sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 dicembre 2018 
LunMarMerGioVenSabDom
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> Vita


BUSH, PERCHE’ NON HAI DIMESSO MR RUMSFELD?

di Paolo Manzo Emma Bonino è in piena campagna elettorale con la sua lista per il Parlamento europeo ma, soprattutto, è uno dei personaggi che meglio rappresenta la straordinaria forza delle donne in politica. Paladina delle lotte femminili degli anni 70, sequestrata a Kabul dai talebani quando era Commissario Ue, fu rilasciata dopo quattro ore e, immediatamente, denunciò al mondo le terribili condizioni delle donne afghane. Ma, oggi, a tener banco non è tanto il burqa, bensì Lynndie England, la soldatessa Usa fotografata più volte mentre torturava i prigionieri iracheni di Abu Ghraib.

Da sempre lei si batte per i diritti delle donne. Adesso, a causa di quelle foto, non rischiamo di tornare indietro nella lotta per l’emancipazione femminile nel mondo islamico?
Le torture inflitte a prigionieri iracheni inermi è inammissibile e l’impatto devastante sull’opinione pubblica araba è evidente. Il fatto poi che vi siano delle giovani donne tra i colpevoli di queste efferatezze rende il tutto ancor più raccapricciante. Che ciò comporti il rischio che la lotta per l’emancipazione femminile nel mondo islamico possa far passi indietro è, forse, qualcosa che dobbiamo mettere nel conto. Per questo penso che l’impatto negativo poteva essere per lo meno attutito da una immediata assunzione di responsabilità politica da parte della catena di comando americana. Senz’altro avrebbe dato un segnale forte a tutta la comunità araba, in particolare agli iracheni che non hanno mai visto un aguzzino di Saddam pagare per i propri misfatti. Una democrazia si risolleva sempre ed è nell’interesse di tutti, non solo delle donne arabe, che gli Stati Uniti dimostrino di essere in grado di farlo.

L’Europa accoglierà Bush il 4 giugno: una visita poco tempestiva?
Non credo si debba ripudiare la storia o disconoscere il ruolo degli americani che hanno liberato l’Europa dal nazi-fascismo sabotando la partecipazione del Presidente degli Stati Uniti al 60° anniversario della liberazione di Roma, avvenuta il 4 giugno del ’44, o dello sbarco in Normandia. La nostra Repubblica e la nostra Costituzione nascono proprio dalla liberazione e la sua ricorrenza ha un grande valore simbolico ancora oggi proprio per quello che sta accadendo nel mondo.

L’allargamento della UE – a tuo avviso – porterà a un maggiore peso dell’Europa nello scenario internazionale?
Sì, se la Ue saprà raccogliere con ambizione le tante sfide che abbiamo di fronte, lasciandosi alle spalle le sue reticenze, i suoi timori, le sue esitazioni così prevalenti oggi. Da tempo oramai si sprecano le analisi sul declino europeo, si declamano gli obiettivi altisonanti di Lisbona, si dichiara solennemente di riconoscere la necessità di adeguarsi alla sfida cinese o indiana: rischiano di rimanere una serie di vuoti proclami se non si trova la forza per dare una spinta innovativa, una spallata radicale a quest’Europa, tale da farle ritrovare la sua anima, una sua capacità d’iniziativa che la sottragga alla condanna di essere un’entità geografica o poco più, un periferico concertino di medie e piccole potenze.

Quindi lei è favorevole a un ulteriore allargamento della Ue, coinvolgendo anche la Turchia?
Sì, sono favorevole a ulteriori allargamenti. Non dobbiamo limitarci a guardare alle mappe o, come si dice, ad un’Europa “dall’Atlantico agli Urali”, ma includendo quei paesi dell’area che praticano la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto. Per questo noi radicali diamo un priorità molto alta all’ingresso della Turchia, anche se in Europa spira un vento sempre più contrario, perché riconosciamo gli indubbi progressi che ha saputo realizzare come l’abolizione della pena di morte, le riforme del codice penale e la concessione di diritti alle minoranze. O, per rimanere nel Mediterraneo, anche di Israele che un recente sondaggio ha dimostrato che l’85% dei suoi abitanti è favorevole all’entrata nell’Unione europea.





Altri articoli su:
[ Unione Europea ] [ Allargamento ] [ Iraq ]

Comunicati su:
[ Unione Europea ] [ Allargamento ] [ Iraq ]

Interventi su:
[ Unione Europea ] [ Allargamento ] [ Iraq ]


- WebSite Info