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IL PARLAMENTO DIMEZZATO E IL FINANZIAMENTO AI PARTITI

Il Corriere della Sera - 29 agisto 2011

In un articolo sul Corriere del 19 agosto lei ha proposto il dimezzamento dei parlamentari, una formula su cui fa leva l'antiparlamentarismo che sta dilagando nel Paese, spesso sovrapponendo antipolitica e antipartitocrazia. I radicali hanno sempre propugnato una profonda riforma dell'istituto parlamentare, ivi compresa la riduzione dei suoi membri e dei loro privilegi. Ma sanno che questa riduzione numerica non pu├▓ prescindere dalla necessit├á di far s├Č che il parlamentare torni ad essere l'eletto dal popolo e non il nominato di una burocrazia partitica, come oggi accade. Se non si parte da qui, la riduzione del numero dei parlamentari gioverebbe solo al mantenimento dei poteri della ┬źcasta┬╗, che non vedrebbe intaccato il suo vero potere, cio├Ę la gestione, appunto, del meccanismo di nomina (e di controllo) delle due Camere. Certo se la legge resta quella attualmente in vigore, visto che i parlamentari resteranno dei ┬źnominati┬╗, si potrebbero persino ridurre a 30, e forse sarebbero anche troppi. Il fatto ├Ę che dimezzare sic et simpliciter i parlamentari allontanerebbe e vanificherebbe qualsiasi speranza di quanto meno discutere e magari (come io e i miei compagni radicali auspichiamo) istituire collegi uninominali relativamente piccoli, nei quali i candidati si confrontino di fronte a 100 mila abitanti che ne conoscono vita, morte e miracoli. Una campagna elettorale in un collegio piccolo, a ┬źmisura d'uomo┬╗ (come avviene in Inghilterra), si pu├▓ fare anche con spese molto limitate. Riducendo solamente il numero dei parlamentari, si arriverebbe invece al grottesco di mega-collegi elettorali, dove si perde il rapporto con gli elettori. Per questo sono contraria a questa proposta. Se si vuole dare un segnale immediato e forte alla gente, si abolisca; cosa che nessuno vuol fare, il finanziamento pubblico ai partiti, che oggi si chiama rimborso elettorale.

Emma Bonino

Vicepresidente del Senato

 

Risponde Sergio Romano

Cara Presidente,

Lei ha certamente ragione quando sostiene che la semplice riduzione del numero dei parlamentari lascerebbe intatta la sgradevole caratteristica di un Parlamento in cui i rappresentanti del popolo sono in realt├á designati dalle segreterie dei partiti; e avrebbe per di pi├╣ l'effetto di rendere i collegi, se tornassimo al sistema uninominale, troppo grandi. In Gran Bretagna la Camera, dei Comuni ├Ę composta dai rappresentanti di 650 collegi elettorali di cui 533 in Inghilterra, 59 in Scozia, 4o nel Galles e i8 in Irlanda del Nord: una formula che fissa a 70/80 mila il numero degli elettori rappresentati da un singolo parlamentare. Ma in un Paese destinato a essere federale (e che ├Ę membro, a sua volta, di una Unione sempre pi├╣ federalista) i gradi della rappresentanza sono tre: le assemblee regionali, il Parlamento nazionale e quello di Strasburgo. Se una buona parte delle norme che regolano la vita. di un cittadino italiano vengono discusse e approvate a Strasburgo o nel capoluogo della sua regione, non sarebbe opportuno ridurre il numero dei. parlamentari nazionali? All'anomalia del candidato designato dall'alto potremmo ovviare con le primarie: un sistema, beninteso, di cui occorrerebbe fissare le regole con maggiore chiarezza di quanto sia stato fatto sinora. Non credo quindi che la diminuzione dei parlamentari sia soltanto un mezzo per punire la ┬źcasta┬╗. Servirebbe a rendere l'Italia, contemporaneamente, pi├╣ federalista e pi├╣ europea: due obiettivi che ai radicali non possono dispiacere. Un'ultima osservazione. Se i partiti rinunciassero al finanziamento pubblico sarei disposto a ritirare per il momento la mia proposta.





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