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"LO SCANDALO E' LA TRUFFA ELETTORALE SU CUI NON E' STATA FATTA GIUSTIZIA"

La Repubblica (Ed. Milano) - 24 gennaio 2011

Bonino: il caso Arcore è sotto ogni decenza istituzionale, ma mi interessano di più le firme false

di Andrea Montanari

Senatrice Emma Bonino, Nicole Minetti, nonostante le polemiche, ha già detto che non si dimetterà. Come donna, ancor prima che come parlamentare, che cosa pensa di ciò che sta accadendo? «Saranno i giudici a stabilire se la Minetti ha commesso reati. A me interessa altro. E non parlo tanto delle vicende che investono il presidente del Consiglio, evidentemente al di sotto di ogni decenza istituzionale, alfiere di pubblici proibizionismi che non condividiamo, come sulla prostituzione, in pieno contrasto con le condotte private. Mi interessa ancor di più il fatto che proprio in Lombardia si siano compiuti reati contro i diritti civili e politici del tutto evidenti, sui quali non si è fatta giustizia e neppure chiarezza».

Il caso Minetti ripropone ancora una volta il tema della degenerazione della politica. Chi la difende, come Formigoni, sostiene che prima bisogna aspettare la conclusione dell'inchiesta. È d'accordo?

«Formigoni non difende Minetti, ma se stesso. Finge di dispiacersi per meglio prendere le distanze, non tanto da Minetti ma da Berlusconi. Quanto al rispetto di Formigoni peri giudici, ma per favore! Adesso chiede di "lasciarli lavorare": quando però altri giudici, quelli dell'ufficio elettorale, avevano constatato l'irregolarità delle sue firme, più che di lasciarli lavorare si preoccupò di avvicinarli via P3 e di mandargli contro gli ispettori di Alfano».

L'elezione della Minetti nel listino di Formigoni ci riporta al tema della denuncia fatta da voi Radicali sulla firme false. Perché dite che lo scalpo della Minetti servirà a coprire il caso?

«Da undici mesi denunciamo la gravissima truffa elettorale compiuta con la falsificazione delle firme e delle autentiche sui moduli della coalizione Lega e Pdl per Formigoni. Abbiamo persino ottenuto le prove materiali delle 600 firme false, delle autentiche fatte quando le liste ancora non esistevano. Abbiamo assistito a un presidente di Regione che ha cambiato versione più volte, accusandoci di aver falsificato noi i suoi moduli e poi scaricandole responsabilità sui suoi sottoposti. Risultato? Nulla di nulla. Il Tar ha addirittura dichiarato il nostro ricorso inammissibile, mentre dalla procura aspettiamo notizie».

Voi parlate di complicità anche da parte «dell'opposizione ufficiale ed editoriale». A che cosa vi riferite?

«Il giorno dopo che Cappato e Lipparini pubblicarono le prove dei falsi sulle liste, Formigoni fu ospite da Santoro con Bersani. Non una domanda sulle firme, non una battuta. Da allora il silenzio è stato rigorosamente rispettato in decine e decine di interviste stampa e tivù concesse dal governatore. E non ho sentito ancora un solo leader politico sollevare la questione, non solo del Pd, ma nemmeno Di Pietro o Vendola, o persino Grillo».

Il Pd ha criticato Formigoni sostenendo che sul caso Minetti è stato reticente.

«A me importa il caso Formigoni, altro che caso Minetti».

Per quale motivo ci sarebbe tutto questo riguardo nei confronti del governatore?

«Il potere berlusconiano vacilla, e questo è un bene. Per noi Radicali è il momento di battersi per un'alternativa riformatrice, laica, liberale. Formigoni è invece, con Tremonti, candidato prescelto della continuità del regime. Rappresenta il nuovo potere probabile, ancor più illiberale e clericale, al centro di un sistema ramificato ormai anche al Sud, da Comunione e liberazione alla Compagnia delle opere, con rapporti d'affari e spartizioni con le cooperative rosse e il potere leghista, dalla sanità all"Expo agli appalti. Finché il centrosinistra non mostrerà di voler essere alternativo, perderà. E la prossima occasione per provare a cambiare saranno le elezioni comunali di Milano».





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