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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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METTI CHE DOMANI PARTA IL PROCESSO CONTRO UN SESELY...

di Emma Bonino

Apprendo con soddisfazione la notizia della delibera da parte del Consiglio di Sicurezza in merito alla costituzione di un Tribunale internazionale per giudicare i crimini di guerra. In particolare è importante che il progetto del Segretario Generale delle Nazioni Unite non sia stato emendato. Il progetto ha, infatti, recepito le previsioni elaborate dal progetto italiano, soprattuto per quanto attiene la non previsione della pena di morte e la non previsione del giudizio in contumacia, fornendo in tal modo una maggiore garanzia per l'imputato e assicurando una maggiore efficacia del giudizio. Si tratta di una prima affermazione all'interno dell'applicazione del diritto internazionale. Un passo in avanti, a mio parere, verso la costituzione di un ordine mondiale basato sul diritto e sulla legalità dei diritti umani. Esistono però, così come già evidenziato nell'incontro con Boutros-Ghali che ho avuto la scorsa settimana a New York, problemi in ordine alla effettiva messa in opera di questo tribunale, in primo luogo per quanto attiene il finanziamento. La effettiva istituzione del tribunale, l'auspico che possa diventare un organismo permanente saranno al centro delle richieste che il Partito Radicale porterà alla Conferenza di Vienna sui diritti umani del prossimo giugno. Un appuntamento che si svolge a soli 300 chilomentri dai luoghi dove quegli stessi diritti vengono violati. La guerra in ex Jugoslavia non si risolverà certo attraverso il tribunale contro i crimini. Non l'ho mai pensato e non credo che qualcuno abbia mai avanzato questa ipotesi. Ma spesso mi sono domandata e vorrei che altri si ponessero la stessa domanda. Se fosse immediatamente operativo, se fosse messo nelle condizione di giudicare da subito i crimini commessi in ex Jugoslavia, se i giudici del tribunale decidessero di giudicare Seselj, ad esempio, cosa succederebbe? Forse, e non solo, scoppierebbero delle pubbliche controversie a livello internazionale, forse si inizierebbe ad applicare quel principio sanzionatorio che è indispensabile per affermare e applicare diritto anche internazionale, forse e non ultimo, contribuirebbe a portare sotto gli occhi non molto attenti, nonostante tutto, della pubblica opinione e degli organi di informazione una tragedia diventata tale anche grazie all'inerzia europea e alla indecisione internazionale. E l'invito che rivolgo alla stampa e agli organi di informazione è di non sottovalutare la portata di questa decisione presa dal Consiglio di Sicurezza.





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