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TSUMANI: ECCO CHE FINE HANNO FATTO I NOSTRI 46.476.752,66 EURO

di Emma Bonino A sei mesi dallo tsunami che mise in ginocchio buona parte del Sud-Est asiatico e commosse l'opinione pubblica internazionale, il Dipartimento della Protezione Civile ha organizzato, dal 25 al 30 giugno scorso, una missione ufficiale in Sri Lanka, per verificare come sono impiegati i 46.476,752,66 di € frutto delle generose sottoscrizioni dei cittadini italiani. Ho guidato un'infinità di delegazioni in ogni parte del mondo, ma trovo che questa sia stata una missione piuttosto "insolita": non mi era mai capitato che vi partecipassero anche semplici cittadini, chiamati a vedere con i propri occhi cosa è stato fatto con i soldi donati da loro e da altri milioni di loro concittadini. E' la prima volta, a mia memoria, che un programma di aiuto ad un paese colpito da una tremenda sciagura, viene realizzato con la costante preoccupazione di informare i donatori sull'uso fatto dei soldi raccolti sull'impeto del moto di solidarietà che queste catastrofi provocano sull'opinione pubblica. Con Andrea Monorchio, mio collega nel Comitato di Garanti costituito dal Governo lo scorso febbraio per seguire l’attuazione del programma della Protezione Civile in Sri Lanka, i responsabili del Ministero degli Affari Esteri, un gruppo di giornalisti e i famosi cinque cittadini estratti a sorte tra coloro che aveva effettuato una donazione via sms, abbiamo avuto modo di incontrare a lungo il Ministro degli Esteri e quello della Sanità, in rappresentanza delle diverse Amministrazioni centrali con le quali ogni iniziativa viene concordata, di prendere atto dello stato di avanzamento dei diversi progetti e di visitare alcune sedi operative del Dipartimento e di alcune ONG italiane che collaborano alla realizzazione degli interventi. Alla missione hanno partecipato anche alcuni degli sponsor grazie ai quali la raccolta fondi è stata possibile, in particolare Wind, Vodafone, Tim, Tre, Telecom e Tg5 e Corriere della Sera, del Comitato "un aiuto subito". Il fondo di cui il Dipartimento dispone per l'attuazione del programma è costituito dai 46 milioni delle donazioni cui si aggiungono 5.921.743,56 €, investiti per le spese di attuazione del programma - che si è deciso di non far gravare sulle risorse donate - per un totale di 52.398.406,22 €. Tutti i fondi sono stati impegnati e assegnati ai vari progetti, mentre 16.643.833,99 € sono già stati erogati. Potrebbe sembrare un ritmo di spesa lento, ma in realtà non è così, soprattutto se si tiene conto di due caratteristiche particolari del Paese dove la Protezione Civile sta operando. Per giudicare a che punto siamo dobbiamo tener conto che lo Sri Lanka è certo un Paese povero, ma è anche un Paese con un'antica democrazia e una solida amministrazione. Non si può venir qui con l’idea di muoversi in assoluta autonomia, occorre la capacità di rapportarsi con le Autorità locali e concordare con loro ogni singola iniziativa. Passato il primo momento di crisi dell’immediato post maremoto, il Governo e le Autorità locali dello Sri Lanka hanno dimostrato di saper riprendere le fila della ricostruzione e di dettarne le regole. Alcuni ministeri hanno definito dei veri e propri manuali di procedure e di norme per la gestione degli aiuti nei vari settori di attività, a livello di distretti e di regioni è altrettanto alta l’attenzione a cosa viene realizzato e alla procedura da seguire per avviare e finire i lavori. Con tanti livelli politico-amministrativi coinvolti, il sistema cingalese è per molti versi simile al nostro: è sempre possibile che qualche progetto venga rallentato o si areni per la diversità di opinioni e di posizioni di qualcuno dei soggetti interessati o dei conflitti politici tra i vari interlocutori. Come in Italia, in questi casi occorre molta pazienza e molta tenacia per ricucire ogni volta la tela degli interventi e portarli a buon fine, sapendo però anche reagire agli stop troppo prolungati, rimodulando i progetti in modo da non sprecare né tempo né risorse preziose. In queste condizioni, se dal momento della donazione a quello della consegna di una qualsiasi opera si considera un intervallo pari a cento, la fase del cantiere, della realizzazione vera e propria è solo l’ultimo trenta per cento. Ma il 70% precedente, periodo nel quale si spende meno, è essenziale per tutti i lavori di progettazione, di acquisizione delle autorizzazioni, di gestione corretta delle gare d’appalto, e su questo piano il programma del Dipartimento è particolarmente avanti. C’è poi una particolarità che occorre conoscere: le zone colpite dal maremoto soffrono di una cronica penuria di terra disponibile per costruire, perché spesso lungo la costa, che ha una densità di popolazione doppia di quella media italiana, da un lato hai l’oceano e dall’altra parte grandi distese di laguna o di palude. La soluzione non si può improvvisare, ma lentamente anche questo problema, anche grazie alla continua insistenza degli organismi che intendono realizzare le case per gli sfollati, si sta avviando a soluzione quasi ovunque. In termini concreti: alcuni cantieri sono stati aperti, si sono già realizzate decine di case e di alloggi temporanei, la progettazione per la realizzazione di ospedali e scuole è completata e si sta passando alle gare d’appalto per l’avvio dei lavori, i progetti delle ONG saranno, in gran parte, conclusi entro i prossimi sei mesi, mentre il completamento delle opere più impegnative ed importanti, come l’ospedale di Kinnya e la ricostruzione del villaggio di Muthur, nel Nord-Est dell’isola di Sri Lanka, avrà luogo entro il primo semestre del prossimo anno. In alcune situazioni si registrano difficoltà in loco che rendono ancora incerta la definizione dei tempi di avvio delle opere previste, e in alcuni casi ne lasciano in forse la fattibilità. Sono casi normali, nell'amministrazione di un programma complesso ed articolato come quello gestito in Sri Lanka dal Dipartimento, che per questa ragione è costantemente monitorato sia dal Comitato dei Garanti sia dai donatori, con progressivi aggiustamenti dei progetti e degli interventi previsti per tener conto delle difficoltà che si presentano in corso d’opera. Un buon bilancio, per un periodo così breve. Mi auguro che tra sei mesi sia possibile organizzare un'altra missione in , per consentire ai donatori e ai cittadini italiani di vedere direttamente le tante opere realizzate grazie alla loro generosità e constatare che il nostro Paese sa esprimere non solo una capacità di realizzazione straordinaria, ma anche un modo di gestire e di spendere assolutamente trasparente e per questo disposto ad accettare ma anche a promuovere il controllo e la verifica di quanti hanno partecipato, grazie anche solo ad un sms, a rendere possibile una bella pagina dell’aiuto italiano nel mondo.





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