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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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IN PIENA LUCE DEL GIORNO HA DATO UN GIRO DI VITE...

… e ha processato persone per “atti contro lo Stato” Le loro armi erano macchine da scrivere, fax, segreterie telefoniche» CARO Direttore, Non è una coincidenza che durante la parentesi tra i primi spari contro Saddam Hussein e il rovesciamento della sua statua a Baghdad, il collega del leader iracheno, Fidel Castro, abbia eseguito una lobotomia alla società civile cubana. Traendo vantaggio dal fatto che l'attenzione della comunità internazionale era focalizzata altrove, il dittatore cubano ha organizzato processi stile Mosca nell'isola, che governa come se fosse sua proprietà personale. Delle 74 persone processate finora, 57 hanno già ricevuto le loro sentenze, che vanno dai 10 ai 28 anni. Chi sono le vittime? L'elenco è impressionante: tutti coloro che sono qualcuno nella società civile sono dietro le sbarre. L'élite del giornalismo, coloro che hanno osato dire la verità circa le condizioni nel loro Paese e circa l'opposizione nascente sono stati puniti per aver esercitato quello che in altri Paesi è un diritto fondamentale: la libertà di espressione. Alcuni di loro intenti nel dedicarsi alle loro occupazioni: Raul Rivero, famoso poeta, iscritto al Partito Radicale Transnazionale (la sua sentenza: 20 anni); Oscar Espinosa Chepe, rispettato economista (20 anni); Carmelo Diaz Fernandez, tenace sindacalista (15 anni); Adolfo Fernandez Sainz, traduttore dotato (15 anni); Omar Rodriguez Saludes, fotografo di talento (27 anni). Victor Rolando Arroyo – attivista che nel 2000 ha scontato 6 mesi di prigione per «stoccaggio» di giocattoli per aver iniziato una distribuzione di regali a Pinar del Rio, sua città natale - ha ricevuto una condanna a 26 anni. Fra gli attivisti della società civile che sono stati condannati ci sono molti ex prigionieri politici, organizzatori del progetto Varela che raccolse 11 mila firme nell'ambito di una petizione per la democratizzazione di Cuba, attivisti di partiti politici (non riconosciuti ufficialmente). Un'attivista – Martha Beatriz Roque, iscritta al Partito Radicale Transnazionale (condanna di 20 anni) - in sciopero della fame per richiedere la libertà per un collega precedentemente imprigionato, il dottor Oscar Biscet (l'accusa ha chiesto 25 anni ); un altro ancora – Marcelo Lopez Bañobre – ricercatore indefesso e irreprensibile dei diritti umani, precedentemente capitano di un rimorchiatore, «un remolcador», che ha ricevuto una condanna di 15 anni, mentre il suo amico dottor Marcelo Cano Rodriguez, che fondò il Colegio medico di Cuba, ha ricevuto 18 anni. I loro sforzi suonano familiari a tutti coloro che sono stati coinvolti nel cercare di contribuire alla democratizzazione di società chiuse. Lo ho visto accadere in altri Paesi. Si istituisce un gruppo di «sorveglianti» dei diritti umani, un sindacato libero, un centro di studi sociali, un movimento cattolico laico, una biblioteca indipendente, un gruppo di controllo per brogli elettorali, un gruppo indipendente per i sondaggi d'opinione, un gruppo consultivo legale; questo è il modus operandi classico di persone libere nei Paesi non democratici. Ciò che è insolito è che, in piena luce del giorno, ai Caraibi, il dittatore cubano abbia «dato un giro di vite» e abbia processato queste persone per «atti contro l'indipendenza o l'integrità territoriale dello Stato». Il corpus delicti erano armi di una lotta non violenta per la democrazia e la libertà: macchine da scrivere, fax, segreterie telefoniche, computer, stampanti, macchine fotografiche, articoli, libri. Ciò che i nostri colleghi nel blocco sovietico chiamavano «munizioni di carta». Questo maccarthyismo, versione tropicale, non può essere «licenziato» come un circo, perché le condanne sono reali, e Fidel – come il suo compagno caduto Saddam Hussein - in passato non ha mostrato nessuna pietà per coloro che osavano pensarla diversamente. L'atto d'accusa contro Raul Rivero, uno dei principali scrittori viventi di lingua spagnola, cita: «Per pessima condotta causata dalla frequentazione di soggetti antisociali con i quali è avvenuta mutua influenza negativa, espressa in maniera offensiva nei confronti del processo rivoluzionario, disobbedisce ai moniti ufficiali reiterati, provocatore e irrispettoso delle norme di convivenza sociale». Questa non è l'isola soleggiata nella quale tanti italiani amano soggiornare, questa è la terra d'inquisizione con un Torquemada dei nostri giorni. I politici italiani della Sinistra hanno già espresso la loro opinione. Sia i Ds che il Manifesto hanno condannato i processi. Se il governo italiano non reagisce, sarebbe equivalente alla non assistenza di persone in pericolo, significherebbe permettere che questi crimini vengano commessi. La ragione per la quale sono allarmata è che i segni di tale non assistenza ci sono già. Negli stessi giorni in cui Fidel Castro mandava i suoi squadristi ad arresare i dissidenti, il sottosegretario agli Esteri del governo Berlusconi, l'Udc Mario Baccini, annunciava all'Avana l'intenzione di promuovere, a nome del governo italiano, la costruzione di un nuovo Istituto di Cultura italiano. Questo non è il momento giusto per essere amichevoli con il dittatore dell'Avana, è tempo di dirgli che tale comportamento non sarà tollerato. Forse il primo ministro Berlusconi o il suo sottosegretario Baccini non lo sanno, ma se avessero intenzione di far stare in questo Istituto qualche dissidente, o di far copiare a qualcuno la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo o di far leggere un libro di Ignazio Silone o passare in rassegna una copia di «l'Unità», sarebbero considerati da Fidel Castro come co-mercenari. E questa non è un'accusa che il signor Berlusconi prenderebbe alla leggera, non è vero? Emma Bonino





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