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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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SONO MINISTRO, MA IN ITALIA IL POTERE E' UOMO

Chi - 10 maggio 2007 "La sconfitta di Ségolène Royal? Lei ha vinto comunque", dice la titolare dei dicasteri del Commercio Internazionale e per le Politiche europee, che ci ha aperto la sua casa in Trastevere. E spiega: "Da noi è diverso. Se io, donna, voglio una poltrona, devo toglierla a un maschietto" di Giulia Cerasoli Domenica a casa di Emma. Anzi, nella casa «dei criceti», come la chiama lei, ministro del Commercio Internazionale e per le Politiche europee, nata a Bra (Cuneo) nel 1948, pasionaria storica del partito Radicale, ex commissario europeo e già candidata alla presidenza della Repubblica, molto prima di Ségolène Royal. Emma Bonino, unica rappresentante del governo Prodi a vestire una (scarsa) taglia 40, abita da circa 30 anni in uno splendido appartamento trasteverino cielo-terra, dove la superficie totale delle scale supera di gran lunga quella degli ambienti, che sono distribuiti su tre piani più la terrazza. «Comprandola mia madre mi disse: “Come farai da vecchia con tutte queste scale?”. Ma io avevo solo trent’anni allora», racconta, scendendo dalla camera da letto con due giacche vietnamite double face in mano. «L’appartamento se lo intestò lei, comunque. Aveva paura che me lo vendessi prima o poi per finanziare qualche campagna… E, infatti, non aveva torto perché una volta ci misi un’ipoteca per una causa del partito. Quando l’ha saputo ne ha fatto un dramma. Ma sono riuscita a riscattarlo». Nel salotto che si affaccia sulla piazzetta e sui tetti, foto di viaggi, bambini e compagni di partito riempiono gli spazi lasciati dai libri e dai quadri. Una pietra quadrata con scritto sopra solo «Emma», è al centro del tavolino basso in mezzo a ricordi di ogni continente. Sulla parete della romantica camera da letto, invece, sono appese sei o sette giacchette multicolori di seta. Indiane, forse anche coreane. Ministro, ma quante giacche ha? «Sono una gran comodità. Un paio di pantaloni neri e una serie di giacche da alternare, a seconda dell’occasione. Questa costa dieci euro. Me l’ha comperata un’amica al mercatino. Io odio fare shopping. Così mia sorella e le mie amiche mi comperano giacche dove capita. Oppure mi passano le loro. Credono sempre di dimagrire e invece non riescono a entrarci. A me vanno benissimo». Non ha mai avuto problemi di linea? «Assimilo poco fin dallo sciopero della fame del ’76: durò circa 60 giorni. Da allora ho il metabolismo accelerato. A Marco (Pannella ndr) è accaduto l’esatto contrario». Sabato 12 maggio, mentre i cattolici si mobiliteranno per il Family day, avete organizzato una contro manifestazione laica a piazza Navona. Ce l’ha con la famiglia? «Ma no. In realtà quella è la data storica della vittoria radicale per il divorzio. Non volevamo farci scippare pure la celebrazione del divorzio. E poi il coraggio laico oggi è merce rara. Non siamo affatto contro la famiglia. Vorremmo solo che gli italiani, quando non possono sposarsi, abbiano la possibilità di organizzare gli affetti nel modo migliore, per tutelare figli e conviventi. E poi credo che alla politica tocchi occuparsi dei diritti, non dei peccati». Perché non si è mai sposata? «Per mancanza di tentazioni…Insomma, non me l’ha mai chiesto nessuno». L’imitatrice Gabriella Germani, che le fa la caricatura tutti i giorni su Viva RadioDue da Fiorello, e ora a Markette, ha parlato anche della vostra manifestazione di sabato. «Già e mia sorella ha creduto fossi io, quella alla radio. La Germani con la mia voce raccontava di un signore che aveva deciso di partecipare con la prima moglie al Family day e di pomeriggio venire da noi con la seconda compagna...Geniale! Mia sorella ha pensato fossi diventata pazza». Ségolène ha perso. Al di là dello schieramento politico. Per le donne è sempre difficile. Più da noi, certo. Lei però è contraria da sempre alle quote e ora anche all’abbassamento dell’età pensionabile proposto dal ministro Barbara Pollastrini. Come se ne esce? «Prima di tutto la Royal ha vinto comunque. Come immagine, come impatto. La sua rivoluzione culturale l’ha compiuta, al di là de fatto che Sarkozy ora è presidente. Da noi è diverso. Prima di tutto è un problema di potere. Se io donna voglio quella poltrona, devo toglierla ad un maschietto. Poi c’è il fatto che da noi le donne hanno da sempre come primo obiettivo la cura della famiglia, dei figli e degli anziani. Se ci rimane tempo e ce la facciamo, lavoriamo pure. Nel nord Europa è diverso. Non c’è un obbligo familiare per le donne. E se un signore lava i piatti, non è un reato. In Italia una donna di potere, di grande potere, è ritenuta una bizzarria. Smettiamo subito di considerarci una categoria e cominciamo a potenziare i servizi. Io, ad esempio, mi sento molto più in sintonia con un uomo che non con una donna come la senatrice Binetti». Anche lei vittima di uno stereotipo? «Certo, volevo fare il ministro della Difesa e mi hanno detto: come fai con quel fisico? Perché Parisi è alto due metri, forse? E’ maschio però e questo conta. Basta guardare i Tg. Tra tutti quei faccioni della politica, nemmeno una donna. Sembriamo un paese monosesso». Quando è andata a studiare arabo da sola a Il Cairo ha avuto problemi. «Spesso inviavano giornalisti per scoprire se avevo un fidanzato egiziano. Purtroppo non c’era. Anche il mio portiere locale era sconvolto. Mi chiese subito: quando arriva suo marito? Risposi: lo cerco da quarant’anni, si rassegni». Ha avuto due legami lunghi, con Massimo Crivellini prima e con Roberto Cicciomessere dopo. Ma non ha mai voluto convivere. «Non è capitato. Stando tutto il giorno insieme al partito, la sera avevo bisogno di respirare. La convivenza è un grande esercizio di disciplina. Roberto però viveva qui accanto». Dica la verità, lei che è una delle donne note per essere coraggiose, aveva paura? «Sì, sono una che non sa dire “per sempre”. Troppo impegnativo. Come un figlio. Anche quello è per sempre». Però ha allevato per anni due bambine italiane non sue, Aurora e Rugiada. «Un’esperienza bellissima. Le famiglie erano in difficoltà. Così le ho cresciute e ho espresso con loro tutto il mio spirito materno. Abitavamo tutte insieme, io e loro, con Adelaide Aglietta e le sue bimbe a via Giulia. Gli uomini? Solo di passaggio. Poi tutto è finito perché le mie bambine sono tornate con le loro famiglie. Sono andate via la stessa settimana. Non ce l’ho fatta a restare in quella casa. Così, mia madre ha comperato questa». Le vede ancora? «Poco. Non stanno a Roma. Aurora ha 30 anni, ha avuto un bambino. Si chiama Mattia ed è bellissimo. Sono nonna». E’ vero che il suo impegno sull’aborto partì da una dolorosa esperienza personale? «Sì, avevo 27 anni e mi sottoposi ad un aborto clandestino. Rimasi sconvolta. Con Adele Faccio fondai nel 1975 il CISA, il Centro Informazione sulla sterilizzazione e l’aborto». Recentemente ha lavorato con il sindaco di Milano Letizia Moratti, un’altra donna della Cdl con cui ha legato molto? «Stefania Prestigiacomo. La trovo in gamba, molto». Si ricandiderebbe al Quirinale? «Culturalmente lo rifarei, anche se non mi eleggerebbero mai». Parla cinque lingue e gira il mondo più di prima per incentivare l’esportazione del made in Italy. Anche tra gli imprenditori, le donne scarseggiano. «E’ vero ma. stanno aumentando. Oggi il mercato interno è saturo quindi, per far correre l’economia, l’export è una gamba essenziale. Sono molto soddisfatta anche perché tutti i contatti stabiliti in Medio Oriente e in Asia negli anni passati, ora mi tornano utilissimi». Qual è lo stile Bonino? Un paio di pantaloni e una collezione di giacche sempre pronte da mettere in valigia? «Sì, molto pratico. Queste due giacche, ad esempio, nemmeno si stirano e hanno dei colori bellissimi. Personalmente faccio acquisti solo in aereoporto, se il volo ritarda. Le borse invece sono la mia passione. Ho la fortuna di essere amica delle Fendi, che le fanno bellissime, soprattutto grandi e piene di tasche. Loro sì che hanno una vera famiglia matriarcale». La sua passione oltre le borse? «La politica». Via, avrà un po’ di tempo libero ogni tanto. «Mi piace andare a vela, con le mie amiche single. E fare immersioni una settimana l’anno. In Mar Rosso, magari. Mi spiace solo che non abbiano ancora inventato un modo per fumarsi una bella sigaretta seduti comodamente sott’acqua. Con tutti quei pesci colorati che ti girano intorno».





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