APERTI DA EMMA BONINO A GIBUTI I LAVORI DELLA CONFERENZA ORGANIZZATA DA NON C'E' PACE SENZA GIUSTIZIA CONTRO LE MGF. PRESENTI RAPPRESENTANTI DI 10 PEASI E OLTRE 100 ESPONENTI RELIGIOSI.
Gibuti, 2 febbraio 2005 - Si è aperta oggi a Gibuti la conferenza sub-regionale sulle Mutilazioni Genitali Femminili dal titolo: Per un consenso politico e religioso contro le FGM, organizzata dall’associazione radicale Non c’è Pace senza Giustizia in cooperazione con il governo di Gibuti, ed il sostegno finanziario delle Agenzie del Sistema ONU presenti a Gibuti, di numerosi governi, tra cui la Cooperazione italiana e di altri sponsor pubblici e privati.
La conferenza è parte integrante della campagna internazionale «StopFGM!», per l'abbandono delle mutilazioni genitali femminili, condotta da Non c'è Pace Senza Giustizia e AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo), condotta in cooperazione con l'UNICEF che ha già raggiunto importanti risultati con la Conferenza del Cairo tenuta nel giugno 2003 e quella di Nairobi, del settembre 2004.
I lavori sono stati aperti dalla First Lady del Gibuti, Kadra Mahamoud Haid, Presidente dell’Unione Nazionale delle Donne del paese, e da Emma Bonino, deputata europea radicale e fondatrice di Non c'è Pace Senza Giustizia. Alla Conferenza partecipano le massime autorità religiose islamiche della regione ed un gran numero di "iman" di Gibuti, rappresentanti governativi (tra i quali la Ministra per le Donne del nuovo governo provvisorio somalo, Fowzia Mohamed Cheik), parlamentari ed esponenti della società civile di 11 paesi : Gibuti (dove la prevalenza delle MGF è di 98%), Somalia (98%), Etiopia (80 %), Kenya (43 a 89 %), Eritrea (44 %), Egitto, Senegal, Somaliland, Sudan, Mali, Yemen.
L’obiettivo della conferenza è di giungere ad una posizione di rifiuto comune delle MGF, in una regione dove la loro incidenza è pressocché totale, e di accelerare il processo di entrata in vigore e di effettiva applicazione del Protocollo di Maputo sui Diritti della Donna Africana che, all’articolo 5, proibisce esplicitamente tale pratica. Hanno da oggi ratificato 8 paesi (Libia, Comores, Ruanda, Namibia, Lesotho, Sud Africa, Senegal, Nigeria) e si attende l’annuncio della ratifica da parte del governo di Gibouti nella giornata di domani.
La Conferenza è particolarmente dedicata all’esame della relazione tra Islam e MGF. Il tema è stato scelto dagli attivisti locali perchè l’alibi religioso viene spesso usato per giustificare la pratica. In base a uno studio realizzato nel 2002 nel quadro del progetto PAPFAM (Pan Arab Project for Family Health, League of Arab States), è provato che la maggioranza delle donne evocano la religione per perpetuare la tradizione delle mutilazioni che, nel caso di Gibuti e in genere degli altri paesi del Corno d'Africa, viene praticata nella sua forma più devastante, quella dell’infibulazione, cioè della rimozione totale degli organi sessuali esterni femminili.
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