NON C'E' PACE SENZA GIUSTIZIA DEDICA L' 8 MARZO A TUTTE LE DONNE VITTIME DI MUTILAZIONI GENITALI
Roma, 7 marzo 2005 - In occasione delle celebrazioni per l’8 marzo, giorno internazionalmente conosciuto come “festa della donna”, l’organizzazione Non c’è Pace Senza Giustizia nel ribadire il proprio impegno in favore della ratifica del Protocollo di Maputo in favore dei diritti delle donne africane dedica questo giorno a tutte le donne vittime delle piu' svariate forme di mutilazione genitale femminile.
Queste le parole di Emma Bonino, fondatrice di NPSG:
“L’8 marzo, che per noi continua ad essere un giorno normale, in cui insomma portiamo avanti le nostre attività in favore dei diritti delle donne, vogliamo ricordare l’importanza della battaglia contro le mutilazioni genitali femminili. A tal proposito, il nostro impegno in questo momento è rivolto a facilitare quanto prima il raggiungimento delle 15 ratifiche che consentirebbero al Protocollo di Maputo di entrare in vigore. Questo trattato africano è da considerarsi una vera e propria carta africana dei diritti delle donne, che tra i punti principali ha proprio la soppressione di ogni forma di mutilazione genitale femminile.
Trovo estremamente importanti e significative le prese di posizione alle quali ultimamente abbiamo assistito, dalle donne presenti alla conferenza sulle FGM in Djibouti che all’annuncio di una qualche forma di tolleranza verso la circoncisione femminile si sono spontaneamente ribellate fin quando tale prospettiva è stata cancellata dalla dichiarazione finale, a quanto accaduto nei giorni scorsi a New York dove in occasione della Commissione delle Nazioni Unite sullo Stato delle Donne le delegate donne hanno respinto la possibilità di un pericoloso passo indietro per quanto riguarda il diritto alla propria sessualità e maternità .
Ma mi riferisco inoltre alle numerose donne che in tutto il mondo stanno scendendo in piazza per fare sentire la loro voce in favore dell’eguaglianza dei diritti, della democrazia e della libertà . Speriamo con tutte loro di poter continuare a lavorare affinché l’8 marzo diventi per tutti, e per tutte, un giorno come gli altri.”
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