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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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BONINO: IL DATAGATE NON FRENI L'APERTURA DEL NEGOZIATO DI LIBERO SCAMBIO USA-UE

LaStampa.it - 11 luglio 2013

Il ministro degli Esteri delinea le priorità e l’agenda internazionale del governo dinanzi al Comitato direttivo dell’Istituto Affari Internazionali (Iai). “Ora serve una diplomazia della crescita, l’Italia decida quali investimenti attrarre dall’estero”

di Alberto Simoni

Washington spieghi, faccia chiarezza sul cosiddetto Datagate, ma questo non può intralciare o essere collegato all’apertura sul Trattato di libero scambio fra Usa ed Europa. Il ministro degli Esteri Emma Bonino, incontrando il comitato direttivo dello Iai (Istituto Affari Internazionali) delinea l’agenda del governo sul fronte diplomatico e delle crisi internazionali e tocca i temi principali dell’agenda mondiale. E così il caso Snowden non incide solo sulle relazioni fra le due sponde dell’Atlantico, con la Bonino in versione “pompiere” (a differenza dei francesi che sulle prime avevano minacciato di mandare gamba all’aria qualsiasi negoziato commerciale con Washington), ma apre un dibattito sulla governance della Rete e sul rapporto – spiega il titolare della Farnesina – fra libertà e privacy che sarebbe, è l’auspicio, da regolare tramite accordi internazionali.  

L’attenzione del ministro si posa essenzialmente su due questioni geopolitiche: il Corno d’Africa, dove l’Italia sta lavorando per aprire un’ambasciata a Mogadiscio e sarà fra i partecipanti della Conferenza sulla Somalia il 16 settembre a Bruxelles; e le cosiddette Primavere arabe che a oltre due anni dai primi moti (Tunisia e poi l’Egitto di Mubarak) sembrano ben lontane dall’aver trovato un approdo definitivo. E così la Bonino spiega che è fondamentale avere un approccio d’insieme verso il Mediterraneo poiché «siamo di fronte a uno scontro generale fra sciiti e sunniti e non a semplici rivolte nazionali». E il conflitto siriano, giunto ormai a oltre 100 mila vittime secondo diverse stime in oltre due anni, ne rappresenta un tragico esempio.
La strada indicata dal ministro nel suo intervento, mercoledì, all’Hotel Ambasciatori dinanzi agli analisti ed esperti dello Iai è lavorare con i governi che oggi garantiscono una certa stabilità. L’esempio è il Marocco, sfiorato due anni fa dalla ribellione contenuta e incanalata dalle riforme avviate subito dal re Mohammed VI, con il quale l’Italia ha avviato un progetto pilota di partenariato economico. L’Italia – come emerso fra l’altro dal G8 in Irlanda del Nord dello scorso 17-18 giugno – assumerà poi la leadership del dossier libico: un progetto ambizioso, o come spiega il ministro «un rischio calcolato perché nessuno sa come finirà ma è una sfida che dobbiamo assumerci».

E poi c’è il ruolo della diplomazia, la promozione dell’immagine, degli interessi, e la posizione dell’Italia nel mondo, non solo in ambito economico ma anche nei settori della ricerca e della cultura. «Democrazia della crescita», la chiama la Bonino che sottolinea come il Paese debba evitare la «patologia dell’outlet» e decidere quali investimenti attrarre nel Paese e allo stesso tempo promuovere investimenti nostrani all’estero. Da qui lo slogan che diventa un piano d’azione e di speranza in fondo per l’Italia. «Non parliamo più di fuga di cervelli, ma di cervelli in movimento».  






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