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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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AFGHANISTAN: ELEZIONI, SONO LE DONNE LA GRANDE SCOMMESSA

Da un lancio Adnkronos International del 16 settembre 2005, ore 14.33 La grande scommessa delle elezioni afghane del 18 settembre sono le donne. Quella piccola pattuglia di 580 candidate (circa il 10% del totale) che hanno deciso di 'scendere in campo' in un Paese in cui cultura, tradizioni e convenzioni sociali spesso impediscono alle donne perfino di scendere in strada da sole. La nuova Costituzione riserva loro il 25% dei seggi della Wolesi Jirga (la Camera bassa) e dei Consigli provinciali e gia' si fanno calcoli approssimativi (sondaggi non ne esistono) per prevedere quante vinceranno il seggio grazie ai voti ricevuti e quante in virtu' del sistema delle quote. La convinzione generale, tra gli osservatori, e' che non saranno in molte a farcela con le proprie forze. Cio' nonostante Emma Bonino, a capo della missione di osservazione dell'Unione Europea sulle elezioni, si dice ottimista sull'impatto che le candidate, una volta elette, potranno avere sulla societa' afghana. ''Il simbolismo nelle societa' ha sempre un valore importante - dice l'eurodeputata radicale - e una maggiore presenza delle donne nella vita pubblica puo' aiutare un nuovo trend in questo Paese''. Numeri e storie di queste elezioni, del resto, testimoniano dell'entusiasmo e della voglia di partecipazione delle donne. Su un milione e 700mila nuovi elettori registrati rispetto alle presidenziali del 2004, il 44% sono donne. Su un totale di oltre 12 milioni di elettori, le donne rappresentano il 40% e si prevede che costituiranno almeno il 43% dei votanti. Questi i numeri. Tra le storie, e' sempre la Bonino a ricordare la vicenda di una candidata di un piccolo villaggio del nord, nei pressi di Faisabad, che incinta ha camminato 8 giorni per poter presentare la sua candidatura all'ufficio elettorale. Sembra sia arrivata in tempo, a pochi minuti dalla chiusura delle liste. ''Una grande lezione di coraggio per tutte noi - ritiene la Bonino - Le donne rappresentano le contraddizioni dell'Afghanistan. Da un lato ci sono le artiste e le intellettuali che abbiamo imparato a conoscere in questi ultimi anni, dall'altro le ragazze che si suicidano per sfuggire ai matrimoni combinati''. Eppure, prosegue la Bonino, passi in avanti ne sono stati fatti tanti: ''Quando venni qui nel '97, contraddizioni non ce n'erano - ricorda - L'oppressione era totale''. (segue) (Aki) - Un'altra donna che ha memoria della condizione femminile in Afghanistan e' Barbara Rodey, responsabile del Programma per il sostegno e lo sviluppo sociale delle donne in Afghanistan di Usaid, l'agenzia federale americana per gli aiuti umanitari. La Rodey e' in Afghanistan dal '99 e spiega che ''le donne hanno fatto tanta strada da allora, ma ce n'e' ancora molta altra da fare''. Usaid spendera' in Afghanistan nel biennio 2005-2006 qualcosa come 222 milioni di dollari solamente per i programmi dedicati alle donne. Il grosso del budget verra' dedicato alla Sanita' e all'Educazione. La Rodey tira fuori due dati che, piu' di altri, illustrano la condizione femminile nel Paese. Nella provincia di Badakshshan la mortalita' delle donne che danno alla luce un bambino e' di 6.500 ogni 100.000 (su una media di 1600 in tutto l'Afghanistan), la piu' alta mai registrata al mondo. Nelle aree rurali il 90% delle donne e' analfabeta. Il lavoro per cambiare questa drammatica realta' e' appena iniziato. Oggi, illustra un'altra statistica della Rodey, la popolazione scolastica del Paese ammonta a 4,8 milioni di alunni, la piu' alta mai registrata. Il 34% sono ragazze, mentre durante il regime erano appena il 3%. ''Le donne in Afghanistan sono sempre state usate come strumento politico - ricorda la Rodey - per minare i regimi esistenti o raccogliere consenso politico. Oggi ci sono le leggi, ma e' in famiglia e nella societa' che le donne continuano a essere emarginate''. Per questo una delle chiavi per il cambiamento sono i mullah, con la grande influenza che hanno sulla gente: ''Ci sono organizzazioni per i diritti umani che lavorano con i mullah per spingerli a cambiare la loro interpretazione del Corano'', dice la Rodey. Uno dei simboli della condizione di sudditanza delle donne continua a essere il burqa, non piu' imposto per legge, ma ancora diffusissimo. ''Anche se viene usato meno che durante il regime talebano, la maggior parte delle donne continua ad indossarlo per un'imposizione culturale. Altre ancora lo mettono perche' cosi' si sentono piu' sicure, meno osservate dagli uomini'', spiega la Rodey. Segnali di cambiamento cominciano pero' a farsi strada. E' frequente, nei mercati, vedere alcune donne sollevare il velo per osservare meglio una merce o muoversi con maggiore facilita'. Piccoli segnali e piccoli passi, evitando 'strappi' violenti alla cultura e alle tradizioni. Uno dei grandi errori commessi dai sovietici durante la loro occupazione dell'Afghanistan fu l'imposizione della scuola obbligatoria per le donne. Un gesto che provoco' la rivolta della meta' maschile del Paese. Il cambiamento e' possibile, ma l'atteggiamento deve essere 'soft', spiega la Rodey, tenendo a mente quel proverbio afgano che recita: ''fallo, ma non dirlo in giro''.




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