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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"DESAPARECIDOS" DEL LAOS NUOVO FRONTE DEI RADICALI

di Alessandra Longo ROMA - Chiusi in celle singole, buie, umide, privati dell'ora d'aria, senza accesso alle proprie cose, costretti a mangiare i pasti del carcere e a bere l'acqua locale. I cinque radicali arrestati dalle autorit√† del Laos per aver osato evocare la parola democrazia nella pubblica piazza, vivono cos√¨ da pi√Ļ di una settimana. Dopo sette giorni d'isolamento, durante i quali nulla si era saputo di loro, nemmeno se erano vivi o morti, dopo le denunce di Marco Pannella, alle prese con l'ennesimo sciopero della sete della sua vita, e la ¬ępreoccupazione¬Ľ espressa ieri da Silvio Berlusconi, qualcosa si √® mosso. L'ambasciatore italiano in Thailandia, Stefano Starace Janfolla, ha potuto vedere i volti dei reclusi, da otto, dieci metri di distanza. Gli italiani in carcere sono tre: Silvia Manzi, Bruno Mellano (consigliere regionale del Piemonte) e Massimo Lensi. Condividono la galera con il segretario del partito radicale transnazionale Olivier Dupuis e il russo Nikolai Khramov. Per espressa volont√† dei padroni di casa, l'incontro con i nostri connazionali si √® svolto in inglese in maniera da impedire comunicazioni incomprensibili agli osservatori. L'ambasciatore ha definito ¬ęsevere¬Ľ le condizioni di detenzione , ma i tre italiani gli sono sembrati in accettabili condizioni di spirito, in particolare la donna. ¬ęSembra che non siano stati picchiati e stiano discretamente bene¬Ľ, riferisce Emma Bonino. In questo mondo sottosopra, travolto dagli integralismi, si riducono crudelmente gli spazi per altri drammi. I cinque radicali , accusati di ¬ępropaganda e adunata sediziosa¬Ľ, si sono deliberatamente infilati in questa storia per denunciare all'opinione pubblica che nel Laos, governato dai comunisti, cinque persone sono sparite nel nulla. Cinque studenti laotiani di cui si √® persa ogni traccia dal 26 ottobre del 1999. Desaparecidos, protagonisti di una manifestazione nella capitale Vientiane. Chiedevano Libert√†, Democrazia e Giustizia, distribuivano volantini. Thongpaseuth Keuakoun era il loro leader. Furono arrestati, incarcerati, mai processati. Che fine hanno fatto, dove sono ora, si chiede Marco Pannella che, con qualche eccesso, rivendica ai radicali il merito di essere ¬ęgli unici alleati di due miliardi di oppressi nel mondo¬Ľ. Il 26 ottobre, Dupuis, il russo e i tre italiani hanno portato la loro provocazione nonviolenta nel cuore della capitale del Laos, lungo il viale che costeggia il Mekong, all'altezza del palazzo presidenziale. Hanno distribuito gli stessi volantini degli studenti scomparsi ed esposto uno striscione. La polizia √® intervenuta e per oltre 170 ore i radicali sono stati inghiottiti nel nulla. E' scattata allora l'operazione Pannella: denunce all'Unione Europea che non si occupava di quattro suoi cittadini, attacchi a stampa e partiti italiani poco pronti ad intervenire. Infine, sciopero della sete. Ieri, la svolta. Silvio Berlusconi fa sapere che ¬ęil governo segue la vicenda dei radicali detenuti¬Ľ. La presidente dell'Europarlamento, Nicole Fontaine, scrive all'ambasciatore del Laos presso l'Unione europea per trasmettergli ¬ęla sua pressante domanda di rimessa in libert√† di Dupuis e degli altri¬Ľ. Dai Ds a Forza Italia arriva la solidariet√†. Casini telefona a Pannella, la Margherita invita a ¬ęrimeditare i finanziamenti al Laos¬Ľ, il ministero degli Esteri, nella persona di Margherita Boniver, sottosegretario, annuncia che sta lavorando ¬ęper la liberazione immediata¬Ľ dei militanti. Starace Janfolla √® cos√¨ ammesso in carcere. Vengono nominati degli avvocati. Non tira aria di liberazione ma, piuttosto, di un processo pubblico, magari fra cento giorni. Pannella continua lo sciopero con altri 21 esponenti radicali: ¬ęVogliamo un processo regolare ed equo che, attraverso i cinque arrestati, consenta di denunciare e superare la sistematica violazione dei diritti civili e politici fondamentali in Laos. Vogliamo sapere dove sono finiti quei cinque studenti¬Ľ. Questa seconda richiesta √® la pi√Ļ difficile da ottenere politicamente anche se il Laos, Paese poverissimo, viene finanziato dall'Unione Europea. Amnesty International non ha la possibilit√† di entrare nelle carceri ma dai racconti dei parenti di chi √® sopravvissuto alle sbarre si intuisce che non ci sono regole che tengano. Le stazioni di polizia laotiane sono descritte come veri e propri luoghi di tortura. Ed √® sicuramente da l√¨ che sono passati i cinque studenti del movimento democratico.





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