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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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MAMMA ANCH'IO (UNA VOLTA, TANTO TEMPO FA)

Vanity Fair - 19 gennaio 2006 E' la politica italiana più all'estero. Time l'ha definita "palla di cannone umana" per il suo impegno verso gli ultimi. Di quando cioè la leader radicale scelse di prendersi in casa due bambine piccole, Aurora e Rugiada. E del vuoto che le è rimasto quando se ne sono andate. di Isabella Mazzitelli "E' un episodio di trent'anni fa, una cosa durata due anni.... Non la definirei marginale, ma perché parlarne?" Emma Bonino, 57 anni, è una piemontese della provincia più severa: Cuneo. E' anche la politica italiana - radicale da sempre - più conosciuta del mondo. "Human cannonball" (palla di cannone umana) la definì il settimanale Time, ed è lunga la lista di premi e riconoscimenti internazionali che dal 1995 ha conquistato per il suo vigore da Commissario europeo per gli aiuti umanitari e altro, e poi per la furia instancabile e benefica con cui in seguito si è occupata e si occupa, da deputata europea ma non solo, di cause le più diverse - "bizzarre" osa definirle lei - in cui però sia in gioco la vita e la dignità specialmente delle donne. E allora, si diceva, perché parlarne, di una cosa successa 30 anni fa e certamente soverchiata da molte altre esperienze? Per esempio, perché tempo fa, ospite delle Invasioni barbariche di Daria Bignardi, parlandone, si è turbata. Trent'anni fa possono essere ieri, anche per una "cannonball": che confessa senza imbarazzi la sua solitudine oggi, ma che racconta con molta ritrosia delle due bambine piccole, Aurora e Rugiada, che allevò da madre putativa con tutto l'amore possibile. Quando poterono tornare dalle loro vere madri, Emma la piemontese, che le mandava a letto ogni sera alle 8 e mezzo e insegnava loro a essere delle personcine educate e perbene, cambiò casa: impossibile aprire "quella" porta e non sentirle. Abbiamo faticato a convincerla... "Sono molto trasparente nella mia vita e azione pubblica, molto resistente nella vita privata. E penso che le persone che hanno gravitato attorno ai miei sentimenti abbiano diritto alla privacy: qui si tratta di due giovani donne che non vogliono essere rimesse in circolazione". Quando e come le ha incontrate? "Era il '74-'75, eravamo nel bel mezzo della campagna contro l'aborto clandestino, era il periodo dei consultori Cisa (centro per l'informazione, la sterilizzazione e l'aborto, fondato da Adele Faccio, ndr): arrivavano donne più o meno disperate: l'aborto era una faccenda di "mammane" o, per le abbienti, di "cucchiai d'oro". Casi di vita difficile, strampalate, dolorose: uno ebbe come soluzione che una bambina, di un anno, mi venisse affidata, l'altro - a distanza di dodici mesi - che una seconda piccola venisse a stare a casa mia". Come mai? "Forse perché non vedevo un'altra scelta e queste due storie mi avevano particolarmente coinvolto. Forse perché io ne avevo bisogno: scattano dei meccanismi che hanno a che fare con te, che ti tirano fuori desideri ed emozioni che in una vita così impegnata come la mia metti da parte". Chissà che ansia, madre da un giorno all'altro. "Zero ansia, mai avuta. Forse perché non ero più una ragazzina, forse perché non ero responsabile di averle messe al mondo. Mi sentivo buona, utile, necessaria, tre condizioni che quando si verificano nella vita di ognuno di noi c'è da accendere un cero: per me fu una benedizione". Lei aveva una vita turbinosa, come faceva? "Dovevano seguire i miei ritmi, ma non mi colpevolizzavo. La giustificazione facile era: meglio con me che al brefotrofio". Chi se ne occupava, sua madre Catterina? "Mia madre: ecco, lei sì era in ansia, come sempre con me che le parevo una figlia bizzarra. Poi, essendo una donna molto pratica, si era tirata su le maniche e dava una mano. Comunque no, me ne occupavo soprattutto io". Biberon, pannolini, eccetera... "E certo, come se no? Biberon, pannolini, pappe, nanne, diarree. Senza un'ansia: ma sono stata fortunata perché Aurora e Rugiada avevano una salute a prova di bomba ed erano bambine facili. Poi, sa com'è, ognuno trasferisce sui bambini che alleva la propria educazione: e io ero stata cresciuta con disciplina contadina". Erano anni molto alternativi. "Sono sempre stata perbenista e molto conformista: mai stata alternativa, neanche come mamma. Abitudini semplici, regole chiare: si mangia seduti a tavola composti, si impara presto a usare il bagno, si va a letto senza capricci sempre alla stessa ora, le 8 e mezzo; e al mattino si va all'asilo. In quel periodo abitavo con Adelaide Aglietta che aveva anche lei due figlie: tutto veniva facile, semplice". Le due bambine andavano d'accordo tra di loro? "Sì, sì. Le portavo a un asilo privato, in via Dandolo a Roma, che mi avevano consigliato perché aveva orari un pò più lunghi: le andava a prendere una baby-sitter, poi arrivavo io". Mantenevano i contatti con le loro famiglie d'origine? "Una sì, l'altra mano: erano situazioni talmente complicate.... E loro erano talmente piccole. Anche questa è stata una fortuna: nell'età delle domande ineludibili non erano più con me". La chiamavano mamma? "A volte sì, oppure mi chiamavano per nome, la cosa era abbastanza sciolta. La domenica la passavano al partito....". Come, al partito? "Eh sì, che dovevo fare? Io lavoravo tantissimo. Tutti le coccolavano, erano le mascotte". Giochi pochi, alla sede del partito radicale. "I bambini non hanno bisogno di tanti giochi, se hanno qualcuno che fa attenzione a loro. E loro erano al centro dell'attenzione: una matita e un foglio bastavano". Poi a un certo punto se ne sono andate. "Già. Uno se lo dice mille volte prima: "Se ne andranno ed è bene che sia così, anzi meglio". Ti prepari ma poi, quando davvero succede, il vuoto si sente". Che cosa ha fatto per non sentirlo troppo? "Ho cambiato casa. E' un pò difficile tornare in un posto che è piombato nel silenzio". E' servito? "L'unica cosa che serve, l'unico vero rimedio al dolore è il tempo. Peccato che ce ne voglia tanto, a far rimarginare le ferite. E guardi che io non ho spirito materno, non sono una che ai bambini fa "ciù ciù ciù ciù", anzi sono un pò carabiniere. Ma quella dotazione, quella riserva di senso materno che da qualche parte avevo, con Aurora e Rugiada l'ho esaurita. Adesso ho altri figli, altre sorelle, magari più grandi di me, persone che per le ragioni più strane sono più deboli, hanno meno opportunità: le vedo crescere con tenerezza e poi con orgoglio perché ce l'hanno fatta. I sentimenti non hanno solo a che fare con la biologia, e io non so quanto ho dato in questi anni, ma so certamente quanto ho ricevuto: tanto". Con Aurora e Rugiada ha mantenuto contatti? "Certo, ma ho voluto che fosse loro la scelta di come e quando cercarmi. Diciamo che ho lasciato la porta aperta, con le chiavi nella porta". All'inizio della nostra conversazione le ho chiesto come stesse e mi ha risposto: "Sopravvivo, già mi pare molto". Come mai? "E' un periodo complicato, per ragioni anche molto politiche e molto italiane. In gioco, con le prossime elezioni, c'è molto, ed essere radicale e liberale come me significa tornare agli anni Settanta: sei a metà tra peccato e reato. Ci aspetta l'ennesima campagna con la Rosa nel Pugno, sempre senza soldi, gli unici a dover raccogliere 180 mila firme in tutta Italia in pochi giorni per poterci presentare alle elezioni". Ce l'avete sempre fatta. Lei poi davvero non ha problemi di visibilità. "La gente forse mi ama, ma mi dà per scontata, pensa che non ci sia bisogno di votarmi: sono come una zia di famiglia, una che anno dopo anno c'è sempre. Non è così. Nel 2001 ero candidata al Senato a Milano, contro Marcello Dell'Utri: lui ha fatto man bassa di voti e io mi sono sentita letteralmente vomitata da questo Paese. Qualcuno ha detto che non è importante sapere quante volte nella vita uno cade, ma quante si rimette in piedi. D'accordo, sì. Ma quante?". In molte interviste lei parla di solitudine. "Sto pure troppo in mezzo alla gente, ma il problema è la solitudine interiore. L'atteggiamento verso di me è: una pacca sulla spalla e vai Emma, vai avanti tu che a me mi vien da ridere. Brava, la Emma, che donna! Sarebbe meglio se mi amasse di meno e mi votasse di più".





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