti e le deliberazioni del caso sono nelle mani di ufficiali militari addestrati certamente – concede Mugraby – ma addestrati all’uso dei fucili e al volo degli elicotteri e che si trovano invece a sedere nelle aule dei tribunali”. Giudici di una giustizia celere – sottolinea l’ex imputato Mugraby – che non si perdono in lungaggini e che per deliberare si avvalgono di questionari rapidi ed essenziali. Un sistema in cui la presunzione di innocenza non esiste e la colpevolezza si prova facilmente. “E’ sufficiente prelevare gli accusati, interrogarli in stazioni di polizia, gendarmeria o al Ministero della Difesa e far loro firmare una dichiarazione che, nella stragrande maggioranza dei casi, non avranno la possibilità di controllare”. La dichiarazione nel 95 per cento dei casi ha valore probatorio e serve a poco che l’indagato presenti delle contestazioni. “Anzi, peggio ancora, così facendo – sottolinea Mugraby – l’imputato metterebbe in dubbio l’operato dell’ufficiale di turno e, a una tale accusa, seguirebbe con tutta probabilità, un ulteriore procedimento a suo carico”. La libertà di espressione in Libano si muove dentro spazi angusti i cui confini dal 1976 sono tracciati di comune accordo con Damasco. Oltre alle parole dei suoi comuni cittadini dei suoi avvocati come Mugraby, il governo esercita un forte potere di controllo sui media, “usati come prepotenza per condizionare l’opinione pubblica e portare avanti il programma politico dell’establishment e del suo referente siriano”. Ne è una chiara dimostrazione la descrizione offerta dai media della situazione irachena, immancabilmente presentata come una campagna imperialista statunitense, le cui mire saranno però presto oscurate dalla valorosa resistenza irachena. Lo zio Damasco Ultima prova del concetto libanese di pluralismo – racconta Mugraby – è l’esposizione del Syrian Accountability Act, attualmente in discussione a Washington, illustrato come un prototipo di complotto sionista contro il coraggioso custode del nazionalismo arabo che è la Siria. Esempi che dimostrano che il paese dei cedri non solo non può vantarsi dell’attributo democratico – sottolinea Mugraby – “ma non può neppure dirsi uno Stato oppressivo indipendente! Al contrario sconta l’aggravante di essere un regime surrogato”. In Libano si usa, alla maniera saudita, l’espressione zio per chiamare chi è a capo di un’organizzazione, o di un’azienda. “Ecco – dice Mugraby – il governo libanese ha molti zii, in Arabia Saudita e in Iran. Lo zio di Teheran ci ha persino mandato, come estensione della sua benevolenza la sua creatura Hezbollah”. Un’organizzazione efficiente che si guadagna la fiducia e la gratitudine della gente attraverso il finanziamento di centri sociali, ospedali e scuole – dice Mugraby – che diventano però il centro di reclutamento di futuri combattenti e attentatori suicidi. Ciò non toglie che lo zio più anziano, potente e riverito di Beirut abiti a Damasco. “Un governo che non manca mai di conquistare le prime posizioni nelle classifiche stilate da organizzazioni in difesa dei diritti umani – dice Mugraby che cita un recente rapporto di Freedom House, in cui la Siria totalizza 7 punti su 7 nella graduatoria dei paesi con minore libertà. I Mugraby del Libano guardano agli Stati Uniti e all’Europa con la richiesta di non offrire sponde alla tirannia. “La cooperazione non può essere legata alla soddisfazione di standard di libertà e di democrazia”, dice il giurista libanese, che sogna per il Medio Oriente la stessa accezione della parola democrazia.





Altri articoli su:
[ Libano ] [ Muhamad Mugraby ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Comunicati su:
[ Libano ] [ Muhamad Mugraby ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Interventi su:
[ Libano ] [ Muhamad Mugraby ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]


- WebSite Info