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I POVERI POSSONO RINUNCIARE AL PETROLIO. NON AI CEREALI

Il Corriere della Sera - 23 maggio 2008 di Emma Bonino* Caro Direttore, ho partecipato al recente World Economic Forum sul Medio Oriente a Sharm El Sheikh dove la crisi alimentare mondiale, percepita come una minaccia drammatica anche per quella regione, ha dominato le discussioni a porte chiuse. La globalizzazione ha permesso a milioni di persone di uscire dalla povertà. Così come consente a Paesi, fino a poco tempo fa condannati ad un lento sviluppo, di emergere come nuove potenze economiche. Si tratta di benefici innegabili e di grande portata storica. Ma se milioni di persone mangiano di più e meglio, altrettante persone, in altre parti del mondo, rischiano di mangiare di meno e peggio. Come per il settore energetico, un aumento esponenziale della domanda di cibo produce un aumento incontrollato dei prezzi. La differenza, fra petrolio e cibo è che solo il secondo costituisce una soglia di sussistenza individuale. Per gli ultimi del pianeta, sopravvivere senza petrolio è la norma: ma non senza cereali di base. È questo il dramma che porta a rivolte popolari - come abbiamo già visto, da Haiti alle Filippine - e al rischio, nelle popolazioni più povere, di un accresciuto «sterminio» per fame. È possibile spezzare la catena perversa che unisce il destino del cinese di Canton all`egiziano di Luxor e che fa sì che, se il primo sta meglio oggi, è il secondo a patirne le conseguenze domani? Come possiamo permettere che, mentre milioni di persone escono dalla povertà, altre ci finiscano? Per noi radicali il tema non è nuovo, ma diverso è lo scenario internazionale. Vedo 4 priorità su cui agire: 1) bomba demografica: va infranta l`inviolabilità del tabù demografico. Se in un secolo la popolazione mondiale è passata da 1 miliardo e mezzo a oltre 6 miliardi e oggi ci sono 80 milioni di nuovi nati l`anno e una più lunga aspettativa di vita, come si fa a non vedere l`urgenza di un atteggiamento più serio riguardo la pianificazione familiare? Nel Terzo Mondo il volto della povertà è quasi sempre quello di una donna sola con bambini: un «rientro dolce» deve tradursi in più contraccezione e più autonomia per le donne. 2) Aiuti alimentari: prezzi più alti hanno effetti distorsivi sulla distribuzione, colpendo i più vulnerabili per primi. Secondo la Banca Mondiale l`aumento dei prezzi rischia di provocare altri 100 milioni di nuovi affamati che si aggiungeranno agli 850 già esistenti. Fao e Pam hanno l`onere di affrontare le ricadute della penuria di aiuti con una strategia di stoccaggio e mobilizzazione delle risorse più efficiente. Da oggi, gli aiuti alimentari non sono più eccedenze dei Paesi produttori ma risorse da gestire con parsimonia e senso delle priorità. 3) Commercio: protezionismo e sussidi hanno per decenni «drogato» l`agricoltura dei Paesi ricchi. Bisogna intervenire prendendo le misure del cambiamento in corso, evitando falsi rimedi come quello di limitare le esportazioni che ha l`effetto di ridurre ulteriormente l`offerta globale. È urgente rivedere le politiche di incentivazione ai biocarburanti, visti gli altissimi costi di produzione, e l`estensione dei terreni sfruttati a questo fine. 4) Produzione: maggiori risorse sono necessarie per garantire un`offerta a lungo termine, anche aumentando i finanziamenti per la ricerca. L`attuale penuria rafforza il mio convincimento che occorra guardare agli Ogm senza pregiudizi ideologici, valutandone attentamente le potenzialità in particolare per i Paesi a rischio alimentare. Non tutti saranno d`accordo con queste priorità ma l`alternativa di vedere lo spettro di nuove carestie riaffacciarsi nel Sud del pianeta non è tollerabile. È opinione diffusa che molte grandi questioni del nostro tempo, dal cambiamento climatico, alla stabilità dei mercati finanziari, ai costi delle materie prime, vanno affrontate e risolte con uno sforzo di «governance globale»: basata su istituzioni e regole condivise; e di modalità per rendere legittime le prime e rispettate le seconde. È tempo di passare dai discorsi della domenica a decisioni e fatti. Al Vertice Fao a Roma in giugno e al G8 in Giappone a luglio sarà bene affrontare con questo spirito e con determinazione il tema della sicurezza alimentare.





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