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CON IL VOTO DI OGGI SULL'AFGHANISTAN, IL PARLAMENTO EUROPEO APRE LA STRADA A NUOVE E PIU' CREDIBILI STRATEGIE NELLA LOTTA ALLA DROGA

Strasburgo, 18 gennaio 2006 - Con l'approvazione della risoluzione sull'Afghanistan avvenuta oggi, il Parlamento europeo è la prima istituzione in Europa a pronunciarsi in maniera chiara ed univoca in favore di un approccio non esclusivamente repressivo nella lotta alla droga. La proposta di affiancare agli strumenti classici della 'war on drugs', come l'eradicazione e le coltivazioni alternative, la possibilità di concedere licenze per la produzione regolamentata di oppio per il mercato legale dei medicinali, in particolare gli antidolorifici, è un passo fondamentale per una strategia che non colpisca solo l'anello debole della catena, vale a dire il contadino, ma anche i livelli più alti, che vanno dagli amministratori corrotti che garantiscono l'impunità ai grandi cartelli internazionali. I dati più recenti forniti dall'Onu dimostrano come la produzione di oppio non è diminuita in maniera significativa nonostante centinaia di milioni di dollari spesi dalla comunità internazionale, con l'aggiunta allarmante che da alcuni anni la trasformazione in eroina avviene direttamente in Afghanistan creando un mercato di consumo locale che spalanca le porte all'Aids. Per chi vuol vedere si tratta di una fotografia nitidissima degli alti costi e dei grandi limiti, in altre parole del fallimento, della politica miope ed inefficace condotta finora. Mi auguro, come chiesto dal Parlamento europeo, che i governi e le personalità che parteciperanno alla conferenza internazionale sull'Afghanistan, che avverrà a Londra dal 31 gennaio al 2 febbraio per discutere della fase di transizione successiva agli Accordi di Bonn del 2001, prenda in considerazione con serietà ed il massimo di apertura mentale l'ipotesi di concedere un regime di licenze, come d'altra parte già avviene per un certo numero di paesi forse più 'influenti'.




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