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PICCOLA POSTA

Il Foglio - 19 luglio 2012

di Adriano Sofri

Da ieri migliaia di detenuti e loro famigliari, e con loro operatori del carcere, direttori, agenti, assistenti, volontari, medici, proseguendo un impegno che è diventato pressoché permanente, tanto più dedito quanto più ignorato, hanno cominciato quattro giorni di sciopero della fame e di "silenzio". Non so se si illudano che il loro silenzio sia più capace di farsi sentire "fuori", o se vi cerchino un riconoscimento migliore di se stessi, della propria dignità, della peculiarità del mondo a parte cui sono confinati per esser cancellati, e in cui resistono nonostante tutto. Nonostante l'estate - si può infatti aver paura dell'estate che arroventa gabbie di ferro - nonostante l'inerzia e l'abbandono più forti del disprezzo, nonostante l'ipocrisia delle leggi salvacarcere, le 22 ore trascorse dentro una cella gremita, le malattie patite senza soccorso, nonostante l'ingiustizia, la brutalità, la distrazione. I radicali e le associazioni impegnate, e la gran parte degli esperti - chi vive e lavora in galera, chi la frequenta e la conosce - sentono come sia elementarmente ragionevole e anzi necessaria, impellente, ovvia, una misura come l'amnistia, che gli altri, quelli che non sanno o non vogliono sapere, considerano come un'enormità. Gli altri, che non sanno e credono di sapere e non vogliono sapere, sono così responsabili che vorrebbero somministrare un'aspirina effervescente a un malato che agonizza, e la loro aspirina si liquefà dentro qualche iter parlamentare imperscrutabile. C'è un appello steso da Andrea Pugiotto e firmato da un centinaio di costituzionalisti e penalisti che argomenta l'illegalità della condizione del carcere e della giustizia e ribadisce l'urgenza (la prepotente urgenza, la chiamò ormai molti mesi fa Napolitano) di un intervento straordinario, chiedendo al presidente della Repubblica di farne l'oggetto di un messaggio alle Camere. (Trovate il testo qui: www.amnistiasubito.it). Radio Radicale in questi giorni aderisce al silenzio e lo riempie con la trasmissione integrale e ripetuta di musica da Requiem. Sono tremende le parole del Requiem. Tranne una: Gratis. "Rex tremendae maiestatis, qui salvandos salvas gratis, salva me, fons pietatis".





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