|
>> CorrierEconomia
SUBITO FONDI PER IL WELFARE
CorrierEconomia - 29 giugno 2009
di Emma Bonino*
Le stime Ocse prevedono un ulteriore calo del nostro Pil del 5,3% per il 2009, un dato confermato anche dal governatore Draghi, e una lieve ripresa nel 2010 con un più 0,4%.
Due milioni di disoccupati e più della metà non coperti da nessuna forma di ammortizzatore sociale.
A questo proposito voglio fare una pressante richiesta ai Ministri Sacconi e Tremonti che hanno messo in discussione i dati dell'Istat sui disoccupati (1.982 mila nel primo trimestre 2009) sostenendo pubblicamente che l'Istat li ricaverebbe da un campione di mille persone, più o meno come quello usato per i sondaggi elettorali. A me risulta che il campione utilizzato dall'Istat sia ben più ampio e affidabile: circa 175 mila persone intervistate ogni trimestre per un totale di circa 76 mila famiglie. Se i due autorevoli ministri ritengono che informazioni dell'Istat - ente di ricerca pubblico - sui disoccupati siano inattendibili - peggio sovrastimate - intervengano subito per impedire che siano fornite all'opinione pubblica informazioni false che distorcono la realtà della crisi in Italia. In caso contrario, meglio non aggiungere confusione a confusione.
Che fare di fronte a questa situazione allarmante?
Ci sono due aspetti che, secondo me, devono essere affrontati da subito.
Il 25 giugno è arrivata la messa in mora della Corte di giustizia europea in materia di equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne nella pubblica amministrazione, apripista per una equiparazione anche nel settore privato. Secondo alcune stime che circolano in questi giorni, quantificate da collaboratori dei ministri Sacconi e Brunetta, sono 2,3 i miliardi che in 8 anni potrebbero svincolarsi da questa misura, da cui uscirebbe l'equivalente di 3 piani straordinari asili nido, progetti voucher per servizi ed emersione del lavoro nero, detrazioni fiscali per imprese che assumono donne.
Nel giro di un anno o due qualche centinaia di milioni di euro sarebbero intanto sufficienti per misure tampone come ad esempio quella dei voucher, già sperimentati in Francia, per pagare persone con lavori occasionali.
La convenienza è che questa misura quasi si autofinanzia grazie alla riemersione dal nero e che lo Stato anticipa “ la differenza†tra costo del lavoro e costo del lavoro nero.
Nel caso non si rispondesse alla condanna europea, la multa, salata, sarebbe certa e quel che è altrettanto certo è che non possiamo permettercela.
Poi esiste una riforma tanto ambiziosa, quanto necessaria e imprescindibile: “meno pensioni più welfare.â€
La creazione di un welfare più europeo e a misura di tutte le categorie di lavoratori, attraverso un complessivo innalzamento dell’età pensionabile ai livelli del resto dell’UE.
I risparmi sarebbero sufficienti per creare una rete di servizi di assistenza e cura per i cittadini più deboli, e soprattutto per un moderno modello di ammortizzatori sociali, già sperimentato in Europa, ispirato al welfare to work.
Occorre precisare però che il modello inglese, da tempo proposto dai radicali, non corrisponde al reddito minimo garantito o a meri sussidi di disoccupazione. Questi ultimi ad esempio esistono in paesi come la Spagna, ma sono difficilmente sostenibili per le finanze dello Stato, poiché non regolati da patti precisi e molto inclini alle truffe per via della pervicace tendenza al lavoro nero, fenomeno che si verificherebbe anche in Italia.
Il welfare to work non è una mera misura assistenziale ma è votata alla ricerca attiva di un nuovo impiego, garantisce per un anno un sussidio proporzionato alla professionalità delle persone disoccupate e si basa su regole d’ingaggio, formazione continua, sulla stretta cooperazione e responsabilità di stato, centri per l’impiego (sul modello inglese dei job centre plus) e cittadini.
Il mio appello al governo è di agire ora. Ma la mia è anche una richiesta al Pd e ai sindacati di non arroccarsi in una posizione puramente difensiva di uno status quo inaccettabile ed iniquo: non mi parrebbe una grande politica riformatrice che ha a cuore gli interessi del paese e delle sue fasce obiettivamente più deboli.
*Vicepresidente del Senato
Altri articoli su:
[ Economia ]
[ Italia ]
[ Unione Europea ]
Comunicati su:
[ Economia ]
[ Italia ]
[ Unione Europea ]
Interventi su:
[ Economia ]
[ Italia ]
[ Unione Europea ]
|