sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 ottobre 2020 
LunMarMerGioVenSabDom
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> Il Corriere della Sera


I MASSACRI NEL DARFUR

Il Corriere della Sera - 29 giugno 2004 di Emma Bonino La Camera metterà in discussione martedì una mozione di grande rilevanza internazionale che rischia di passare inosservata, nonostante la gravità del problema che affronta. E’ la mozione di Roberto Giachetti, della Margherita, firmata da parlamentari di tutti i gruppi, sulla crisi politica e umanitaria nel Darfur, regione a nord-ovest del Sudan. *Europarlamentare Dopo mesi di totale indifferenza - dovuta anche all'assenza d'immagini provenienti dal teatro della crisi, ad ulteriore conferma di quanto i regimi autoritari siano diventati maestri in questo settore - le istituzioni internazionali ed i governi si stanno movendo, anche se troppo tardi. A qualcosa forse è servita la pressione, gli articoli, gli interventi sulla stampa internazionale tramite cui ho cercato, con pochi altri, di rompere una cappa di silenzio che rischiava di perdurare indefinitamente. Viceversa, proprio in questi giorni, sia il segretario di Stato Usa, Colin Powell, sia il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, si recheranno prima a Khartum per colloqui con il governo, e poi nel Darfur e nel confinante Ciad per verificare la situazione umanitaria; anche il nostro Sottosegretario agli Esteri, Margherita Boniver, ha svolto una missione in loco questa settimana e, verosimilmente, riferirà dei suoi risultati in occasione del dibattito parlamentare. Queste visite rappresentano finalmente una vera svolta, soprattutto nella prospettiva dell'adozione di una risoluzione in merito da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite. Per mesi e mesi si è traccheggiato, si è perso tempo, si è creduto a vere e proprie menzogne sulla reale situazione nel Darfur, non si è voluto vedere quanto stava accadendo, esattamente come è avvenuto in occasione di tanti illustri precedenti di genocidi e massacri avvenuti sotto gli occhi della comunità internazionale. Solo un paio di settimane fa, è stata votata una risoluzione nella quale ci si compiaceva per il buon esito del negoziato di pace per il Sud Sudan che si è recentemente concluso, dopo vent'anni di conflitto e più di due milioni di morti, tra il governo sudanese e l'Esercito di liberazione del popolo (Spla), sorvolando però sul fatto che la longa manus del governo stava attizzando gli scontri nel Darfur che hanno portato, dal febbraio 2003 in poi, alla morte di almeno 30 mila persone e allo spostamento forzoso di più di un milione di abitanti. E' in corso un’altra guerra «etnica» ed è urgente condannare con voce univoca il comportamento del regime di Khartum, obbligandolo a garantire ai convogli umanitari il pieno accesso alle vittime e a favorire il cessate-il-fuoco nella regione, nonché a imporre sanzioni esemplari nei confronti di coloro che si sono macchiati, anche come mandanti, dei terribili massacri indiscriminati e degli stupri di massa che sono stati materialmente compiuti, nella più totale impunità, dai guerriglieri Janjaweed, le milizie armate e finanziate dal governo. Questa crisi politica ed umanitaria - la più grave in corso oggi nel mondo - rientra pienamente nella categoria delle crisi create dall'uomo (manmade disasters) e rischia di provocare oltre 350 mila morti nei prossimi nove mesi, di portare un danno irreparabile all'equilibrio etnico di sette milioni di persone tutte di religione musulmana - a riprova del fatto che non si tratta di una guerra di religione ma di un conflitto etnico per il dominio del territorio e delle sue risorse - e di rappresentare un elemento catalizzatore per altre insurrezioni in diverse parti del paese, creando instabilità in tutta la regione: già il Ciad sta risentendo in maniera drammatica degli effetti dello sconfinamento di centinaia di migliaia di rifugiati e l'Eritrea non sembra intenzionata a rimanere con le mani in mano rispetto ad una crisi che rischia d'investirla direttamente. L'iniziativa della mozione parlamentare, che impegna il nostro governo a prendere tutte le iniziative necessarie, soprattutto a favore di una rapida approvazione della risoluzione da parte del Consiglio di Sicurezza che dovrebbe anche dotare il segretario generale di un mandato formale nella conduzione dei negoziati con Khartum, non solo è particolarmente tempestiva, ma mi pare anche essere al momento l'unica iniziativa parlamentare di questo tipo a livello internazionale e tale da far sperare che possa essere replicata prossimamente in altri parlamenti nazionali, in particolare di quei Paesi europei attualmente membri, permanenti e non, del Consiglio di Sicurezza. Come parlamentare europeo presenterò, sin dalla sessione inaugurale di luglio, una risoluzione per impegnare, concretamente e al di là di espressioni di circostanza, anche il Consiglio dei ministri dell'Unione e la Commissione. Occorre agire subito, anche se nel Darfur non ci sono i cameramen della Cnn.





Altri articoli su:
[ Africa ] [ ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ] [ ONU ] [ Sudan ] [ Unione Europea ] [ USA ]

Comunicati su:
[ Africa ] [ ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ] [ ONU ] [ Sudan ] [ Unione Europea ] [ USA ]

Interventi su:
[ Africa ] [ ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ] [ ONU ] [ Sudan ] [ Unione Europea ] [ USA ]


- WebSite Info