SI RAFFORZA IL FRONTE ANTIMUTILAZIONI.
DEPOSITATI GLI STRUMENTI DI RATIFICA DEL PROTOCOLLO DI MAPUTO DA PARTE DEL GOVERNO NEL CORSO DELLA CONFERENZA ORGANIZZATA DA NPSG. SCONFITTO IL TENTATIVO DI DARE UNA GIUSTIFICAZIONE RELIGIOSA ALLE MGF.
Djibouti, 3 febbraio 2005 - I lavori della Conferenza Sub-Regionale sulle mutilazioni genitali femminili si sono chiusi, dopo un’intenso dibattito di due-giorni tra i rappresentanti dei governi della regione, gli esponenti religiosi e della società civile che vi hanno preso parte, con l’adozione della Dichiarazione di Djibouti, un documento che in larga misura rende esecutivo il dispositivo della Dichiarazione del Cairo sull’eliminazione delle MGF, adottata nel giugno 2003, e della Dichiarazione di Nairobi sulle MGF, del settembre 2004.
Il Primo Ministro, Dileita Mohamed Dileita, ha annunciato la ratifica da parte del governo del Protocollo di Maputo e nel corso della cerimonia di chiusura ha consegnato gli strumenti di ratifica nelle mani del rappresentante dell’Unione Africana, attribuendo in questo modo al suo Paese, dove l’incidenza delle MGF é pressoché totale (98%), un ruolo guida all’interno della sub-regione e nel continente africano in generale.
Sale quindi a nove il numero dei paesi che hanno ratificato il documento, che rappresenta la prima vera e propria « Carta dei diritti » delle donne africane e che, all’art. 5, condanna espressamente le MGF come violazione dei diritti umani. Occorrono 15 paesi perchè entri in vigore.
Sul rapporto fra Islam e MGF, rispetto ad un primo documento presentato dagli esponenti islamici che lasciava margini per un’ interpretazione permissiva del testo coranico, a fronte della ribellione avvenuta in plenaria, il Ministro del Culto Mogueh Dirir Samatar ha ritirato il testo ed è stata adotatta la Dichiarazione di Djibouti che non solo ribadisce l’infondatezza di qualsiasi legame tra il Corano e queste pratiche tradizionali , ma riafferma con forza che nessun tipo di mutilazione deve, in alcun modo, essere praticata perché contraria agli stessi precetti religiosi.
Dichiarazione di Emma Bonino, deputata europea radicale e fondatrice di Non c’è Pace senza Giustizia:
«Con questa conferenza siamo arrivati ad un punto di non ritorno della battaglia contro le mutilazioni genitali femminili. Il dibattito ormai è stato innescato e al di là del successo di questo evento è necessario non solo farne tesoro ma continuare a creare nuove occasioni di lotta comune.
Da questo punto di vista, il Gibuti rappresenta un esempio prezioso soprattutto per il coraggio e l’assenza di timidezza con cui le amiche qui presenti hanno contribuito al confronto pubblico e trasparente, anche con i religiosi».
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