sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 novembre 2019 
LunMarMerGioVenSabDom
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> Il Riformista


NUCLEARE? VOGLIAMO VEDERCI CHIARO. RADICALI CONTRO I 72 DEMOCRAT ATOMICI

Il Riformista - 22 maggio 2010

di Emma Bonino ed Elisabetta Zamparutti

Abbiamo letto con attenzione quanto recentemente scritto a Pier Luigi Bersani da un nutrito gruppo di intellettuali, scienziati, imprenditori e parlamentari per chiedere di non chiudere la porta al nucleare e di non cedere a posizioni demagogiche e antiscientifiche. 
Ma non abbiamo trovato nell'appello elementi che possano corroborare quel rigore intellettuale e scientifico che i sottoscrittori auspicano in nome della concretezza. Abbiamo semmai colto un "sì" a prescindere, soprattutto dagli aspetti economici, con una propensione, in primo luogo, a ridicolizzare gli argomenti di chi è oggi contrario a questo piano nucleare, come se si trattasse solo di paragonare centrali nucleari a "masserie fosforescenti". Se una funzione noi Radicali possiamo svolgere è quella di non lasciar margini ai fondamentalismi in alcun tema di dibattito politico ma di richiamare con costanza all'esercizio del confronto. Per questo, rispetto agli argomenti contenuti nella lettera-appello a Bersani avanziamo intanto alcune considerazioni. 
In merito all'attuale dipendenza¬†energetica che, ci si dice,¬†grazie al nucleare troverebbe una¬†soluzione, invitiamo a guardare¬†alla Francia, dove la scelta del¬†¬ętutto nucleare¬Ľ porta ad affermare¬†ufficialmente da trent'anni¬†che ¬ęil nucleare assicura l'indipendenza¬†energetica¬Ľ. In realt√†,¬†oltralpe si registra la percentuale¬†di prodotti petroliferi nel consumo¬†finale di energia pi√Ļ alta rispetto¬†a quanto accade negli altri¬†tre grandi Paesi europei, Germania,¬†Regno Unito e Italia. Cos√¨¬†come un francese consuma¬†pro-capite pi√Ļ petrolio di un tedesco,¬†un inglese o un italiano.¬†L'immenso parco atomico¬†non riduce affatto la dipendenza¬†della Francia dal petrolio! Come¬†potrebbe farlo, ci chiediamo, il¬†programma del Governo italiano¬†che vede un contributo del nucleare¬†al consumo di energia finale¬†solo del 4,5 per cento? Senza¬†contare che il nucleare comporta¬†comunque una dipendenza¬†dall'uranio, materiale totalmente¬†importato, le cui riserve sono limitate¬†e il cui costo, in una prospettiva¬†di sviluppo nucleare su¬†ampia scala, √® destinato ad aumentare¬†insieme alle tensioni per¬†l'approvvigionamento.¬†
Viene poi sottolineato l'ancora scarso apporto delle rinnovabili. Eppure, nel 2008, il mondo ha visto un maggior contributo (il 19%) di queste ultime alla produzione globale di elettricità rispetto al nucleare (il 13%). Mentre la Germania, maggior potenza economica europea, con convinzione sviluppa l'efficienza energetica e sostiene le rinnovabili dalle quali viene ritenuta possibile la copertura di pressoché tutto il fabbisogno energetico del Paese al 2050. 
Quanto all'affermazione¬†che non vi √® ¬ęda un punto di vista¬†ambientale programma internazionale¬†accreditato per la¬†riduzione di C02 che non¬†veda anche il ricorso al nucleare¬Ľ,¬†l'Agenzia internazionale¬†dell'energia ha gi√† spiegato che¬†il 45% della riduzione pu√≤ derivare¬†dall'efficienza energetica,¬†il 10% dalle rinnovabili e solo il¬†6% dal nucleare.¬†E, se tutte le opzioni vengono¬†esaminate dall'Aie, questo non¬†significa che tutte devono essere¬†sviluppate: se il nucleare si dimostra¬†troppo caro o troppo pericoloso¬†nessuno impone di perseguirlo.¬†
Per questo √® perlomeno sorprendente¬†che non una parola sia¬†stata dedicata dai firmatari dell'appello¬†ai costi del "rientro nel¬†nucleare italiano", vale a dire tra¬†i 25/30 miliardi passibili, guardando¬†alle esperienze francesi e¬†finlandesi, di forti lievitazioni:¬†costi francamente poco sostenibili¬†in questa stagione di "lacrime¬†e sangue", essendo evidente che¬†- come ovunque - il nucleare non¬†si rilancia con investimenti privati¬†solamente. O leggere parole¬†come: ¬ęII teina dello smaltimento,¬†del deposito e della sicurezza¬†di tutti i rifiuti nucleari, ad¬†esempio, ci riguarda indipendentemente¬†dalla scelta di costruire¬†nuove centrali¬Ľ. E vero semmai¬†il contrario: occorre tenere conto¬†di questi gravi problemi quando¬†si deve scegliere se realizzare o¬†meno centrali perch√© nessuno ha¬†il diritto di emettere un "assegno¬†in bianco" ai promotori del nucleare¬†se gli aspetti legati alle¬†scorie non sono regolati in maniera¬†soddisfacente. Tanto pi√Ļ¬†che il reattore Epr che dovremmo¬†importare √® all'indice delle¬†autorit√† nazionali per la sicurezza¬†nucleare di Francia, Finlandia¬†e Regno Unito.¬†
Sappiamo di non essere le¬†sole a ritenere che il nucleare non¬†sia abbastanza flessibile per far¬†fronte alle minacce dei cambiamenti¬†climatici nel breve periodo.¬†La realizzazione di centrali¬†richiede decenni di pianificazione,¬†tempi lunghi per la predisposizio ne¬†di un assetto di regolamentazione,¬†la costruzione e le¬†verifiche, prima di arrivare a produrre¬†elettricit√†. Soluzioni pi√Ļ¬†economiche e agili, tra cui l'efficienza¬†energetica, secondo noi¬†devono prevalere.¬†
Insomma, dopo l'annuncio¬†del premier di voler promuovere¬†per un anno una campagna di¬†"convincimento" sul nucleare,¬†l'iniziativa dei firmatari dell'appello¬†ci pare vada esattamente¬†nel senso di una negata piena conoscenza¬†della posta in gioco.¬†Un fatto che ci conferma nell'urgenza¬†di organizzare a Roma, il¬†17 e 18 giugno, un convegno che¬†affronti il tema dell'informazione¬†su quanto ci apprestiamo a fare¬†come sistema-Paese. Sono invitati¬†i presidenti di quelle Regioni¬†in cui √® "prevista" la realizzazione¬†di centrali, nessuno dei¬†quali, da candidato, ha detto per√≤¬†di volerle sul proprio territorio.¬†Ci saranno anche esperti del¬†mondo della comunicazione e¬†dell'informazione per analizzare¬†i dati di cosa, quanto e come sia¬†stato finora detto sul tema.¬†Un'occasione, insomma, per una¬†discussione non solo aperta ma¬†anche ¬ęinformata e con dati di¬†fatto¬Ľ, proprio come invocato dai¬†firmatari dell'appello.





Altri articoli su:
[ Economia ] [ Italia ] [ Nucleare? No grazie! ] [ Unione Europea ]

Comunicati su:
[ Economia ] [ Italia ] [ Nucleare? No grazie! ] [ Unione Europea ]

Interventi su:
[ Economia ] [ Italia ] [ Nucleare? No grazie! ] [ Unione Europea ]


- WebSite Info