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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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ARLACCHI PREMIA LE MANETTE FACILI DEL LAOS

di Dimitri Buffa Roma - Ieri Pino Arlacchi progettava finanziamenti Onu all’Afganistan dei talebani, in cambio di vaghe promesse di riconversione delle colture del papavero da oppio, proprio mentre Emma Bonino, alto commissario europeo si trovava nelle ceneri di Kabul per aver osato aiutare le donne afgane. Oggi fa erogare 30 miliardi e per altrettanti si impegna, al regime illiberare del Laos, e agli stessi illusori scopi, proprio mentre cinque militanti radicali sono letteralmente desaparecido nelle prigioni di Vientiane dopo aver fatto un volantinaggio a favore di cinque dissidenti locali. Si potrebbe dire che, invertendo l’ordine degli Stati canaglia che l’Onu di Arlacchi Annan finanzia, il prodotto non cambia: un totale fallimento. E purtroppo non cambia neppure Arlacchi, le cui gesta da due giorni i radicali italiani stanno raccontando dalla loro radio dopo questo ennesimo inutile finanziamento. Mercoledi’ sul quotidiano ‘Il Foglio’ era comparsa una lettera di David Carretta, corrispondente radicale dall’Onu, che in pratica chiedeva “usque tandem”, fino a quando Arlacchi avrebbe abusato della pazienza e dell’intelligenza degli italiani. Il direttore Giuliano Ferrara gli ha risposto a modo suo: “il vero problema e’ quando sara’ rimosso”. Gia’ quando? Non prima del giugno dell’anno prossimo. Nel frattempo ci si chiede quanti soldi andranno a finanziare regimi come quelli del Laos, in spregio al destino dei cittadini locali e di altri occidentali che come i radicali sono finiti in galera per una semplice manifestazione di protesta. Comunque sono trascorsi piu’ di cinque giorni dal giorno dell’arresto di Olivier Dupuis, segretario del Partito Radicale Transnazionale e deputato europeo, Bruno Mellano, deputato regionale del Piemonte, Nikolay Kramov, Massimo e Silvja Manzi e ancora questa mattina nessun diplomatico italiano, francese o belga presente a Vientiane ha potuto vedere i cinque radicali arrestati. I giornali locali dicono che la Ue non fa pressioni.





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