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"LA MORTE DI MILOSEVIC FERMA IL PROCESSO MA NON IL GIUDIZIO STORICO SUL RESPONSABILE DELLA PULIZIA ETNICA NEI BALCANI"

Roma, 11 marzo 2006 - “La morte di Slobodan Milosevic nel carcere di Scheveningen non consentirà alla giustizia penale internazionale - nata proprio a seguito del conflitto scaturito dalla sua politica pan-serba - di terminare il processo a suo carico per crimini di guerra e contro l’umanità. Sono state le garanzie processuali inserite nei regolamenti istitutivi del Tribunale ad hoc per la ex Jugoslavia a fornire a Milosevic la possibilità di difendersi con ogni mezzo a disposizione. Questo ha portato, anche per via delle cattive condizioni di salute dell’imputato, ad una dilazione continua delle diverse fasi del processo intentato dal Procuratore Carla Del Ponte fino alla conclusione odierna. Se questa conclusione lascia l’amaro in bocca perché non consentirà una sentenza giudiziaria definitiva sull’operato di Milosevic durante tutti gli Anni ’90 e sulla sua responsabilità nella morte di centinaia di migliaia di croati, bosniaci, kosovari – e degli stessi serbi – vittime di un scellerato disegno di pulizia etnica che in Europa si può apparentare solo all’esperienza nazista, il giudizio della storia, credo, sia stato già dato. E proprio oggi non è inutile ripensare al tentativo compiuto con gli Accordi di Dayton del 1995 di passare oltre i crimini orrendi di Srebenica, Goradze, Zepa…e di scendere a patti con Milosevic in uno di quelli esercizi di realpolitik di cui purtroppo quasi sempre occorre pentirsi. I radicali, all’origine della campagna internazionale per l’istituzione del Tribunale ad hoc, hanno avuto il merito di essersi opposti dall’inizio ad una politica di ‘pace senza giustizia’ e di aver individuato in Milosevic, non la soluzione, ma ‘il’ problema principale della ex Jugoslavia, avviando una campagna per la sua incriminazione e ammonendo, inascoltati, che lo scenario bosniaco si sarebbe ripetuto di lì a poco contro gli albanesi del Kosovo. Ecco perché, e non solo in segno di rispetto per la memoria delle vittime, che oggi non dobbiamo considerare vanificato il lavoro del Tribunale dell’Aja. La comunità internazionale e i governi interessati devono continuare a fare la loro parte affinché Radovan Karadzic e Ratko Mladic siano assicurati alla giustizia internazionale, e che lo stesso possa avvenire per l’ex signore della guerra liberiano Charles Taylor, e per tutti gli altri inseguiti da mandati d’arresto spiccati dalla Corte Penale Internazionale.”




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