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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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VI DICO TUTTO SULLE VOCI DEL MIO AMANTE EGIZIANO

Corriere Magazine - 1 marzo 2007 Ho passato mesi in Egitto a studiare l'arabo. Ma tutti vociferavano di una storia d'amore con un medico cinquantenne. Ora chiarisce le cose. E racconta di quando andava a ballare il valzer con il fidanzato della sorella, degli uomini che hanno avuto un'influenza su di lei e dei colleghi maschi in Parlamento. di Mirella Serri Emma Bonino, ministra una e bina con duplice poltrona, il dicastero per il Commercio internazionale e per le politiche Europee, di sfide doppie, triple e pure multiple ne ha tentate tante. L'ex Commissario europeo, pronta a finire dietro le sbarre a Kabul o a dondoIre appesa a una corda per calarsi da un elicottero in Ruanda, l'avventura governativa non la considera tra le più ostiche. «Difficile essere donna, sola in Egitto. Ci sono andata per studiare l'arabo. La solitudine è stata grande. Tutte le sere ero a casa in compagnia di Al Jazeerah. Al Cairo è inconcepibile avere un amico o un'amica egiziana con cui andare a cena fuori. La vita si svolge interamente all'interno della famiglia». Curioso. Ma la voce che correva era un'altra. Tutto il mondo politico, da Montecitorio a Strasburgo, favoleggiava su un misterioso amante del Cairo della single Bonino. Un professionista, si diceva, un fascinoso medico cinquantenne. Molto ma molto segreto. «Ma che amante d'Egitto», commenta la ministra in elegante giacca di raso rosso. «Non c'è mai stato né un medico né un beduino. La verità è che è difficile uscire dal cliché», osserva divertita. Quale? «Dai colleghi parlamentari al portiere dcl condominio del Cairo in cui abitavo, ci sono cascati tutti. "Professoressa?", mi chiedeva il custode dell'appartamento. "No", rispondevo. "Lavora all'ambasciata?". "No". "Allora ho capito. Lei vuole aprire una pizzeria". Nessuno si è potuto capacitare che io fossi andata in Egitto da sola per studiare. E si sono inventati il mio misterioso partner». Peccato. "Perché? La mia vita sentimentale è molto piena. Di amici intendo", dice la Bonino che da sempre si dichiara allergica alla convivenza (non sperimentata nemmeno con i fidanzati di lungo corso, come Marcello Crivelllni e Roberto Cicciomessere. "Innamorarsi", diceva mia madre, "è un caso. Volersi bene è un'attività". Ci vuole tempo, insomma. innamorarmi adesso? E perché no? Può sempre capitare". "Sento di essere coinvolta in una sfida", continua il ministro. "Sono ministro della Rosa nel pugno, di militanza radicale. In questo senso sono percepita anche come una presenza un po' molesta. Devo far perno sulla capacità personale, su un bell'impegno", confessa nell'edificio semideserto all'Eur che ospita il dicastero del Commercio internazionale e dove brilla un'unica luce, quella della sua scrivania. Cosa fa? Prepara alacremente, per il 5 marzo, un evento abbastanza eccezionale e bipartisan, con la collaborazione del sindaco di Milano, Letizia Moratti. Organizza nel capoluogo lombardo, a Palazzo Mezzanotte, il primo forum internazionale di donne imprenditrici: 160 italiane e 250 provenienti dal mondo arabo (dal Golfo Persico, dall'area del Mediterraneo). Chi sono i suoi maestri in questa dedizione e full immersion nella vita politica (i suoi collaboratori non hanno il coraggio di dirglielo apertamente ma stanno diventando esili come lei, magra signorina con gli occhi azzurri: al suo fianco la pausa pranzo è un'incognita e qualche volta è in forse pure la cena)? "Tra i viventi senza dubbio Pannella. Tra chi non c'è più, Leonardo Sciascia. A Montecitorio una volta si stava discutendo del cosiddetto scandalo delle lenzuola d'oro, ovvero dclila vicenda degli appalti truccati delle Ferrovie dello Stato. Lui osservò che la "miseria", disse proprio così, che lo colpiva non era tanto la corruzione quanto l'omertà delle coscienze, la cultura dell'essere furbi a tutti i costi. Di lui ero anche un po' invidiosa". Perché? "Per la scrittura. Una dote che proprio non posseggo. Io faccio fatica a scrivere, non mi riesce facile". Un altro tutor della sua educazione sentimentale? "Mi piacciono le persone complicate, difficili, e Altiero Spinelli proprio lo era. Quando sono stanca mi si incurva la schiena. Eravamo all'aeroporto, in attesa di imbarcarci. Mi disse che per star eretta era meglio girare in avanti le palme delle mani. Sarei diventata come un fuso. Fortunata coincidenza? Tutti e due, Sciascia e Spinelli, in modi diversi dicevano la stessa cosa, come si tiene la schiena dritta". IL MORSO DI MONTEZEMOLO Oggi riesce a star eretta e a non pencolare all'ingiù se Confartigianato, Confapì o tanti piccoli e grandi imprenditori avanzano richieste o promettono battaglia? Con Confindustria, come se la cava? "Ho un buon rapporto con Luca Cordero di Montezemolo. Ha una notevole apertura sul mondo. Mordiamo il mondo, è il suo messaggio. E anche il mio". Parole sante. Vengono da una che il mondo lo ha addentato e masticato: langarola della Cascina del Torasso, nella fattoria fra Bra e Madonna del Pilone, la Bonino è cresciuta fra mucche e braccianti. "Se parliamo di ostacoli che ho dovuto superare, un'ardua impresa è stata quella di convincere mio padre a farmi proseguire negli studi. Non usava. Ero sempre l'unica ragazza in mezzo a frotte di maschi". Corteggiatissima? "Macché. Ma per me era inessenziale. Mi piaceva soprattutto ballare. Valzer, tanghi, balli lenti e svelti, come si diceva allora. Ballavo con il ragazzo di mia sorella. Era piuttosto carina e io le rubavo i vestiti per diventare come lei. Dalla famiglia ho comunque acquistato il senso della concretezza e dei piedi per terra. Mia madre", racconta ridendo, "quando mi ha regalato l'appartamento a Trastevere non me l'ha intestato. Non si fidava". IL BIGLIETTINO DI COSSIGA Oltre a Montezemolo, tra gli industriali, chi percepisce come consanguinei, come compagni sodali? "Premesso che in generale credo di avere una buona intesa con gli imprenditori, certamente ce l'ho in particolare con Sergio Dompé, industriale farmaceutico, per via anche della battaglia sulla questione controversa delle biotecnologie. Comunque non frequento i salotti né i santuari del potere". È asociale? "Per nulla. In generale - ma soprattutto in politica - apprezzo tutti quelli che non sono contorti o poco diretti". A chi la palma della franchezza? "Pierluigi Bersani è semplice, alla mano. Non arrogante, né spocchioso. E poi c'è Clemente Mastella. Per chi non lo conosce sembra la massima espressione dello spirito bizantino. E invece è esplicito, senza ritrosie, ambiguità. Vannino Chiti fa il mestiere più difficile del mondo, quello dei rapporti con il Parlamento. Anche lui ha una sua capacità di spontaneità e di immediatezza. Mi convincono molto le persone determinate come Letizia Moratti, Anna Finocchiaro, Giulia Bongiorno, Rosy Bindi. Apprezzabile è Luigi Nicolais, così preciso nelle sue mansioni... non si dà arie". Già. Ma a Palazzo Chigi sono proprio tanti quelli che si sentono pavoni? "Non c'è una grande apertura verso il gentil sesso. Giuliano Amato nel 1998 propose una donna al Quirinale. La reazione fu di tale stupore, di tale attonito sconvolgimento che si trovò costretto a precisare: "Ho detto una donna non uno scarafaggio". Alcuni hanno la tendenza a considerare gli altri insetti molesti". Specie se donne, dunque? "Donna-ministro è un connubio difficile. Non è molto cambiato rispetto ai miei esordi in politica. Devi dimostrare che sei sempre qualcosa in più. Quando sono entrata in Parlamento sono approdata alla Commissione esteri, poco frequentata dalle donne, e una delle mie prime relazioni è stata sui servizi segreti. Ero emozionata e mi ero preparata parecchio. Quando ho finito il mio intervento mi è arrivato un bigliettino di Francesco Cossiga: "Cara collega, lei oggi è molto elegante". Che dire? La politica è anche questo". Nella foto Emma Bonino e Leonardo Sciascia nel 1979, entrambi deputati radicali al Parlamento italiano: due approcci alla sacralità della legge, delle istituzioni, della giustizia sociale, due percorsi personali e culturali, riuniti nella battaglia radicale durante gli "Anni di Piombo".





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