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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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SELEZIONE DALLA RASSEGNA STAMPA DEL 23 DICEMBRE

ARTISTI E START-UP: L'IRAN CHE TIFA ROUHANI

Il Corriere della Sera - 23 dicembre 2013

di Paolo Valentino

Raccontano che Hassan Rouhani, nella notte fra il 14 e il 15 giugno, si sia visto circondare la casa da un centinaio di Guardiani della Rivoluzione. Rouhani aveva appena vinto a sorpresa le elezioni presidenziali. Ma mostrandosi sull'uscio per parlare con i capi dei Pasdaran non era affatto sicuro se si trattasse delle prime misure di protezione o se fossero venuti ad arrestarlo. L'aneddoto, la cui veridicità non è per nulla accertata, è molto popolare nei luoghi pubblici, nei salotti, come nelle conversazioni in famiglia di un popolo ossessionato dalla politica. Ma vero o meno, è perfettamente sintomatico della condizione tutta speciale, densa di speranze, incertezze e timori, in cui la vittoria della fazione riformista ha posto l'Iran. Presidente quasi per caso, costretto dallo strangolamento economico delle sanzioni «che mordono», per usare la metafora di Hillary Clinton, Rouhani ha aperto il primo spiraglio di dialogo sostanziale con l'Occidente dopo anni di chiusura totale. Limiti al programma nucleare, in cambio di un progressivo alleggerimento dell'embargo, che ha fin qui privato l'Iran di fondi tra 50 e 100 miliardi di dollari, congelati all'estero. Poi, il salto verso una totale normalizzazione dei rapporti con la comunità internazionale. Ma la sua finestra d'opportunità è breve. Il credito apertogli dalla Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, è a tempo. E se la squadra dei progressisti, che Rouhani ha richiamato in servizio dall'emarginazione degli anni di Ahmadinejad non produrrà un accordo, i duri e puri del regime, in testa i Guardiani dai mille interessi economici, torneranno alla carica. Per questo il governo ha fretta ed è preoccupato. Ieri, il ministro degli Esteri Mohammad Zarif lo ha ripetuto a Emma Bonino, accolta con calore a Teheran, per una missione che ha confermato il ruolo di riferimento e di apripista che l'Italia ha assunto in questa fase: «Siete il Paese pioniere in Iran», ha detto Zarif nei colloqui riservati. Concetto poi ribadito dallo stesso presidente Rouhani nell'incontro con Bonino: «L'Italia è la nostra porta verso l'Europa». Al capo della Farnesina Zarif ha spiegato di temere i colpi di freno e le trappole, che in tanti stanno disponendo sulla strada del perfezionamento dell'intesa firmata a Ginevra in novembre con i Paesi del «5+1», i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza più la Germania. Perfino in pubblico, Zarif ha esortato a «non sabotare» il lavoro necessario «per completare e rendere pienamente operativo l'accordo». «Mi rendo conto che non sia facile - ha detto - che l'andamento non sarà veloce, ma bisogna andare avanti». E' una corsa contro il tempo. Nel clima d'attesa e speranza creato dall'elezione di Rouhani, dalla cruna dell'intesa sul programma atomico passa la possibilità di ridare fiato all'economia e alla classe media, messa in ginocchio dalle sanzioni e dalle politiche di Ahmadinejad, tutte rivolte a sovvenzionare i ceti più popolari. «Il sistema ha capito. Stavano perdendo la classe media e hanno tirato fuori Rouhani. Attenzione però, l'accordo con l'Occidente è nell'interesse di tutti: della nostra economia, non più che della vostra», spiega Firouz, un architetto che ha studiato in Europa. Declinato in italiano, è stato proprio Rouhani a ricordare che prima delle sanzioni l'interscambio con Roma era di 7 miliardi di dollari l'anno e oggi è ridotto a
poco più di uno. La tela di fondo è quella di una società in piena ebollizione. Parte autoritarismo religioso, parte democrazia, l'Iran è oggi un Paese dalla doppia identità. E sotto la crosta dell'ufficialità islamica, del proibizionismo imposto dalla sharia e della censura, si muove una realtà vitale e moderna. «Ci sono due società parallele dice Firouz - e non è una novità. Ma quella civile è andata già molto avanti». Sono soprattutto i giovani, più della metà della popolazione, a fare la differenza. Amin, trent'anni, ha già al suo attivo diverse start-up: «La gioventù iraniana è colta, viva, ricca di idee, ha molto spirito d'iniziativa. E sta già cambiando il Paese. In un certo senso ignora la classe politica e i suoi giochi, è totalmente post-ideologica. Il potere degli ayatollah prima o poi finirà, ma non siamo interessati a farlo finire col sangue. Vede, la differenza tra le primavere arabe e l'Iran è che lì le rivoluzioni hanno portato tutte o quasi al ritorno dell'islamismo. Qui la società sta andando nella direzione opposta. La maggioranza dei giovani iraniani non prega». Ci sono più di 300 gallerie d'arte a Teheran e nessuna censura riesce a impedire mostre come quelle della Mah Gallery di Shahnaz Khonsari: «Il ministero della Cultura e della Guida Islamica ogni tanto fa dei controlli, ma l'ultimo allestimento era dedicato a un'artista donna, surrealista e un po' erotica. Non hanno detto nulla». «Siccome tutto è sulla carta proibito, quello che succede avviene in modo esagerato - dice la signora Nevihi Mahdavi - questo è un Paese che sta cercando la modernità quasi con frenesia. E nonostante la sharia, le donne sono la parte più attiva della società iraniana. Usano il velo per liberarsi e avere le possibilità di scelta degli uomini. Lo sa che il 60% della popolazione universitaria è composto da donne?».


ROHANI ALL'ITALIA: "SIETE LA NOSTRA PORTA SULL'OCCIDENTE"

La Stampa - 23 dicembre 2013

di Antonella Rampino

«Ma Panahi è stato scarcerato?» chiede Emma Bonino all'ambasciatore Luca Giansanti che annuisce e svetta non solo per l'altezza ma anche perché parla correntemente il farsi. La nuova società di Teheran, scrittori, registi, musicisti, benefattrici delle ong, poetesse che usano (come d'uopo nella notte dello Yalda, la nascita della luce nella notte del solstizio d'inverno) le rime dell'eccelso poeta Hafez come oracolo, psicoanaliste allevate a Parigi, si è ritrovata attorno al ministro degli Esteri italiano. Nella capitale persiana è in atto il cambiamento, una società viva e moderna spera molto nel consolidamento al potere dei nuovi riformisti, di fatto conservatori pragmatici, ed Emma Bonino è arrivata con un'ideale valigia di valori.
Alla fine, anche dopo l'incontro con il presidente della Repubblica Rohani e non solo con la vicepresidente per i diritti umani Molaverdi, tira le somme: «Non era immaginabile l'apertura di Teheran a discutere di diritti umani e delle donne, di pena di morte e perfino di ambiente». Il dossier «verde» verrà trasmesso al ministro Orlando, gli iraniani hanno bisogno dell'esperienza e della tecnologia italiana contro l'inquinamento e il cambiamento climatico, oltre che per ferrovie ed infrastrutture , mentre le alte cariche di Teheran hanno confermato la disponibilità ad affrontare il tema della pena di morte - nei casi dei minorenni e dei reati connessi alle droghe - e ad affrontare i diritti universali in un confronto in sede Ue (dunque, confrontandosi con gli standard occidentali). È quel che Zarif aveva annunciato a Roma, e ha mantenuto dopo la sigla dello strategico accordo sul nucleare del 24 novembre a Ginevra, e Bonino dal canto suo a Teheran ha presentato, e si è vista accettare, una proposta di seminario con giuristi, magistrati, avvocati «sulla scia di quanto abbiamo fatto all'ONU per la moratoria sulla pena di morte». Dal canto loro, ed è una notizia, gli iraniani stanno predisponendo una carta dei diritti fondamentali. E tuttavia, la società iraniana è viva, giovane e piena di aspettative, ma sia Rohani che Zarif si sono detti consapevoli che «settori di establishment e di opinione pubblica cercano di sabotare» il nuovo corso. Vale anche per le decisioni politiche, per quel che di più rilevante sostiene il rinnovamento: gli accordi sul nucleare, appunto. In pubblico, il ministro degli Esteri Zarif tranquillizza, «anche se il processo di attuazione del piano di Ginevra è più lento del previsto, l'importante è che si vada avanti». Ma nel chiuso dei colloqui, stante che all'Aia le «lentezze» possono essere imputabili pure agli stessi iraniani, Zarif ha lanciato l'allarme: «Siamo a un bivio, l'attimo è fuggente». E, ha significativamente aggiunto, «a giugno potrei non essere più qui». I nemici del dialogo, spiega Emma Bonino confermando «l'apertura prudente al dialogo con l'Iran» sono ovviamente ovunque, l'accordo è da implementare superando - anzitutto - «le sfiducie reciproche». Ma, racconta precisando che l'argomento ha fatto capolino nei colloqui con il suo omologo e con il presidente Rohani, «il processo di apertura è ancora fragile, ha avversari noti e non noti, resistenze in Occidente come in Iran, e queste non sono state negate da nessuno dei miei interlocutori». Hassan Rohani è stato, nel chiuso dei colloqui, ancora più netto, «dobbiamo essere vigili, nel confronto nessuno deve cercare di avere la meglio sull'altro». E, ha auspicato, «l'Italia per noi è la porta dell'Ue. Voi eravate i nostri primi partner, le nostre relazioni devono tornare a quel punto». Sulla Siria, preoccupazione di Rohani per la crisi umanitaria: l'Iran ha confermato 2 miliardi di dollari in aiuti. Gli scambi continueranno. In febbraio, la Banca centrale iraniana farà visita a Palazzo Koch. Prima, arriveranno a Teheran il ministro della Cultura Massimo Bray e la Commissione parlamentare Esteri guidata da Pier Ferdinando Casini. Poi, gli europei: il ministro degli Esteri inglese Jack Straw e quello polacco Sikorski, e poi sarà la volta dei francesi. E a Teheran andrà anche il premier Enrico Letta. Le porte dell'impero persiano si riaprono, e l'Italia - per una volta - ha fatto da battistrada.


BONINO A TEHERAN: "COSI RAFFORZIAMO IL DIALOGO CON L'UE"

L'Unità - 23 dicembre 2013

di Umberto De Giovannangeli

«Siamo qui per onorare impegno a rafforzare il dialogo e i rapporti tra Italia e Iran»: con queste parole la ministra degli Esteri, Emma Bonino, ha salutato il presidente della Repubblica Islamica, Hassan Rohani. La titolare della Farnesina è stata ricevuta ieri pomeriggio a Teheran nella sede della presidenza iraniana dall'ayatollah riformista, il cui avvento al potere ha segnato l'inizio del nuovo corso iraniano. Il colloquio è stato a porte chiuse, ma in apertura del faccia-a-faccia, Bonino ha ricordato l'impegno al dialogo preso, da lei e dal suo omologo, Mohammed Javad Zarif, a margine dell'Assemblea Generale dell'ONU, su incarico del premier Enrico Letta e dello stesso Rohani, che in quell'occasione si sono incontrati per la prima volta.
Nella sua intensa «due giorni» iraniana Bonino - il primo ministro degli Esteri italiano che visiti il Paese da ben 10 anni - si è mossa a tutto campo: ha incontrato non solo uomini politici (in pratica tutta la leadership della Repubblica Islamica, ad eccezione della Guida Suprema, Ali Khamenei), ma anche esponenti della società civile e culturale. A tutti ha spiegato che il nuovo corso non deve dimenticare le differenze, «deve piuttosto metterle sul tavolo per confrontarle e discuterle». L'importante è parlare, parlarsi, a cominciare dai diritti umani, pena di morte in primis. Nel 2012, secondo Iran Human Rights, in Iran ci sono state almeno 580 esecuzioni, e probabilmente la cifra è arrotondata per difetto. Bruciano soprattutto le esecuzioni di minorenni che, seppur negate dalle autorità, sarebbero state eseguite anche negli ultimi mesi, in aperta violazione della Convenzione sui diritti del fanciullo. Secondo Bonino, l'Iran del nuovo corso è disponibile ad «aperture» proprio sul tema delle esecuzioni dei minorenni, dei condannati per reati connessi alla droga e dei disabili. L'Italia ha proposto all'Iran di cominciare a «studiare» il tema, con un seminario congiunto che affronterà gli aspetti giuridici della questione. Ma una cosa, per l'Italia, è certa: l'Iran è un attore regionale di primaria importanza: decisivo per il futuro dell'Iraq, fondamentale per la stabilità dell'Afghanistan, addirittura nodale per la crisi siriana, dove il destino di Bashar al-Assad non sarà deciso senza l'assenso di Teheran. Per questo, la ministra italiana ha chiesto ai suoi interlocutori iraniani «un'assunzione di responsabilità». «La situazione regionale implica una cooperazione da parte di tutti». «In Siria incombe una catastrofe umanitaria che non ha pari in tempi recenti»: oltre 120mila vittime, la gran parte civili, un esodo biblico di 6 milioni di rifugiati e sfollati.

ATTORE REGIONALE
«Nessun Paese può risolvere questa crisi da solo. La soluzione è politica, quella militare è impensabile», rimarca la titolare della Farnesina. E a chi, come Washington, ventila dubbi sull'invitare al «tavolo della pace» del prossimo 22 gennaio sul lago Lemano, l'ingombrante presenza, il capo della diplomazia italiana ribatte: «Tutti i Paesi della regione che hanno implicazioni nel dramma siriano devono avere la possibilità di assumersene la responsabilità. Tutti coloro che possono dare un contributo devono essere chiamati a farlo». Sul nucleare, un tema sul quale il «tavolo tecnico» che deve dare applicazione all'accordo del 24 novembre scorso a Ginevra a volte stenta, Bonino riconosce che «gli ostacoli ci sono e occorre essere prudenti», ma perseveranti. La ministra invita «a nutrire questo processo». Il rischio è che il Congresso americano lo «azzoppi», magari emanando nuove sanzioni. Sul punto, il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif è stato chiaro: «Non sabotate questo accordo». Non sabotate un accordo che, come dice Bonino, «non è contro nessuno, ma insieme a tutti» e può schiudere la possibilità di «un rapporto normale con l'Iran». Roma punta su Teheran. Teheran punta su Roma. Per l'Iran, l'Italia è un partner importante e un interlocutore decisivo. Per questo Teheran è pronta a sviluppare le relazioni con l'Italia al massimo livello possibile, specialmente nel soddisfare le sue necessità energetiche, in particolare di petrolio e gas. Così il presidente Rohani al termine dell'incontro con Bonino, secondo quanto riferisce l'agenzia Irna. «Sono soddisfatto di sapere che non ci sono limiti all'espansione delle relazioni bilaterali», ha detto Rohani, rammaricandosi che al momento queste non sono a un livello soddisfacente mentre le capacità dei due Paesi sono pronte ad accrescere i legami sulla base delle volontà di Iran e Italia. «Noi siamo pronti a rafforzare i legami (con l'Italia) nei settori dell'industria, dell'energia, del commercio, dell'ambiente, del turismo, delle scienze e della cultura», ha affermato Rohani. L'idillio è sbocciato.





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