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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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EMMA BONINO, DONNA IN POLITICA. CON LA VALIGIA

Lettera della scrittrice e giornalista Maria Latella al direttore di Io Donna, Fiorenza Vallino Cara Fiorenza, un luogo comune alquanto consolatorio vuole le donne di oggi più coraggiose e più pragmatiche degli uomini. Può non essere vero in generale, ma in politica certamente sì. In politica, quando una donna decide, va fino in fondo, corre dei rischi. E’ stato vero per Margaret Thatcher, per Hillary Clinton. In Italia mi viene in mente la scelta di Emma Bonino. Nel ’99, sia pure per l’espace d’un matin, è stata una star di prima grandezza: manifesti, firme, l’intellighenzia e la gente comune l’avrebbero voluta al Quirinale. Era un test di solidità: l’essere diventata così popolare avrebbe potuto darle alla testa. Non è successo. Dal giugno del 2000, più o meno stabilmente, Emma Bonino s’è trasferita al Cairo. Per imparare l’arabo. Quanti cinquantenni di successo l'avrebbero fatto? Scrivo di generici cinquantenni perché escludo che un altro politico, noto quanto Emma Bonino o anche meno, avrebbe trovato il coraggio di sparire dalla scena mediatica. Vivere dieci giorni al mese al Cairo (e consumare lì le vacanze, studiando ogni giorno) non è come stabilirsi a Manhattan o a Parigi. Ci si può sentire molto soli, nonostante il calore e la simpatia della gente. Tanto più se si è donne e senza un incarico ufficiale. Perché Emma Bonino al Cairo c’è andata senza che nessuno l’abbia mandata, come faceva Oriana Fallaci all’inizio della carriera di reporter di guerra: partiva per il Vietnam senza che il suo direttore si sognasse di inviarcela. Emma Bonino ha scelto: per curiosità, perché le interessa lavorare per il Medio Oriente (c’è chi pensa a lei come commissario straordinario per l’Iraq) e perché, a differenza di altri, può fare a meno della ribalta. Quanti, dopo essere stati commissari dell’Unione europea e virtuali candidati al Quirinale, si sarebbero accontentati di tornare a fare l’europarlamentare semplice? I nostri politici, una volta candidati a qualcosa, pensano d’aver comunque diritto a una Farnesina di consolazione, a una presidenza della Camera. Invece, c’è chi fa la valigia, e parte per il Cairo. A imparare l’arabo e molte più cose di chi rimane a intrigare in Transatlantico.





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