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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"LIBERTA' PER IL NOSTRO BRUNO ARRESTATO NEL LAOS"

di Luciano Borghesan Appello dei genitori del consigliere Mellano inviato a TRINITÀ (CUNEO) Ci vogliono 75 chilometri per arrivare a Torino, un´oretta in treno, poco più di mezz´ora in auto, ma Trinità, tra Fossano e Cuneo, sembra lontana secoli. Il Laos è dall´altra parte del mondo e Bruno Mellano, 35 anni, di cui gran parte trascorsi nel suo Cuneese, è andato a farsi arrestare là. Per la libertà di quella gente, perché si sappia che due anni fa cinque studenti di quel paese sono scomparsi per aver manifestato contro il governo comunista. Bruno aveva spiegato ai genitori che con quattro radicali sarebbe andato ad accendere i riflettori sui desaparecidos laotiani, che sarebbe stato arrestato, che con il processo si sarebbe richiamata l´attenzione sui diritti negati in quel regime, che... Mamma Margherita, 60 anni, aveva ascoltato con l´angoscia nel cuore quel racconto che finiva con il «ritornerò presto». Con papà Marcello era corsa a mettere il dito sull´atlante. Un pugno allo stomaco. Che cosa spinge un ragazzo cresciuto in questa terra riservata, lontana dai rumori prima ancora che dai clamori, a finire in una galera in quel posto del caos? «L´è fait parei, lui è così, sempre stato», dicono Margherita e Marcello, colpevoli di aver cresciuto tre figli a pane e libertà. Va bene il riserbo di questi luoghi, ma «la vita è sacra». E´ sbagliato dare gambe agli ideali? Emma Bonino è originaria di Bra, a poche decine di chilometri da Trinità, nel `97 era andata a Kabul per urlare vergogna, per gridare contro il modo in cui veniva trattata la donna. La ragione si vede dopo quattro anni. Una ragione mondiale. Eppure stonano ai loro conterranei i gesti eclatanti di Emma e ora di Bruno. Che cosa gli direste? «Di non farlo più», è la risposta più comprensiva. I pareri più schietti, invece, sono che non doveva fare quel passo così lungo, quando qui ci sono già tanti problemi, che l´ha dovuto fare perché Pannella gliel´ha chiesto, che avrà il suo tornaconto. Ciò non intacca l´augurio che torni presto, ma non ci saranno medaglie e feste, non ci saranno le targhe che sono state messe per chi si batté, proprio a Trinità, per la libertà dell´Italia nella prima e nella seconda guerra mondiale. L´ufficialità è solo solidarietà, ma sempre contenuta, il sindaco Ernesta Zucco e il vice Giuseppe Germanetti si sono uniti ai messaggi giunti dal capo del governo, dai presidenti della Regione. Don Matteo Vivalda, tornato alla parrocchia della SS. Trinità (1900 anime) dopo trent´anni di missione in Brasile, ha scelto la messa delle sei, domenica, per pronunciare parole di speranza. Mamma Margherita era lì, in ginocchio, a pregare. Non aveva più notizie di Bruno. Silenzio, come per quegli altri cinque laotiani per cui il suo figliolo era partito. Ha il sorriso di chi teme di osare: «Perché voi de La Stampa ci avete messo tanto tempo a venire? Se non si fosse trattato di radicali non ci avreste impiegato una settimana». E´ il richiamo di una madre ferita anche dalle mancate telefonate di Pannella e Bonino stessa. Il primo fa sciopero della sete, Emma è prodiga di iniziative, ma Margherita e Marcello Mellano si sentono soli e lontani. Dai tg ci giungono notizie più rassicuranti, laggiù ieri l´ambasciatore Starace Janfolla ha visitato i cinque radicali, pare che il sottosegretario Boniver sia in partenza per il Laos. Papà comincia a crederci: «Davvero qualcuno riuscirà a portargli il nostro messaggio? Potrà arrivargli l´articolo? La foto, no», bisogna superare tradizioni forti, bucare caratteri duri, per far uscire i sentimenti profondi di chi si è consumata la vita tra campi e fabbriche, insegnando ai figli dignità con umiltà, onestà senza ostentazione, diritti e doveri pagati col sudore. Lezione imparata: Elena, la sorella di 30 anni, rispetta la scelta di Bruno pur se fa soffrire; il fratello Antonello, 37 anni, si trincera dietro un simpatico «silenzio stampa», per loro il papà sognava un destino sportivo, magari di calciatore, ma il caso Tortora ha «radicalizzato» Bruno, e Antonello (alcune buone stagioni da portiere nell´Interlanghe) ha preferito studio e impiego a un gioco che poteva non diventare lavoro. «Cerca di star bene, Bruno, e torna a casa», Marcello e Margherita hanno il groppo in gola quando dicono queste semplicissime parole. Sono le 19, i pensionati hanno già lasciato il bar di piazza Umberto I, pochi giovani finiscono le ultime sfide al videogames. Piazza Nuova, le due chiese, a sei chilometri la Torino-Savona. Tutt´intorno la campagna. Odore di concime. Figurati tu, dov´è il Laos. IN CARCERE DA NOVE GIORNIMANIFESTAVANO A FAVORE DI CINQUE DESAPARECIDOS I RADICALI: UN GIUSTO PROCESSO Da Vientiane l´ambasciatore Starace Janfolla (giunto dalla Thailandia) informa di aver visitato i cinque radicali (Silvia Manzi, Massimo Lenzi, Olivier Dupuis, Nikolaj Krhamov e il consigliere regionale Bruno Mellano) e di averli trovati abbastanza bene, in celle singole. Aggiunge di aver chiesto alle autorità del Laos un´ora d´aria al giorno, la possibilità di acquistare cibo, di essere visitati ogni giorno dall´ambasciatore francese (unica presenza europa nel Laos). Intanto il partito transnazionale radicale si batte perché ci sia «un giusto processo: verità e giustizia per i cinque laotiani scomparsi da due anni». La difesa è affidata al francese François Zimeray (parlamentare europeo), al laotiano Phivat Vorachakta e a un team giuridico internazionale, di cui fa già parte Roberto Cota, presidente del Consiglio regionale del Piemonte. Si invitano Onu e Ue a rimeditare gli interventi economici in favore del Laos. Molte le mobilitazioni: oggi, dalle 9 alle 13, ai tavoli in pazza Castello e a Giaveno, si raccolgono firme sulla petizione al governo del Laos e a Prodi. Ci saranno il consigliere regionale Carmelo Palma, Silvio Viale, Giulio Manfredi, Igor Boni, altri radicali. All´appello hanno già aderito trenta Comuni. Per informazioni www.radicalparty.org





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