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SOGNANDO UN GOVERNO VERO

Il Fatto Quotidiano - 23 settembre 2011

di Antonio Padoa-Schioppa

Stanotte ho fatto un sogno. Ho visto il presidente della Repubblica in tv: annunciava al Paese che la crisi di governo appena aperta in Parlamento gli imponeva di fare fronte all'emergenza nazionale con una scelta irrituale. Aveva appena deciso di affidare la formazione di un nuovo governo a un personaggio rispettato da tutti ma fuori degli schieramenti: alla vicepresidente del Senato Emma Bonino. Lo stupore è stato così forte che mi sono svegliato. E da sveglio ho continuato a sognare. Perché no?, mi sono detto. Siamo ormai sull'orlo di una recessione che, nata fuori dai nostri confini, ha per noi un livello di pericolo molto maggiore rispetto ad altri Paesi europei. Inoltre, la crisi morale di una larga parte della classe dirigente, politici in testa, sta avvelenando le prospettive di vita di due generazioni. Occorre una svolta: etica, politica, economica.

OCCORRE che qualcuno dica al Paese che se vogliamo venirne fuori dobbiamo fare sacrifici: tutti, i ricchi e i poveri, i potenti e i cittadini comuni, anche se i ricchi più dei poveri e i potenti più dei cittadini comuni. L'Italia ha anche due opportunità decisive per la crescita: il recupero dell'evasione fiscale e lo sviluppo del Sud. L'evasione, come si sa è scandalosa: oltre 120 miliardi di curo all'anno, in larga misura dovuti e non versati per le dichiarazioni infedeli dei lavoratori autonomi e per l'elusione dell'Iva. E il trionfo dell'Italia dei furbi. I mezzi per ridurre drasticamente questa enorme cifra ci sono: incrocio del patrimonio con le dichiarazioni, tracciabilità anche per le piccole cifre, misure severe per gli evasori. In pochi anni - da due a cinque anni - sarebbe possibile recuperare forse anche più della metà di questa cifra, oltre 60 miliardi all'anno. E con il ricavato si dovrebbero fare tre cose: abbassare le aliquote delle imposte ("pagare meno ma pagare tutti"), investire in infrastrutture di ricerca strategiche per la crescita futura, ridurre il livello del debito, ricostituendo un congruo avanzo primario. Non basta: la cura per la salvezza del Paese richiede anche un innalzamento rapido dell'età pensionabile, un'estensione dei ticket sanitari, la riduzione della spesa pubblica sulla base degli standard migliori e anche l'aumento a pari stipendio delle ore lavorate. Per i ricchi, diciamo per il 10 per cento della popolazione, una modesta imposta patrimoniale una tantum; per gli altri non nullatenenti e al di sopra di una soglia ragionevole, una modesta patrimoniale stabile sulla ricchezza e il ripristino dell'imposta sugli immobili. La somma di queste misure fornirebbe sia i mezzi per che quelli per gli investimenti in infrastrutture utili. Il Sud costituisce la seconda grande opportunità dell'Italia. Potrebbe diventare in pochi anni il giardino d'Europa. Ma a una condizione: che sia estirpato il cancro che tiene stretto il Meridione e che sta invadendo l'intero territorio nazionale: le mafie che paralizzano quattro regioni del Sud e che stanno paralizzando anche il Nord.

E allora: riforma vera della giustizia, non le ridicole e false terapie di questi anni. Processi brevi, non prescrizioni brevi. Riforma delle sedi giudiziarie, depenalizzazioni. Estensione dei poteri dei giudici di pace. Tariffe a forfait per gli avvocati. Esecutività delle sentenze di primo grado. Sfoltimento drastico degli appelli frustratori e dei ricorsi pretestuosi per Cassazione. Nuove carceri (perché la condizione delle carceri italiane è scandalosa). Tutte cose ben note, ma regolarmente dimenticate da chi potrebbe cambiarle, Parlamento in testa. E poi la casta dei politici: anche qui bisogna intervenire. Nuova legge elettorale, riforma del bicameralismo, vero federalismo fiscale, abolizione delle province, riduzione dei privilegi e delle pensioni baby.

Così continuavo sognare. E mi dicevo: perché non pensare a ministri politici, ma innovatori, presi con poche eccezioni all'interno del Parlamento entro ciascuno degli schieramenti, con un governo di unità nazionale? Quando la casa brucia tutti debbono dare una mano. Per esempio, tanto per non far nomi (ma i nomi degni sarebbero tanti), un Pietro Ichino al Lavoro, un Enrico Morando all'Economia, un Gianrico Carofiglio alla Giustizia, una Stefania Prestigiacomo al le Opere pubbliche, un Bruno Tabacci agli Interni, un Giancarlo Galan al Federalismo? Oppure, tra i non politici, Mario Monti all'Economia, Gustavo Zagrebelsky alla Giustizia, Ferruccio de Bortoli all'Informazione? Sognare, come sappiamo, costa poco. Infine, pensavo ancora nel sogno ad occhi aperti, oggi l'Italia malata rischia seriamente di mandare a picco l'Europa, distruggendo in un colpo solo l'unica grande impresa, l'unico vero contributo del nostro Continente alla civiltà nell'ultimo secolo.

UN'ITALIA in via di risanamento ridiventerebbe credibile in Europa se proponesse - ed Emma Bonino lo sta facendo - un salto di natura federale: una ormai indispensabile politica di investimenti massiccia a livello europeo, analoga a quella che Obama ha avanzato in questi giorni, una fiscalità europea a tutela dell'euro, un trasferimento al livello europeo della difesa, con riduzione dei costi e aumento dell'efficienza. Ovviamente, con modifiche dei trattati ove necessario e per quei Paesi che vogliano imboccare questa, che è la sola via di salvezza per l'Europa, Germania inclusa. Solo nei momenti di crisi acuta si realizzano le svolte di fondo nella vita collettiva di un Paese. Oggi siamo in questa condizione. Perché non osare? A questo punto è suonato il campanello. Il giornalaio mi lasciava i quotidiani del giorno, colmi di indiscrezioni sulle giornate e sulle notti dei politici e dei loro collaboratori. Iniziava una nuova giornata.





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