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VITTIMA DEI NEMICI POLITICI MA LA UE SI FA ANCHE MALE DA SE

L'UnitĂ  - 21 aprile 2011

Per la vicepresidente del Senato suscita preoccupazione l'avanzata dei partiti xenofobi nelle elezioni e nei sondaggi in diversi Paesi europei

di Gabriel Bertinetto

A colloquio con Emma Bonino, vicepresidente del Senato, ex-ministra per le politiche europee con Prodi.

Recenti risultati elettorali (dalla Finlandia all'Ungheria) e sondaggi d'opinione (l'ascesa del Fronte nazionale di Marine Le Pen in Francia) riflettono la crescita di atteggiamenti xenofobi, chiusure nazionaliste, settarismi culturali. Come valuti questi fenomeni?

"Con preoccupazione, soprattutto perché non vedo contrappesi istituzionali. Per entrare in Europa si fissano dei parametri severi ma una volta entrati non esiste meccanismo che possa mettere in dubbio lo status di paese membro. Neppure di fronte a derive che vanno contro lo spirito e la lettera dei Trattati istitutivi e della Convenzione europea sui diritti dell'uomo. Non a caso, anche il Consiglio d'Europa, custode della Convenzione, è molto preoccupato da questi rigurgiti tanto da incaricare un gruppo di personalità europee, di cui faccio parte, di redigere un rapporto sul tema della convivenza in Europa nel 21mo secolo, rapporto che presenteremo tra un paio di settimane".

Il rafforzamento di formazioni politiche euroscettiche condiziona le politiche dei singoli Stati. La Ue può resistere a queste singole spinte disgregatrici?

"Solo se troverà la forza di rilanciare subito la sua azione in maniera da evitare che i microinteressi nazionali o sub-nazionali diventino egemoni nel processo politico europeo. Con il Partito Radicale Nonviolento da anni sostengo che i nazionalismi, l'Europa delle patrie, rischiano di determinare la fine non solo della patria europea, ma delle patrie stesse. E' ora di tornare al progetto dei padri fondatori, abbandonando per sempre l'idea antistorica dell'Europa dei piccoli Stati-nazione. Nessun paese, neanche la Germania o la Francia, figuriamoci una piccola Italietta autarchica, è in grado da solo di affrontare i passaggi chiave di quest’epoca, o di sedersi al tavolo con i giganti Russia, India, Cina o Stati Uniti. Questo può farlo solo l’Europa. O, meglio, gli Stati Uniti d'Europa".

Berlusconi e Maroni ipotizzano l'uscita dalla Ue. Sparate propagandistiche?

"Forse non sono solo sparate propagandistiche, ma temo elementi fondativi di questa coalizione di governo e di questo blocco politico".

Tremonti suggerisce di abrogare i trattati esistenti e ricostruire l'Europa da zero. Vuole consolidare le istituzioni comunitarie o affossarle?

"Quando parla di un'Europa rafforzata Tremonti dovrebbe chiarire meglio a che entità si riferisce, senza dimenticare però che la prima ferita profonda alla coesione europea fu inferta nel 2003 quando Germania e Francia violarono il Patto di Stabilità, anche con il consenso di Tremonti, che in quel momento era presidente dell'Ecofin. E due anni dopo il Consiglio dei ministri europei bocciò, se non ricordo male all'unanimità, una proposta di iniziativa della Commissione - in seguito alle rivelazioni sui dati alterati dalla Grecia per essere ammessa nella zona euro - tesa ad affidare ad Eurostat un potere di audit sulle statistiche nazionali".

Minacciata dai nemici politici, la Ue è poco aiutata dai suoi stessi dirigenti. Barroso, Ashton, alcune figure di spicco dell'Unione sembrano esse stesse contagiate dall'euroscetticismo. Esiste un problema di leadership inadeguata?

"Sì, purtroppo da troppo tempo anche nelle istituzioni europee si celebra una messa senza fede. La Commissione Barroso rinuncia troppo spesso a fare il proprio mestiere riducendosi a fare da segretariato al Consiglio. Sarebbe bello se ogni tanto facesse delle battaglie a tutela degli interessi europei e del proprio rafforzamento e avanzasse, esercitando il proprio diritto d'iniziativa, proposte magari impopolari agli occhi del Consiglio, anche a costo di farsele bocciare. Almeno si capirebbe che l’Europa vuole esistere al di là delle resistenze nazionali. E invece no: quando la Commissione capisce che una proposta rischia di non passare in Consiglio, neanche la avanza. Però, più che buttare la croce ai Barroso e alle Ashton, le responsabilità sono dei governi che li hanno nominati".

Una, due, tre scelte particolarmente urgenti ed importanti per rivitalizzare la Ue..

"Gli Stati Uniti d'Europa, il che vuol dire una politica estera e di difesa comune, un solo esercito anziché 27, una politica comune dell'immigrazione e dell'energia. Senza dimenticare che molte cose si potrebbero fare a trattati vigenti, ad esempio portare a compimento il mercato interno, come l'ex commissario Monti ha ben documentato nel suo rapporto. Occorre poi rivedere su altre basi i rapporti con il Sud del Mediterraneo, i cui sconvolgimenti di questi mesi fanno emergere il fallimento delle nostre politiche. Non si può rinviare oltre l'accelerazione del processo di adesione della Turchia". 





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