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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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SCONGELIAMO L'ICE

Panorama Economy - 21 giugno 2007 Nel 2007 le vendite del «made in Italy» corrono. Però oggi le missioni degli enti locali sono troppe. E anche l'Istituto per il commercio estero va ripensato: così, nei prossimi 3 anni... di Gianluca Ferraris Le missioni imprenditoriali in giro per il mondo. Troppe. No, troppo poche. L'Istituto per il commercio estero? Solo un vecchio «carrozzone». No, uno strumento utilissimo. Le fiere? Da difendere. No, da rivoluzionare. C`è grande confusione sotto il cielo del made in Italy. Lunedì 11 giugno, a Roma, il ministro per il Commercio internazionale Emma Bonino ha presentato le nuove linee guida che nei prossimi tre anni dovranno dare nuovo impulso all'export italiano. Un piano ambizioso, che ha avuto se non altro il merito di riaccendere il dibattito su un tema fondamentale per l'avvenire delle imprese. Sul banco degli imputati c'è il sistema pubblico destinato a promuovere le imprese e i prodotti italiani sui mercati esteri: un insieme di attività che è accusato, spesso a ragione, di incidere poco e di disperdere le (poche) risorse disponibili. Negli ultimi 12 mesi, la forte ripresa delle esportazioni italiane, che nel 2006 sono cresciute del 9,1 %, e le polemiche sui costi della politica hanno riportato il tema al centro dell'attenzione. Quasi un anno fa, a scagliare la prima pietra, durante un confronto con il ministro, era stato il presidente di Confindustria: «Il sistema pubblico dovrebbe aiutare le imprese e i produttori nazionali a muoversi più agevolmente sui mercati esteri» aveva dichiarato Luca Cordero di Montezemolo lo scorso 28 luglio. «Purtroppo grava pesantemente sulle tasche di tutti e non funziona come dovrebbe». Musica per le orecchie del ministro Bonino, che sin dall'inizio della legislatura aveva deciso di puntare tutto sulla riforma degli strumenti di sostegno al commercio estero. Con un obiettivo preciso: porre un freno alle migliaia di iniziative organizzate dagli enti locali. A suo dire, solo viaggi dispendiosi, scoordinati rispetto alle missioni ministeriali, privi di ritorni economici reali e spesso facile bersaglio per gli attacchi delle opposizioni. Gli esempi si sprecano: è accaduto perla manifestazione «Sicily in California» (50 mila euro di spese per piazzare i prodotti dell'isola nei ristoranti di Los Angeles) e per le due settimane di tour latino-americano di Toscana Promozione, l'agenzia regionale con un budget dì 9 milioni l'anno. PROMOZIONE NEL MIRINO. Peccato che la riforma del titolo V della Costituzione, sdoppiando le competenze sul tema tra Stato e Regioni, abbia privato il ministero di poteri reali. In materia di promozione, gli enti locali oggi sono liberi di procedere in ordine sparso, e anche se qualche governatore (il toscano Claudio Martini e il veneto Giancarlo Galan su tutti) sembra voler raccogliere l'invito del governo a studiare strategie comuni, su questo fronte la situazione resta confusa. Così le attenzioni di Bonino e del suo staff si sono rivolte verso l'Ice. Da tempo l'Istituto per il commercio estero, fondato nel 1926 e dal 2005 presieduto dall'ex ambasciatore Umberto Vattani, «galleggia» tra crisi di identità, proposte di riforma abbozzate e qualche malumore di troppo da parte dei suoi «clienti», ossia le imprese italiane in cerca di aiuto sui mercati internazionali. La prima mossa del ministro, nell'estate 2006, è stata la sostituzione del direttore generale Ugo Calzoni con Massimo Mamberti, già plenipotenziario dell'ente a New York, Parigi e Mosca. La scelta aveva ottenuto la benedizione di Confindustria, che pure aveva chiesto a Bonino la nomina di un esterno. Alla metà di giugno, infine, il ministro ha presentato il piano di rilancio vero e proprio: 12 pagine, per una buona metà dedicate a ridefinire proprio il ruolo dell'Ice. Nei prossimi tre anni, l`istituto dovrà spostare il baricentro verso i mercati emergenti, con una particolare attenzione a quelle aree dove le aziende italiane hanno più bisogno di essere seguite per non perdere competitività. Contemporaneamente, bisognerà intervenire anche sulla distribuzione delle risorse: oggi solo 370 dipendenti su un totale di 1.100 lavorano all'estero, e quelli impegnati sui fronti «caldi» del Far East e dell`ex Unione Sovietica sono davvero pochissimi. Al contrario, il numero delle iniziative (sono state quasi 900 nel 2006) sembra eccessivo e dispersivo. E c`è anche un problema di anzianità: «Quando sono entrato io all'Ice» dice Mamberti a Economy «avevo 24 anni. Oggi ho controllato: l'impiegato più giovane ne ha 38. Abbiamo grandi potenzialità, ma qualche concorso in più non guasterebbe». TAGLI SCONGIURATI. Per i concorsi, e per tutto il resto, serve però denaro fresco. Quando l'11 giugno ha presentato le linee guida del suo piano strategico, Emma Bonino ha chiesto al presidente del Consiglio Romano Prodi di raddopiare il budget a disposizione delle attività internazionali già a partire dal 2008, sottolineando come quello degli altri Paesi europei sia fino a cinque volte superiore rispetto ai 60 milioni di curo gestiti dall'Ice. Un bel passo in avanti rispetto a sette mesi fa, quando dalle pieghe della Legge finanziaria era addirittura emersa per l'Ice l'ipotesi di un taglio di spesa del 25% (pari a 17 milioni): se fosse stato approvato, avrebbe obbligato Vattani a chiudere 40 sedi su 101. «Col nuovo programma arriveremo a 130 distaccamenti entro il 2007» calcola oggi Mamberti «e tutte le nuove aperture riguarderanno i mercati emergenti». Le imprese sembrano scettiche. Flavio Sgambaro, titolare della jolly Sgambaro di Padova, racconta che «a New York, al Fancy food show, l'organizzazione degli stand curata dall'Ice è stata davvero inadeguata». Altri sottolineano che negli altri Paesi europei gli omologhi dell'Istituto, pur ricevendo sovvenzioni da più ministeri, non ne dipendono strettamente e vengono gestiti con criteri «privatistici». Pur promuovendo in pieno l'attività e i risultati operativi dell'Istituto, anche la Corte dei conti, analizzando i bilanci dell'istituto dal 2000 al 2005, ne ha criticato la gestione finanziaria, invitando il consiglio d'amministrazione «ad adottare tutti i provvedimenti necessari affinché siano rispettati i limiti finanziari d'intervento e ricorrendo a maggiori verifiche periodiche». Ribatte Mamberti: «Le economie di scala sono sempre possibili e noi siamo i primi a volerle mettere in pratica. Ma quel che conta sono i risultati». Esiste un serio problema di governance per il nostro export: se Ice e ambasciate fossero aziende private, sarebbero fallite da tempo. LE LINEE DEL «PIANO BONINO» VERIFICA CONCRETA DEI RISULTATI La programmazione delle attività promozionali dell'export passa da annuale a triennale, in linea con le politiche dei Paesi Ue. Diventa obbligatorio elencare e valutare i risultati concreti di ogni missione all'estero: numero di visite, contatti, accordi siglati, ritorno sull`investimento effettuato. PIÙ COORDINAMENTO TRA GLI ENTI Il ministero per il Commercio internazionale costituirà un «tavolo tecnico» con Sace, Simest, associazioni di categoria ed enti locali per migliorare il coordinamento delle missioni all`estero. L'obiettivo è di scongiurare il maggior numero possibile di sovrapposizioni. IL RIPOSIZIONAMENTO DELL'ICE A prescindere dai fondi assegnati nei prossimi tre anni, la struttura dell'istituto per il commercio estero verrà rivista. Oltre a un ringiovanimento degli organici, è previsto lo spostamento di personale verso mercati strategici come India, Russia, Medio Oriente ed Europa orientale. Nuovi uffici apriranno in Brasile, Azerbaigian e Sudafrica. LA RIPARTIZIONE DELLE RISORSE Il grosso delle risorse sarà ancora destinato alle «4 A» (abbigliamento, alimentare, arredo e automazione), che da sole valgono tre quarti del nostro export. Ma sono previste azioni di sostegno anche per settori emergenti come biomedicale ed energia alternativa, oltre a un «focus» più specifico sulla promozione del cinema italiano.





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