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GIORNATA MONDIALE CONTRO INFIBULAZIONE E MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI: UNO SPOT IN TV E RACCOLTA DI FIRME. BASTA SEGNI SULLE DONNE

Il Tempo - 6 febbraio 2011

di Viviana Spinella

Retaggio di un passato patriarcale, le mutilazioni genitali femminili sono una pratica violenta che mortifica la donna, il suo corpo, il suo sviluppo psicologico. Circoncisione, infibulazione, escissione: tre modi diversi con cui l'uomo-padrone controlla e possiede la figura femminile, spesso ancora bambina, abusando dei suoi diritti e della sua dignità. Praticati in 29 Paesi africani, esportati in Kurdistan, Bolivia, Yemen, Arabia Saudita, Indonesia, questi atti erroneamente ritenuti frutto della tradizione religiosa islamica - sono arrivati anche in Occidente, Italia compresa, ovunque un certo tipo di immigrazione ha trovato terreno fertile. Coltivati dall'ignoranza, dalla mancanza di legalità, dalla scarsa consapevolezza dei diritti umani universali. Un fenomeno diffuso in tutto il mondo ma ancora largamente sconosciuto. Per accrescere la consapevolezza nell'opinione pubblica e per ottenere dalle Nazioni Unite l'approvazione della risoluzione per la loro definitiva messa al bando, l'associazione «Non c'è pace senza giustizia» lancia oggi - in occasione della Giornata mondiale contro l'infibulazione e le mutilazioni genitali femminili - la campagna «Decidi tu che segno lasciare». Uno spot televisivo, incisivo ma privo di sensazionalismi, una raccolta firme sul sito www.noncepacesenzagiustizia.org, da recapitare all'Assemblea generale dell'ONU, una sottoscrizione per consentire alle associazioni e alle attiviste, soprattutto nei paesi più poveri, di continuare la loro instancabile opera di sensibilizzazione. Partner dell'iniziativa, il quotidiano Il Tempo, Pan Advertising, Eni, la Fondazione «Enel Cuore», il ministero degli Esteri e quello delle Pari Opportunità. «Il fenomeno ha contorni incerti - spiega la senatrice Emma Bonino, fondatrice nel 1994 dell'associazione NPSG - Le ultime stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 2005 parlano di 120milioni di donne mutilate, 2 milioni in più ogni anno, e di 8mila giovani vittime ogni giorno». «Nel delicato panorama internazionale, caratterizzato da rivolgimenti epocali spiega il direttore de Il Tempo Mario Sechi - la condizione femminile trova sempre meno spazio. Per questo ho dato, con convinzione, la mia piena adesione a questa campagna che non ha colore politico. Perché non c'è pace senza diritto, il diritto delle società liberali».

 

VALERI: "ABBATTERE IL MURO DELL'IGNORANZA"

Dalla Cardinale alla Leone la mobilitazione trasversale

«Sono venuta qui come pollicino guidato dalle briciole. Guidata dallo stupore. Nell'ansia di guardare ciò che ci riguarda da vicino». Con la voce tremante per la malattia, e rotta per la commozione, l'attrice Franca Valeri ha voluto esprimere la sua partecipazione all'amica Emma Bonino e a quanti si battono per la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili. «Ignoravo - ammette - che ci fossero tutti questi Paesi dove si eseguono queste pratiche. Sfondare il muro dell'ignoranza e dell'ingiustizia sarà più facile che sfondare il muro delle lotte politiche». Il mondo della cultura e dello spettacolo è mobilitato in difesa dei diritti delle donne: Virna Lisi, Claudia Gerini, Marina Suma, Marco Bellocchio, Andrea Occhipinti. La vera sfida è culturale, secondo l'attrice Cinzia Leone: «La dignità e la libertà sono lussi, non tutti ne conoscono bene il significato. C'è bisogno di imparare a rispettare la diversità, perché le culture degli altri possono non piacere, ma vanno riconosciute e rispettate». Da Parigi, convinta attivista, l'attrice Claudia Cardinale: «Sono al vostro fianco - afferma in collegamento telefonico - perché impegnata all'Unesco per la difesa della donna. Non è facile, perché bisogna sempre battersi, ma non bisogna mollare assolutamente. Io lo faccio da 14 anni». Una testimonianza diretta viene da Amara Lakhous, scrittore algerino, autore di «Divorzio alAndrea Occhipinti. Anche l'attore in campo per una sfida tutta culturale l'islamica a viale Marconi». «Nel romanzo - spiega - faccio dire alla protagonista, una giovane egiziana, "la circoncisione femminile è uno stupro". Ulna frase forte che io, musulmano, ho scritto anche in arabo».





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