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TIME FOR PRESIDENT BONINO

Girlfriend in a Coma - April 17, 2013

by Bill Emmott

It is a sweet paradox—or should that really be a sour paradox? Italy’s current political paralysis is the result of the failure of the old political parties, and of anger at the old political ways of doing things. Yet this week’s choice of a new President of the Republic, one that is so vital for shaping the future of the country’s democracy over the next seven years, will be made by those same political parties, with a minimum of transparency and a maximum of behind-the-scenes intrigue and bargaining.
Who to choose? A President of the Republic is not meant to be a revolutionary, a Cavour or Garibaldi. But he or she is meant to be the chief guardian of the constitution, of the proper functioning of the institutions of the State. And a fatherly or motherly guide to her unruly child’s next steps.
To be that guardian or parent means also to be like an honest hospital doctor, speaking frankly about the patient’s true condition, making clear recommendations about what should be done, encouraging the patient to behave in ways that would be better for their health. That means, too, that to be President is to be in a position of great trust.
The new President will have an unenviable immediate task. They will have no time to learn their way into the job. Immediately, they have to oversee the process either of trying to form a government or of calling new elections. Experience and cool, sound judgement will count for a lot.
To us outsiders, the choice looks quite straightforward. Drop anyone obviously divisive, or unlikely to be trusted, or clearly inexperienced. That gets rid of almost everyone being discussed in the media. It leaves just two names: Emma Bonino and Giuliano Amato.
Emma Bonino would, as a woman and as a fighter for so many causes, be by far the more exciting choice.
She would be GIAC’s choice too. She has the experience both in Rome and in Brussels, she has the huge respect for the rule of law and for democratic institutions that a President needs, she would unite and inspire a country so often divided by gender, and she would be a dramatic symbol that Italy is waking up and wants change. She would be potentially a political version of Pope Francis.
The difficulty is that Italian politicians have typically not favoured excitement, especially in the Quirinale. Emma Bonino may have staged too many hunger strikes in the past to have a chance of being chosen.
Giuliano Amato would be popular abroad, and would command widespread trust, despite the residual suspicion over his historic relationship with Bettino Craxi. GIAC has occasionally even been criticized by audiences for including him in the film. Our question would instead be whether he is brave enough, whether he would be willing enough to speak out, when necessary.
In our film he quoted a Neapolitan saying “A da passà a nuttata” complaining about the short time he had to make reforms when he was in government. If he goes on the “Colle”, he will have 7 years and no excuses not to push reforms from above. As head of the celebrations for the 150th anniversary of Italian unification he has had plenty of opportunities to understand how much Italy still is divided. As he is a more experienced and competent guide than most candidates, sufficiently above the party fray to carry respect, there can surely be no one better qualified right now.
Let the best woman or man win. If it is not either Emma Bonino or Giuliano Amato, then that will be a truly worrying sign, an indication that Italian politics remains in a coma.
Italian version
E’ un dolce paradosso – o non dovrebbe piuttosto essere amaro? L’attuale paralisi politica dell’Italia è il risultato del fallimento dei vecchi partiti e della rabbia per i vecchi modi di fare politica. Eppure, la scelta di questa settimana di un nuovo presidente della Repubblica, così vitale per plasmare il futuro della democrazia del Paese nel corso dei prossimi sette anni, sarà affidata a quegli stessi partiti, con un minimo di trasparenza e un massimo di intrighi e di contrattazione dietro le quinte.
Chi scegliere? Un Presidente della Repubblica non è destinato a essere un rivoluzionario, un Cavour o un Garibaldi. Ma lui o lei deve saper essere il primo custode della costituzione, del corretto funzionamento delle istituzioni dello Stato. Una guida paterna, o materna, per i futuri passi del suo indisciplinato figliolo.
Essere quel tutore o genitore significa anche avere la tempra di un medico ospedaliero onesto che sa parlare francamente al paziente, facendogli raccomandazioni oneste su ciò che dovrebbe essere fatto, incoraggiandolo allo stile di vita migliore per la sua salute. Questo per dire che essere presidente significa anche avere una posizione di grande responsabilità.
Il nuovo presidente avrà un compito immediato non certo invidiabile. Non ci sarà tempo per imparare il mestiere. Toccherà immediatamente sovrintendere alla formazione di un nuovo governo o indire nuove elezioni. L’esperienza e la padronanza di giudizio conteranno molto.
Per noi profani, la scelta da fare sembra abbastanza chiara. Meglio lasciar perdere chi potrebbe rappresentare motivo di divisioni, o chiunque sia inaffidabile o chiaramente inesperto. Questo criterio elimina quasi tutti i nomi discussi sui media. E ne lascia solo due: Emma Bonino e Giuliano Amato.
Emma Bonino in quanto donna e combattente di tante cause, sarebbe certamente la scelta più entusiasmante. Sarebbe anche la scelta di GIAC. Ha esperienza politica sia a Roma che a Bruxelles, riserva il massimo rispetto per il ruolo  dello stato e per le istituzioni democratiche, ciò che necessita a un Presidente. Riuscirebbe a unire e inspirare un paese troppo spesso diviso dalle disuguaglianze di genere. La sua elezione rappresenterebbe il segno che l’Italia si sta risvegliando e vuole cambiare. Sarebbe potenzialmente una versione politica di Papa Francesco.
L’ostacolo alla sua candidatura è però rappresentato dai politici italiani, non troppo avvezzi a una scelta così radicale, soprattutto per il Quirinale. Può darsi che abbia proclamato troppi scioperi della fame in passato per avere una possibilità di essere scelta.
Giuliano Amato sarebbe popolare all’estero e godrebbe di una vasta considerazione, nonostante il sospetto residuo sul suo rapporto storico con Bettino Craxi. GIAC, occasionalmente è stato criticato dal pubblico per averlo fatto apparire nel film. La nostra domanda invece verte sul suo coraggio, sulla sua volontà di parlare chiaro, quando necessario.
Nel nostro film cita un detto napoletano “Ha da passare a nuttata” lamentandosi per il poco tempo concessogli per varare le riforme necessarie quando era al governo. Se sarà lui a salire al Colle, avrà a disposizione 7 anni, un tempo sufficiente per incoraggiare tutte le riforme. Quando era Presidente dei Garanti per il 150° anniversario dell’unità d’Italia ha avuto certamente modo di capire quanto sia ancora frammentato il paese. Ma è una guida esperta, sufficientemente al di sopra delle parti per essere rispettato, non ci può essere sicuramente nessuno più qualificato di lui, ora come ora.
Lasciamo che sia il migliore a vincere, uomo o donna che sia. Se non dovesse essere Emma Bonino o Giuliano Amato, allora sarà un segnale davvero preoccupante, un’indicazione che la politica italiana è ancora in coma.

 

 





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