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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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DA DOMANI EMMA BONINO IN SUDAN CON UNA MISSIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO.

“O IL SUDAN INIZIA A PERCORRE LA STRADA VERSO LA DEMOCRAZIA OPPURE QUESTA CRISI SI AVVIA AD ESSERE UNA VERA E PROPRIA CATASTROFE” Bruxelles, 1 settembre 2004 - Emma Bonino, leader radicale, sarà in Sudan, a partire da domani giovedì 2 settembre, con una missione della Commissione Sviluppo del Parlamento Europeo. La missione, presieduta dall’onorevole Luisa Morgantini, avrà una serie di incontri politici a Khartoum con esponenti del governo del Sudan, partiti dell’opposizione, organizzazioni non governative e agenzie umanitarie. Successivamente si recherà nella provincia del Darfur e in Chad per verificare la grave situazione sul terreno, in particolare relativamente ai 1,2 milioni di rifugiati e sfollati e ai continui attacchi delle Janjaweed nei confronti della popolazione civile, che finora hanno provocato tra i 30 mila e i 50 mila morti. Dichiarazione di Emma Bonino: “Allo scadere dell’ultimatum del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che imponeva al governo del Sudan di disarmare le Janjaweed e di proteggere i rifugiati, l’unico miglioramento concreto che si è visto nel Darfur riguarda l’accesso umanitario. Per il resto, gli attacchi delle milizie arabe non sono cessati, i rifugiati e gli sfollati sono ancora terrorizzati e non ci sono le condizioni per un rientro nei loro villaggi distrutti. Il rischio di una catastrofe umanitaria è ancora ben presente. Difficilmente il Consiglio di sicurezza, dopo la presentazione del rapporto del Segretario generale dell’ONU sul Darfur, riuscirà a trovare l’unanimità necessaria tra i suoi membri permanenti per imporre sanzioni a Khartoum, nemmeno di tipo non economico. Gli interessi petroliferi della Cina, primo investitore in Sudan, sono troppo alti. E’ purtroppo probabile che il governo di Khartoum guadagni ancora tempo. E’ tuttavia fondamentale che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU adotti una serie di misure volte a garantire la sicurezza dei civili e il rispetto del diritto internazionale, in particolare attraverso il dispiegamento della forza di peacekeeping di 4.000 soldati dell’Unione Africana, con l’obiettivo di una migliore sicurezza degli osservatori del cessate il fuoco, con il mandato della protezione dei civili e con il compito di agevolare la raccolta delle prove relative ai crimini contro l’umanità commessi nel Darfur. La comunità internazionale deve sostenere gli sforzi dell’Unione Africana volti a trovare una soluzione politica al conflitto e garantire l’appoggio logistico e finanziario necessario alla forza di mantenimento della pace. Ad ogni modo, se ci si avviasse verso una soluzione politica, cosa per ora improbabile, o il governo sudanese si rende conto che per salvare il Sudan deve arrivare ad una vera condivisione del potere e ad una decentralizzazione – in altre parole, iniziare a percorrere la strada verso la democrazia – oppure questa crisi si avvia ad essere una vera e propria catastrofe per il Sudan e per l’intera regione”.




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