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IL RITORNO DI MELLANO: "TRATTATI COME TALEBANI"

Ha lasciato un bel po´ di chili laggiù in quel carcere di Vientiane. E "fortuna" che le guardie del regime comunista gli avevano tolto gli occhiali, sennò Bruno Mellano, 35 anni, sarebbe tornato a casa ancora più leggero: «Io mangiavo, non potevo vedere». Silvja Manzi, 28 anni, invece, vedeva bene: quella brodaglia con strani corpi galleggianti l´ha lasciata quasi sempre nella ciotola. Ora raccontano col sorriso quei terribili quindici giorni, soddisfatti di essere stati utili per una causa più grande di loro. Hanno riattirato l´attenzione sul Laos, un paese prigioniero dell´ideologia, con troppi detenuti politici e con qualcuno riapparso grazie alla protesta inscenata dai radicali Mellano, Manzi, Olivier Dupuis (europarlamentare e segretario del Transnational Radical Party), Nikolaj Krhamov (coordinatore dei radicali russi) e Massimo Lensi (del TRP). Se la sono passata male e hanno temuto il peggio. Non recitano la parte degli eroi, dicono di aver avuto paura e di averlo fatto perché richiesti dal partito. «Le autorità, la loro polizia, ci considerava alla stregua dei terroristi che hanno abbattuto le Twin Towers - ha raccontato ieri Mellano in Regione, dove lui è consigliere, e Silvja Manzi, segretaria del gruppo del Pr -, ci chiamavano talebani». Ieri mattina il Consiglio Regionale del Piemonte ha accolto con un lungo applauso Bruno e Silvja. Hanno incontrato la stampa con l´amico e consigliere regionale Carmelo Palma e con il presidente dell´assemblea piemontese, Roberto Cota, il quale ha fatto parte anche del gruppo di avvocati che si è occupato della loro liberazione. Bruno Mellano ripiomba nel ricordo di quei drammatici momenti. Picchiato, manette strettissime, poi una cella con laotiani, quindi isolati. Per "consolazione" un sogno dove il capogruppo Ds Giuliana Manica gli porgeva un gelato. L´avrà, ha scherzato ieri la collega. Silvja e Bruno hanno ringraziato i presidenti Cota ed Enzo Ghigo, i 32 consiglieri regionali che avevano deciso di digiunare per solidarietà, i 207 Sindaci di Comuni e i 7 Presidenti di Provincia per l´appello, hanno detto che il Sottosegretario Margherita Boniver ha svolto un ruolo decisivo con la loro libertà. Ed eccoli subito impegnati nella campagna radicale per l´Afghanistan: «Il futuro governo deve essere composto anche da donne, sono il 60 per cento del Paese». Nel settembre 1997: l´allora Commissaria Europea Emma Bonino si recò a Kabul per incontrare le afghane, dai Talebani fu imprigionata ed espulsa. «Se si fosse ascoltata quella denuncia - dicono -, forse, il popolo afghano non si troverebbe in guerra contro un nemico reso forte anche dall´indifferenza dell´Occidente».





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