sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 maggio 2022 
LunMarMerGioVenSabDom
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> The Korea Herald


ANCHE QUESTA GUERRA DEVE FINIRE

di Emma Bonino L’attenzione del mondo è comprensibilmente focalizzata sulla guerra in Iraq. Ma un’altra guerra – questa sanzionata dalle Nazioni Unite – si sta svolgendo contemporaneamente: la guerra alle droghe. Qualsiasi persona sensibile dovrebbe volere che anche questa guerra largamente ignorata finisca. Sebbene le NU dovrebbero giocare un ruolo nella conduzione dell’Iraq verso una società libera e democratica, esse devono drammaticamente cambiare linea anche nella guerra alle droghe e guidare il mondo in una politica più ragionevole. Nel 1998, per celebrare il decimo anniversario dell’adozione della terza Convenzione sulle sostanze Narcotiche e Psicotrope, le NU hanno convocato una sessione speciale dell’Assemblea Generale per discutere le tematiche relative alle sostanze illecite. I lavori del forum si sono conclusi con l’adozione, da parte degli Stati membri delle NU, di una dichiarazione politica che ha dato mandato al Programma di Controllo delle NU sulle Droghe (UNDCP) “di sviluppare strategie in grado di eliminare o significativamente ridurre a partire dal 2008 la coltivazione illecita dell’arbusto della coca, della pianta di cannabis e del papavero.” Il 16 aprile la comunità tornerà a riunirsi a Vienna per esaminare i risultati delle politiche delle NU. Una conclusione è chiara: i risultati sono severi. Secondo il rapporto stilato nel 2002 dallo UNDCP, i nuovi mercati delle sostanze narcotiche si stanno espandendo più velocemente di quanto non si stiano chiudendo i vecchi. I trafficanti di droga stanno trovando terreno fertile soprattutto ad Est, nell’Europa post-comunista e nei Paesi più ricchi dell’Asia dove oggi le droghe si consumano sempre di più. Nel mondo, il traffico di droga è in crescita, non solo per la disponibilità di nuovi mercati, ma anche perché altri Paesi si sono aggiunti a livello di produzione. Inoltre, sono state inventate nuove sostanze sintetiche e chimiche più potenti e meno costose delle “classiche”. E’ arrivato il momento di prendere atto che la “guerra alle droghe” è seriamente perduta – una sconfitta monumentale – e le ostilità dovrebbero terminare. Ogni aspetto della strategia di questa guerra ha fallito. Le aspre leggi che in diversi Paesi sono state adottate non solo hanno fallito nel controllo della diffusione delle droghe nel mondo, ma hanno anche invaso la sfera personale di milioni di persone come mai era accaduto prima. L’obiettivo di rafforzare il proibizionismo ha fornito a regimi autoritari il pretesto per imporre la pena di morte; alcuni Stati condannano a morte persone che hanno commesso crimini legati alla droga, ma questi stessi non sono stati in grado di arginare l’ondata. Per aggirare gli aspri sistemi legali esistenti, le narcomafie hanno costituito alleanze sempre più strette con i nuclei terroristici. Può il mondo permettersi di continuare a sottovalutare questo fallimento? Possono i nostri soldi continuare ad essere dissipati per incendiare le vallate colombiane o o arrestare i trasgressori nonviolenti? Possiamo pretendere che gli attuali proibizionismi sulle sostanze illecite si riveleranno un giorno efficaci? La risposta a tutte queste domande, ovviamente, è: “No, non possiamo.” Al contrario, dobbiamo riconoscere che il proibizionismo, piuttosto che l’uso ridotto, genera criminalità in quanto rende il traffico illecito un business altamente fruttuoso. Dal momento che i politici ovunque sono riluttanti ad essere considerati “soft in materia di droghe”, qualcosa dev’essere fatto. Uno stratagemma adottato dai membri del mio partito, il Partito Radicale Transnazionale, in Francia, Belgio, Gran Bretagna e Italia è stato quello di “denunciare sé stessi” alle proprie autorità nazionali e poi disobbedire alle leggi proibizioniste distribuendo droghe ai passanti nel corso di manifestazioni politiche. Questi attivisti sperano di dimostrare l’assurdità delle aspre leggi antidroga invitando apertamente la polizia ad arrestare altrimenti rispettabili membri della società. Queste azioni gandhiane di nonviolenta disobbedienza civile hanno sortito effetti. Recentemente, 109 membri del Parlamento europeo hanno presentato una raccomandazione che chiede una riforma delle Convenzioni delle NU sulle droghe. Una “Lega Internazionale Antiproibizionista” sta attualmente lavorando per l’abrogazione o l’emendamento dei trattati Onu al fine di consentire ai singoli paesi di sperimentare una politica di legalizzazione. Alla prossima riunione della Commissione sui Narcotici in aprile i Paesi membri delle NU avranno l’opportunità di rivedere l’efficacia del Piano d’Azione 1998. La realtà del fallimento delle politiche proibizioniste ovunque comunque non ha minimamente intaccato l’approccio dei governi nazionali: nemmeno uno Stato ha espresso opposizione rispetto alle attuali strategie. Il rimanere ciechi di fronte a questa sconfitta ne accresce solo i costi. Fin tanto che la politica proibizionista delle NU rimarràin vigore, la legalizzazione dei trattamenti e delle cure considerati oggi illeciti, rimarrà impossibile. Anziché ripetere i nostri errori il mondo ha bisogno di nuovi approcci che trattino alcune malattie attraverso l’uso di alcune droghe e non che criminalizzino tale uso. Altrimenti rimarremo tutti vincolati ad una guerrà già persa. Emma Bonino è membro del Parlamento europeo, ex Commissario europeo e membro di spiccodel Partito Radicale Transnazionale.





Altri articoli su:
[ Droghe ]

Comunicati su:
[ Droghe ]

Interventi su:
[ Droghe ]


- WebSite Info