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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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MUTILATE E OFFESE

Elle - febbraio 2012

Centotrenta milioni di donne private della loro femminilità. Tre milioni di bambine all'anno, al ritmo di otto mila al giorno. Migliaia di loro sono immigrate qui in Italia. Sì, la questione ci riguarda, e molto da vicino . Battagliera come sempre, Emma Bonino ci invita a sottoscrivere l'appello diretto all'ONU per mettere al bando le mutilazioni genitali.

di Stefania Bonacina

L'agenda del vicepresidente del Senato è densa d'importanti appuntamenti istituzionali, eppure a questo incontro, in forse fino all'ultimo, non è voluta mancare. "Eccomi qua", mi saluta Emma Bonino. "O meglio, ecco quello che resta di me!". E' stanca e si vede, nonostante il piglio e la piega siano quelli di sempre. Le domando perché fra tanti impegni - è a Milano per l'assemblea annuale di Pari o Dispare (Associazione da lei presieduta e impegnata per il raggiungimento delle pari opportunità nella società  e per la dignità della rappresentazione del corpo femminile,ndr) - ha ritenuto che questo appuntamento non potesse slittare.

Ci incontriamo, infatti, per parlare della lotta che la sua associazione¬†Non c'√® pace senza giustiziaconduce da oltre un decennio per la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili (MGF) al fianco del Comitato Inter-Africano, Euronet-FGM e della Ong senegalese La Palabre. "Le mutilazioni dei genitali femminili rappresentano una grave e palese violazione dei diritti umani di cui sono vittime ogni anno oltre 3 milioni di bambine al mondo, 8 mila al giorno. Dopo oltre un ventennio di pressioni politiche e campagne d'informazione, lo scorso luglio l'Unione Africana ha richiesto alla 66¬į Assemblea Generale delle Nazioni Unite di approvare la messa la bando universale delle mutilazioni genitali femminili. Ci aspettiamo che entro la prossima primavera l'Onu si esprima ufficialmente sulla questione. Non √® il momento di mollare la presa. Attraverso la sottoscrizione della campagna online "Stop FGM" i cittadini di tutto il mondo possono consolidare il lavoro degli attivisti che si battono per la difesa dei diritti umani. Serve il contributo di tutti. Gi√† lo scorso anno, proprio quando pensavamo di avercela quasi fatta, le cose non sono andate a buon fine. Le mutilazioni genitali femminili rappresentano un rito di passaggio all'et√† adulta e, spesso, un lasciapassare indispensabile per un matrimonio combinato, una tradizione radicata nella cultura di molte trib√Ļ originarie soprattutto dell'Africa sub-sahariana e in Egitto. Nonostante le campagne d'informazione, alcune molte esplicite pubblicate su YouTube, molti ritengono che si tratti di una pratica equivalente alla circoncisione per i maschi". Da qui partiamo con Emma Bonino.

Come risponde alle critiche di colonialismo culturale o di femminismo?

"Rispondo con i dati sullo stato di salute delle donne che vengono sottoposte a questa pratica che non è in nulla paragonabile a quello degli uomini cui viene praticata la circoncisione: difficoltà di minzione, infezioni all'apparato genitale, disfunzioni anatomiche che si manifestano con dolore durante il periodo del flusso mestruale e, soprattutto, l'eventuale parto, difficoltà durante i rapporti sessuali e privazione del piacere, traumi psicologici, morte per emorragia. Sono questi, per sommi capi, gli effetti di escissioni, infibulazione e varie manipolazioni degli organi genitali femminili - dalla cauterizzazione per ustione della clitoride e dei tessuti circostanti alla raschiatura dell'orifizio vaginale - cui sono sottoposte 130 milioni di donne al mondo, secondo le stime del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione. Mi sembra che parlare di colonialismo culturale in questo caso equivalga a nascondere la testa sotto terra...".

Perché ha scelto di impegnarsi in prima persona in questa causa?

"Non sono io che l'ho scelta, √® la causa che √® venuta a bussare alla mia porta, quando ero commissario europeo agli aiuti umanitari, per mano di Khady Koita, presidente della Ong senegalese La Palabre. Devo ammettere che all'inizio non l'ho ascoltata con la dovuta attenzione, perch√© ero impegnata su altri fronti. Poi sono andata a toccare con mano la situazione e ho deciso di concentrare energie e sforzi della mia associazione¬†Non c'√® pace senza giustizia in questa lotta. Nel 2000 abbiamo ottenuto che il Parlamento europeo adottasse una risoluzione di condanna delle mutilazioni genitali femminili come violazione dei diritti fondamentali della persona. E in seguito, quando mi sono trasferita al Cairo, tutto si √® messo in moto pi√Ļ velocemente e ci ha portato fin qui la forza d'urto delle donne africane. Noi abbiamo solo amplificato la loro voce, grazie alla solidariet√† di molti cittadini e all'impegno attivo delle associazioni".

In molti le faranno notare che ci sono cause che appaiono pi√Ļ urgenti per lo sviluppo dei Paesi del Terzo Mondo...

"Ci provano, sì. Ma io da sempre penso, e non sono l'unica per fortuna, che il mondo in cui viene percepito e trattato il tema e il corpo delle donne sia un termometro del benessere dei diritti civili di una società. Lo credevo 35 anni fa quando mi sono battuta per la legalizzazione dell'aborto e misi diceva che avrei dovuto concentrarmi su alfabetizzazione o sull'accesso al lavoro. E lo credo oggi, quando alle nostre pressioni per la messa al bando di una vera tortura perpetrata sul corpo di milioni e milioni di donne mi si ribatte con altre urgenze come l'accesso al cibo e all'acqua. Io voglio "il pane e le rose", per me e per tutte le altre donne. Le due cose vanno di pari passo  e contribuiscono a rafforzarsi l'un l'altra dando linfa vitale alla democrazia. Se io, in quanto donna, subisco un trauma e una menomazione fisica durante l'infanzia che mi segna per tutta la vita, è moto difficile che possa proseguire su un cammino che mi consenta di fare la mia parte nell'espressione politica del mio Paese.

Sono "I doveri della libertà", citando il titolo del suo libro, che dovrebbero farci sentire coinvolte in una causa che appare così distante dalle nostre vite e dal nostro Paese?

"La libertà, quando è un diritto acquisito, si trasforma nel dovere di fare in modo che sia vera per tutti, in tutto il mondo. Non c'è pace, per nessuno, senza giustizia. Ciascuno deve farsi carico a suo modo di questa responsabilità. Ciò premesso, le campagne di sensibilizzazione e informazione hanno abbattuto un muro di silenzio che sta via via arricchendo di tristi bandierine il mappamondo della diffuzione di questa pratica: Indonesia, Colombia e Arabia Saudita per esempio. E per via dei recenti flussi migratori, l'Italia stessa, come altri Paesi europei, non è indenne da questa pratica. A oggi gli unici dati disponibili sono quelli diramati dal ministero per le Pari Opportunità: 35 mila donne nel nostro Paese sono state sottoposte a mutilazione genitale. Io chiedo da tempo che s'istituisca un Osservatorio e temo che avremo pessime sorprese se dovesse diventare operativo. Non direi proprio che la questione non ci riguarda da molto vicino".





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