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PENA DI MORTE: DALL'ITALIA PIU' IMPEGNO PER IMPEDIRE AI GIUDICI DI UCCIDERE UN UOMO

di Emma Bonino Mi chiedo di tanto in tanto come mai quel fenomeno di rigetto un po' irrazionale del processo di unificazione europea che chiamiamo euroscetticismo, cosi' diffuso altrove, non abbia mai attecchito in Italia, né fra i politici né in seno all'opinione pubblica. E comincio a pensare che se abbiamo cosi' pochi euroscettici é probabilmente perché troppi dei nostri connazionali sono piuttosto italoscettici, ancora troppo presi dal dilemma se credere o no nel proprio paese per potere pensare ad altro. L'italoscetticismo, alimentato quotidianamente dai mugugni nostri e dai pregiudizi o spregiudicatezze altrui, ci sconforta e ci ottenebra: fino a farci apparire a priori velleitario qualsiasi tentativo - anche il più nobile e il più fondato - di dare all'Italia un profilo alto sulla scena internazionale. Questa premessa per segnalare la difficile e civilissima battaglia italiana per l'abolizione su scala mondiale della pena di morte, che avrà bisogno nei prossimi mesi del massimo sostegno da parte dei governanti e della società civile. L'ultima notizia é del 4 marzo, quando la nostra diplomazia ha proposto all'Unione Europea, nel quadro di quella "Conferenza Intergovernativa" che sta per concludere la discussione sulla riforma del Trattato di Maastricht, di prevedere una clausola che vieti ai Quindici di contemplare la pena di morte. Una moratoria di fatto sulla pena di morte vige in Europa dal 1977, la novità verrebbe quindi dall'includere la messa al bando del supplizio capitale in un Trattato che é l'embrione di una possibile "carta costituente" dell'Europa. Non é risultato da poco, visto che la pena di morte é tuttora in vigore in tutti e tre gli Stati non europei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Usa, Cina e Russia) e in circa la metà dei paesi che fanno parte dell'Onu. Proprio all'Onu del resto la diplomazia italiana, facendo sua una causa cara a noi radicali, ha avviato con forza nel 1994 la campagna contro la pena di morte, portando per la prima volta in Assemblea Generale una proposta di moratoria universale che fu bocciata per un pugno di voti. Di tutte le battaglie per la promozione della dignità della persona e lo sviluppo dei diritti umani questa per l'abrograzione della pena di morte appare la più lunga e la più sconcertante. Come mai in una comunità internazionale unanime nell'esecrare (almeno a parole) l'uso della tortura e di qualsiasi pratica umiliante ci sono ancora tanti Stati che considerano accettabile il trattamento più crudele che si possa infliggere a una persona, la negazione del suo stesso essere? Quello a favore della pena di morte é un "partito trasversale" suscala planetaria. Travalica le ideologie, le religioni, gli assetti politici e le epoche storiche. Erigono forche democrazie capitaliste come quella americana e dittature comuniste come quella cinese; regimi integralisti e regimi laici; paesi poverissimi e paesi prosperi, a tecnologia avanzata. Anche la lista dei reati puniti con la morte é estesa e cambia con i tempi. Si va dal delitto "di sangue" al delitto d'opinione, passando per traffico di droga, spionaggio, corruzione, sacrilegio, attentato alla sicurezza nazionale. Immutabili rimangono solo le ragioni addotte per giustificare la pena capitale: il suo carattere fortemente dissuasivo nei confronti dei criminali; la necessità di prevenire vendette e forme di "giustizia privata"; il dovere per lo Stato di punire I crimini più efferati "in forma adeguata". Sono ragioni che appaiono pretestuose (nessuno é mai riuscito a dimostrare l'effetto dissuasivo della pena di morte nei confronti della criminalità) o semplicemente irrazionali. Mentre certissime e nefaste appaiono alcune conseguenze dell'uso delle forche, come l'irreparabilità dell'errore giudiziario e la sciagurata spettacolarizzazione dell'omicidio di Stato. La pena di morte é solo un residuo di barbarie che ci trasciniamo dalla notte dei tempi, che ci sprofonda nelle tenebre dell'irrazionale, illudendoci che cancellando la vita di qualche nostro simile possiamo sradicare la violenza dal mondo. Sul piano etico la pena capitale (quale che sia la colpa da punire) é un omicidio premeditato commesso a sangue freddo contro un individuo inerme. Non é un caso che la vergogna della pena di morte - come in passato la schiavitù - venga più facilmente spazzata via nei paesi dove la storia cammina più in fretta. In Sudafrica, "paese nuovo" per antonomasia, Nelson Mandela ha già scritto nella nuova carta costituzionale il divieto di uccidere in nome dello Stato. E anche nella travagliata Russia post-comunista Boris Eltsin sembra deciso a vincere le forti resistenze della Duma e ratificare il Protocollo sulla pena di morte allegato alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Mi piace immaginare che nel fare il consuntivo di questo nostro secolo di orrori si possa mettere (per merito dell'Italia) sul piatto della bilancia l'affermazione del principio secondo cui nessuno può essere privato della vita in forza di legge.





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