sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 novembre 2019 
LunMarMerGioVenSabDom
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> La Gazzetta del Mezzogiorno


IMPRESE SEMPRE PIU' ROSA

La Gazzetta del Mezzogiorno - 6 marzo 2007 Emma Bonino: l'ascesa delle donne, un'onda lunga. di Emma Bonino* Ieri si è svolto a Milano il primo Forum delle donne imprenditrici del Mediterraneo, Medio Oriente e Paesi del Golfo. Oggi una delegazione di 35 imprenditrici, delle oltre 450 che hanno partecipato al Forum, visiterà i distretti agroalimentari di Corato e Bitonto, qui in Puglia, una regione con una notevole predisposizione a crescere nei mercati internazionali, maturata in gran parte grazie proprio alla forza dei suoi distretti industriali. L’elevata partecipazione al Forum, in rappresentanza di ben 18 paesi oltre all’Italia, e la sua composizione variegata fanno giustizia di molti stereotipi. Ci mostrano come la partecipazione femminile all’economia sia in crescita anche in Paesi dove le donne sono ancora lontane dalla parità. Per citare solo due nomi, l’economista Rola Dashti, che presiede la Kuwait Economic Society, e dalla Turchia, paese verso il quale una parte dell’opinione pubblica europea è ostile ad un futuro ingresso nella Ue, è arrivata Arzuhan Dogan Yalcindag, da poco eletta Presidente della Confindustria locale. L’incontro di Milano è nato dai miei viaggi, come ministro del Commercio Internazionale, in Africa e Medio Oriente. Lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile non è per me solo una battaglia contingente, ma corrisponde ad un impegno di tutta la vita. E allora sono già qui a chiedermi che cosa fare dopo, quali sono le grandi sfide alle quali dobbiamo rispondere per far crescere la partecipazione delle donne alla vita economica, per evitare cioè di correre la gara della competizione globale “con una gamba sola”, trascurando l’apporto dell’altra metà della popolazione. Quella metà che ha più voglia di crescere, perché anche in Europa e nell’area del Mediterraneo può avvenire quello che è già realtà in America, dove le donne fanno nascere più della metà delle nuove imprese e fanno segnare performance mediamente superiori a quelle delle imprese guidate da uomini. Le risposte da dare sono molte ma dobbiamo cominciare col rovesciare l’ottica corrente: non stiamo parlando di casi eccezionali, di poche “belle storie” da proporre ai media, ma di un’onda lunga e forte che va assecondata e talvolta incanalata positivamente. Possiamo distinguere almeno tre livelli diversi, ma tutti significativi. Il primo è quello delle donne nelle grandi organizzazioni pubbliche o private, nelle quali devono gradualmente sfondare quei soffitti di vetro che sono presenti anche nei paesi più evoluti. L’ascesa delle donne al vertice, in posizione manageriale o come azioniste, è anzitutto una questione di pari opportunità, di possibilità di accesso alle scuole e ai concorsi, di libertà di esprimersi, di viaggiare, di gestire il proprio patrimonio, di affrancarsi da una visione che le vede sempre sotto tutela. Il secondo livello è quello delle piccole e medie imprese da loro create. Il supporto richiede le politiche classiche di aiuto alla nuova imprenditorialità, come quelle che l’Italia sta sperimentando nel Mezzogiorno: agevolazioni finanziarie e reali (formazione, consulenza sui business plan, sull’informatica, sul marketing, incubatori e supporti logistici, forme consortili). Il terzo è quello delle microimprese, molto importante in realtà difficili come per esempio la Palestina. Può aiutare a difendere e valorizzare i saperi locali perché spesso si tratta di attività che si svolgono in casa propria, avvalendosi delle reti familiari. Le microimprese femminili nascono quando alle donne è garantita l’autonomia finanziaria, in particolare l’accesso al microcredito, e spesso sono il primo gradino verso l’indipendenza o addirittura l’affrancamento dalla povertà. Anche in Italia stiamo assistendo a questo fenomeno per le donne immigrate che stanno cominciando a creare piccole imprese, che in futuro potranno riallacciare contatti commerciali con i paesi di origine. In tutti questi casi, l’interazione transnazionale può aiutare molto: sotto forma di aiuto diretto, molto spesso di scambio di esperienze sulle migliori pratiche, ma soprattutto, come abbiamo fatto a Milano, e come faremo oggi in Puglia, creando una rete di donne imprenditrici che possa svilupparsi nel tempo e farci crescere, tutti. *Ministro per il Commercio Internazionale e le Politiche Europee.





Altri articoli su:
[ Africa ] [ Algeria ] [ ANP ] [ Arabia Saudita ] [ Bahrain ] [ Commercio Estero ] [ Economia ] [ Egitto ] [ Emirati Arabi Uniti ] [ Giordania ] [ Globalizzazione ] [ Israele ] [ Islam e democrazia ] [ Italia ] [ Kuwait ] [ Libano ] [ Libia ] [ Made in Italy ] [ Marocco ] [ Medio Oriente ] [ Oman ] [ Qatar ] [ Siria ] [ Tunisia ] [ Turchia ] [ Unione Europea ] [ Yemen ]

Comunicati su:
[ Africa ] [ Algeria ] [ ANP ] [ Arabia Saudita ] [ Bahrain ] [ Commercio Estero ] [ Economia ] [ Egitto ] [ Emirati Arabi Uniti ] [ Giordania ] [ Globalizzazione ] [ Israele ] [ Islam e democrazia ] [ Italia ] [ Kuwait ] [ Libano ] [ Libia ] [ Made in Italy ] [ Marocco ] [ Medio Oriente ] [ Oman ] [ Qatar ] [ Siria ] [ Tunisia ] [ Turchia ] [ Unione Europea ] [ Yemen ]

Interventi su:
[ Africa ] [ Algeria ] [ ANP ] [ Arabia Saudita ] [ Bahrain ] [ Commercio Estero ] [ Economia ] [ Egitto ] [ Emirati Arabi Uniti ] [ Giordania ] [ Globalizzazione ] [ Israele ] [ Islam e democrazia ] [ Italia ] [ Kuwait ] [ Libano ] [ Libia ] [ Made in Italy ] [ Marocco ] [ Medio Oriente ] [ Oman ] [ Qatar ] [ Siria ] [ Tunisia ] [ Turchia ] [ Unione Europea ] [ Yemen ]


- WebSite Info