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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO/APPELLO: I GOVERNI IMPLEMENTINO LE RIFORME GIA' ADOTTATE

Noi sottoscritti, deputati e senatori, esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per una serie di misure proposte per riformare la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Alcune di queste misure sono benvenute, come per esempio una maggior responsabilità degli Stati nell'attuazione delle sentenze della Corte e quelle tese a migliorare le procedure di selezione dei giudici candidati a livello nazionale. 

Tuttavia, altre proposte attualmente contenute nel progetto di dichiarazione da concordare alla Conferenza di Brighton, prevista dal 18 al 20 aprile, rappresentano un serio rischio per la capacità della Corte di salvaguardare i diritti umani. In particolare, restringere il diritto di accedere alla Corte significa andare contro lo scopo stesso della Convenzione Europea sui Diritti dell'Uomo, che è quello di garantire alle vittime che non riescono a ottenere giustizia a livello nazionale di adire, in via sussidiaria, alla Corte europea. 

L'impatto di tali misure sarebbe particolarmente dannoso per i cittadini di paesi privi di sistemi giudiziari indipendenti ed efficaci. Se è vero che il numero di casi in attesa di pronunciamento presso la Corte è molto elevato, è anche vero che le riforme introdotte solo due anni fa dal Protocollo n. 14 alla Convenzione hanno superato ogni aspettativa nell’accelerare la risoluzione dei casi pendenti. Inoltre, varie riforme che potrebbero ulteriormente aumentare l'efficienza della Corte non hanno ancora dato i loro pieni effetti. Grazie alle misure introdotte con il Protocollo n.14, la Corte conta di smaltire l'arretrato entro il 2015. 

Quanto al “caso Italia”, vale la pena di ricordare che l'Italia rimane nel gruppo di testa per quanto riguarda il numero di sentenze di condanna, soprattutto con riferimento all'irragionevole durata dei processi, e per il numero di ricorsi pendenti, tanto che il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, già nel 2010, ha definito “grave il pericolo per lo stato di diritto” in Italia che si materializza nella “negazione dei diritti sanciti dalla Convenzione”. 

Alla luce di queste considerazioni, sollecitiamo i governi a non riformare ulteriormente la Convenzione in questo momento. Li incoraggiamo invece a consentire che le riforme già adottate facciano il loro corso e a sostenere la Corte fornendo le risorse necessarie per garantirne il buon funzionamento. Vorremmo altresì esortare i governi a prestare maggiore attenzione ai loro obblighi giuridici esistenti ai sensi della Convenzione. Il numero dei cittadini che farà appello alla Corte potrà ridursi attuando correttamente le sentenze della Corte e creando efficaci meccanismi di protezione a livello nazionale.



Bonino, Marinaro, Garavaglia Maria Pia, Palmizio, Chiaromonte, Ferrante, Sbarbati, Tomaselli, Sangalli, Della Monica, Carloni, Sircana, Micheloni, Zanda, Passoni, Caliendo, Pegorer, Rossi Paolo, De Sena, Nitto Palma, Poretti, Perduca, Marcenaro Pietro.





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