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L'ENERGIA, LA SCELTA NUCLEARE E LE RISPOSTE CHE ASPETTA IL PAESE

Il Messaggero - 30 luglio 2008 di Emma Bonino Nella sua intervista al Messaggero (27/7) anche Chicco Testa si appiglia all`argomento che «ne ammazza più il traffico delle centrali» per minimizzare gli incidenti a catena delle ultime settimane negli impianti nucleari d`Oltralpe. Personalmente, mi limito a dire che questi segnali di porosità del parco nucleare francese, di gran lunga il più importante d`Europa, costituiscono una spia del fatto che convivere con 59 centrali nucleari non è, e non sarà, cosa semplice per la Francia. Per questo, banalizzare il tenia della sicurezza penso sia un errore ma penso anche che il dibattito debba svilupparsi senza l`eterno confronto su questa questione, importante ma non necessariamente dirimente, e che invece debba concentrarsi su tempi-costi-benefici, sulle scelte economiche e industriali, sull`evoluzione della ricerca e delle tecnologie in campo energetico, ecc... aspetti questi che stentano ad entrare nel vivo del dibattito. Un paio di settimane fa, con gli altri parlamentari radicali e gli "Amici della Terra", ho voluto organizzare un`iniziativa pubblica - alla quale peraltro Chicco Testa ha partecipato difendendo le sue convinzioni - sul ritorno al nucleare deciso dal governo. In quell`occasione, ci siamo chiesti se il nucleare, dopo vent`anni di stasi a livello nazionale e un`evoluzione mondiale non proprio spumeggiante, convenisse economicamente al nostro Paese e risolvesse i nostri problemi di dipendenza energetica. Non ho ricevuto, e continuo a non ricevere, risposte convincenti da parte dei sostenitori del nucleare. Il premier Berlusconi e il ministro Scajola ci dicono che investire 30 miliardi di euro - dei privati si badi bene -per garantirci il ritorno "alla grande" all`atomo sia l`unica strada per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio. Peccato che questa affermazione non è solo demagogica ma è falsa. Basti pensare al fatto che il petrolio serve in grandissima parte al settore dei trasporti. Forse Berlusconi ed il governo hanno in mente una rivoluzione nel nostro sistema dei trasporti (ben venga!) perché auto, navi e aerei che vadano a corrente elettrica ancora non ne ho visti. Infatti, se si parte dal presupposto che il governo punta, all`orizzonte 2020-2030, di coprire con il nucleare il 25% della nostra produzione elettrica, va tenuto conto che quest`ultima rappresenta solo il 18% del nostro fabbisogno energetico complessivo. E allora mi domando davvero di cosa stiamo parlando. Insomma, la rivoluzione copernicana annunciataci corrisponderebbe, in definitiva, soltanto al 4,7% del consumo nazionale! Una percentuale raggiungibile in altri modi, puntando per esempio sulle energie alternative e sull`efficienza energetica, che certamente non hanno bisogno di 30 miliardi d`investimento privato, una cifra davvero esorbitante per un Paese che ha difficoltà a creare una "cordatina" d`imprenditori che mettano insieme 700 milioni per l`Alitalia. Il "treno nucleare", per quanto ci riguarda, è passato più di vent`anni fa, quali che fossero le ragioni alla base di questa scelta. Cercare di riagganciarlo oggi rischia di essere, oltre che velleitario, antieconomico e sostanzialmente inutile per risolvere i nostri problemi di indipendenza energetica. Ma è su questo aspetto cruciale che il governo ci deve delle spiegazioni perché sul tema della sicurezza, per l`ampiezza con il quale è trattato, penso che alla fine ognuno potrà farsi la sua opinione.





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