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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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UN BERLUSCONI BIS? SAREBBE UN VERO GUAIO

Inervista pubblicata sul numero di Oggi in edicola questa settimana. “Questo governo, privo di senso dello Stato, ha fallito in tutto, anche in economia”, dice Emma Bonino. Che coi socialisti di Borselli appoggia Prodi e ha un obiettivo su tutti: difendere la laicità del Paese, “oggi in pericolo”. E non nasconde di avere un sogno: il ministero degli Esteri. di Anna Checchi Roma – Vive sola, ma c’è tanta famiglia nella sua casa di Trastevere. Madre e padre, fratello e sorella, nipoti e cognati, tutti incorniciati e ben ordinati sulle mensole. E poi c’è lei, Emma Bonino. Lei che abbraccia Pannella. Lei tra le donne in burqa, nell’Afghanistan dei talebani. Lei in barca a vela. E ancora: le bambole comprate in Mali, il mobiletto del rigattiere, la poltrona della nonna. Frammenti di una vita piena di cose. Con la politica sempre al primo posto, nel cuore e nella testa. Minuta ma tostissima (come si è visto nello scontro con Berlusconi a Ballarò), Emma Bonino è una che non si tira indietro, quando c’è da combattere contro un’idea o una avversario. Ma sa passare veloce dalla grinta all’ironia (e all’emozione) quando parla di sé e della sua vita. All’estero è straconosciuta e stimata, soprattutto da quando, nel ’95, fu nominata Commissario europeo per gli aiuti umanitari. Da noi, invece, il suo essere trasversale ai vari schieramenti le ha un po’ complicato la vita. Questione di alleanze difficili, di posizioni non sempre inquadrabili a destra e a sinistra. Fino a oggi, e all’idea di dar vita coi socialisti democratici di Enrico Borselli a un nuovo partito, la Rosa nel Pugno, schierato con l’Unione di Romano Prodi. “Abbiamo due obiettivi”, dice: “Far vincere l’Unione. Ma anche riformare questa sinistra italiana, che non può essere solo post comunista o post democristiana”. Bonino, com’è nata l’alleanza con lo Sdi di Borselli? “Radicali e socialisti hanno antichi trascorsi. E questo è il momento giusto per dare vita a un vero e proprio partito laico-liberale. Una cosa è sicura: dobbiamo mandare a casa questa maggioranza. Altri cinque anni di Berlusconi il Paese non se li può permettere. Doveva essere l’imprenditore che portava ventate liberali. Ci lascia un’Italia a crescita zero, in crisi di speranza e con il terzo debito pubblico del mondo. Neppure l’economia è riuscito a far funzionare”. Qual è il maggior rimprovero che fa al governo Berlusconi? “La totale mancanza di senso dello Stato. Non sono mai stata conformista. Ma un minimo di aplomb istituzionale per chi ricopre certe cariche ci deve pur essere. Non mi stancherò mai di pensare che la politica ha più responsabilità del verduraio sotto casa…”. Se vince l'Unione, quali sono le vostre priorità all'interno della coalizione? ”I temi che ci stanno a cuore da sempre, la laicità dello Stato e l'innovazione economica. Quindi: difendere i pacs, rimettere in discussione la legge 40 sulla procreazione assistita, riaprire nel Paese un dibattito sul superamento del Concordato, cominciare a discutere di morte dignitosa. Questo per quanto riguarda i diritti civili. Poi ci sta a cuore l'innovazione economica: liberalizzazioni, privatizzazioni, superamento degli ordini professionali. Non si capisce perché uno che vende o compra un'auto usata in Italia debba passare dal notaio”. Sia lei che Borselli insistete molto sullo Stato laico. Pensa che in questo Paese ci sia un calo di laicità? “Sì e c’è una spiegazione. Finita la Diccì, la Chiesa non ha più avuto un partito di riferimento e dopo un po’ è scesa in campo direttamente, perché si era creato un vuoto. Normale che sia così. Solo che dall’altra parte hanno trovato una classe politica in ginocchio, che confonde il credente con il votante. Le leggi civili sono fatte per garantire la convivenza dei diversi, credenti e non credenti, non per imporre una morale, ancorché cattolica. Questo è l’Abc di una democrazia. E invece vedo tutta questa gente che ha due, tre, quattro famiglie e però vuole spiegarci come dobbiamo vivere”. La Margherita non ama i pacs e non vuole ridiscutere la legge 40. Rifondazione è contraria alle privatizzazioni. Come farete? “Tutto dipende dai rapporti di forza. Se il 9 aprile prendiamo intorno al 2 per cento, sì, entriamo in Parlamento, però diventa difficile far valere le nostre ragioni. Diverso sarà se toccheremo il 4. Ma comunque vada oggi c'è davvero bisogno di una forza liberal-socialista, che poi è quella che ha fatto grande Spagna e Inghilterra. Noi crediamo in una sinistra più moderna, alla Blair”. Se vincesse l'Unione, c’è un ministero cui tiene? “Quello degli Esteri, lo dico senza difficoltà. Sono in politica da 30 anni, e credo di aver maturato una serie di esperienze tali da poter dare un contributo importante, in campo internazionale, anche di comprensione e di iniziative diverse”. Sta studiando l’arabo, è esperta di medioriente e Paesi musulmani. Qual è la sua ricetta per difenderci dal fanatismo islamico? “Capire che quello in corso non è uno scontro di civiltà né di religione. E’ una lotta tra dittature e democrazie. Ci sono tanti Islam quanti sono i sistemi politici. L’Islam marocchino non è quello dell’Arabia Saudita. Il terrorismo si vince combattendo le dittature e per farlo occorre rafforzare tutti i movimenti di libertà che in quei Paesi sono fragili, ma esistono. Sento parlare di reciprocità. Dicono: siccome là non ci lasciano aprire le chiese, allora noi chiudiamo le moschee. Ma di quale reciprocità parliamo, nella repressione o nella libertà? Dobbiamo spingere perché nascano più chiese, non meno moschee”. Lei si è detta scettica sulle quote rosa. Perché? “In generale non mi piace un Paese organizzato a quote, non ho mai amato neppure quelle del latte o degli immigrati. Ma il problema è un altro. Questo è un Paese che si è fermato. E in un Paese fermo non c’è posto per nessuna new entry, siano donne, giovani, o nuovi cittadini. Detto questo, non dichiaro certo guerra alle quote. Ma la mia idea è un’altra. Bisogna conquistare posizioni all’interno dei partiti. Per dire: se l’Unione vincesse e Fassino andasse al governo, io mi auguro che alla segreteria dei Ds vada Livia Turco. Idem per gli altri partiti. Se non siamo presenti negli organi decisionali e stiamo lì ad aspettare che il segretario ci scelga…”. Nel governo uscente c’erano solo due donne ministro. Chiunque vinca, pensa che nel prossimo ce ne saranno di più? “Dipenderà dalla scelta del premier. Zapatero ha voluto un governo col 50 per cento di donne. Nessuna legge glielo ha imposto. Spero che, nel caso vinca, Prodi faccia altrettanto. Anche per dare un senso di svolta. In politica, come nella vita, la simbologia conta. Più donne e più giovani significa che si cambia, si riparte. Sarebbe un’iniezione di entusiasmo”. Dal 2001 ha preso casa al Cairo. Com’è vivere là per una donna? “All’inizio non è stato facile. Sa, donna sola, quasi sessantenne, bionda, senza ruolo…. Il portiere di casa non capiva. Un giorno venivano da me gli omosessuali, un altro le mutilate, il terzo arrivava la macchina di Stato della signora Mubarak: il portiere era sempre più sconvolto. Poi ho conosciuto persone, ho fatto amicizia. Però un costo di solitudine resta. Di giorno incontri, parli. Ma la sera stai lì, a guardare Al Jazeera”. Lei sembra abituata alla solitudine. Non le manca una famiglia? “Ho molti affetti. Poi c’è la passione politica, che per me è tutto. E la mia famiglia d’adozione, la casa radicale. No, non mi sento sola”. A “Le Invasioni barbariche” ha raccontato di quando, tempo fa, ha fatto da madre a due bimbe piccole che le erano state affidate. Non le manca un figlio? “Si chiamavano Aurora e Rugiada. Avevo 27 anni quando sono arrivate, e ho fatto loro da madre per qualche anno. E’ stato anche faticoso: vestirle la mattina, infilarle nella Cinquecento, portarle all’asilo, arrivare di corsa alla riunione. Quando sono andate via mi hanno lasciato un grande vuoto in casa, ma non la voglia di diventare madre. Quella l’ho sentita più tardi, verso i 38 anni, per la serie “o adesso o mai più”. Ho fatto due tentativi di fecondazione assistita in Svizzera, non riusciti, e ho lasciato perdere. Ma confesso che oggi non mi manca l’essere mamma. Forse perché sento di avere tanti figli, anche più anziani di me”. Tornando alla politica. Quando si parla di Quirinale salta sempre fuori il nome Bonino. Ci ha mai fatto un pensierino? “Il capo dello Stato lo elegge il Parlamento, non la gente, e quindi non vedo chance. Secondo un recente sondaggio, c’è un 60 per cento che vorrebbe le primarie per gli incarichi istituzionali, quindi anche per il Quirinale. Ecco, se le facessero, avrei qualche possibilità in più. Nel frattempo mi hanno chiesto di fare il presidente del comitato di pianerottolo qui accanto. Quasi quasi accetto, per allenarmi”.





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